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Motori 3 min di lettura49 min fa

Due ruote motrici e 326 cavalli: la sfida elettrica di Furion

La Taran porta su strada il sistema EVERSOR, con motore anche sulla ruota anteriore, 200 chilometri stimati di autonomia e una produzione destinata a restare molto esclusiva.

Il progetto Taran nasce con ambizioni elevate, ma la sua trasformazione in una moto acquistabile resta ancora tutta da verificare. Furion, azienda francese di Le Mans, sta infatti lavorando a una sportiva elettrica pensata soprattutto come dimostratore tecnologico, mentre cerca risorse e potenziali partner per portare avanti lo sviluppo.

La strategia prevede una produzione in numeri ridotti e, nel lungo periodo, la possibile concessione della tecnologia a costruttori motociclistici più grandi. Dopo la ricerca di circa 2 milioni di euro avviata nel febbraio del 2026, il marchio non ha ancora indicato né il prezzo né le date di consegna. Sul portale dell’azienda è possibile lasciare il proprio interesse per prenotazioni future e prove private.

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La trazione integrale cambia la moto

Il tratto più originale della Taran è il sistema EVERSOR, studiato per trasferire la spinta su entrambe le ruote. Un motore a flusso assiale è collocato nel mozzo anteriore, soluzione che porta la trazione elettrica anche davanti e distingue il progetto dalle sportive tradizionali.

Per gestire l’effetto dell’inerzia e conservare una risposta agile, Furion ha sviluppato un dispositivo giroscopico a controrotazione controllata. Un programma elettronico regola poi la ripartizione della potenza, con l’obiettivo di migliorare la maneggevolezza e aumentare il recupero energetico durante le decelerazioni.


Numeri da moto sportiva

La scheda tecnica annunciata colloca la Taran nel territorio delle più potenti moto sportive con motore da un litro. Il propulsore raggiunge 240 kW, equivalenti a 326 cavalli, mentre la massa dichiarata è di 230 chilogrammi nonostante una batteria da 20 kWh.

Furion indica un’autonomia prevista di 200 chilometri, calcolata ipotizzando un consumo vicino a 100 Wh per chilometro e non su un ciclo di omologazione particolarmente favorevole. La piattaforma è già stata provata sul circuito di Le Mans attraverso un prototipo funzionante a 48 volt; i prossimi sviluppi dovrebbero consentire di sfruttare pienamente le capacità del sistema elettrico.

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Una forma costruita intorno alla tecnica

Il nome Taran richiama Taranis, divinità celtica associata al tuono, e accompagna un’estetica altrettanto radicale. Le superfici spigolose, la parte anteriore molto avanzata e la sella ridotta sono state definite per assecondare il ruolo della ruota anteriore motrice, mentre la struttura alterna volumi robusti e dettagli visivamente alleggeriti.

Il progetto stilistico è stato realizzato insieme a L’Agence Pigment, specializzata nella mobilità, e al designer Takumi Yamamoto, conosciuto anche per la concept car GT by Citroën. Per osservare la moto nei dettagli, Furion ha inoltre predisposto un ambiente tridimensionale consultabile da computer e dispositivi mobili oppure tramite visori per la realtà virtuale.


Il nodo resta la produzione

La scelta di puntare su una serie limitata riflette anche le difficoltà incontrate dal segmento delle moto elettriche di lusso. Un precedente significativo è quello della britannica Arc Vector, entrata in liquidazione nel 2024 dopo aver faticato a collocare modelli dal prezzo di 90.000 sterline.

Furion sembra voler ridurre questo rischio usando la Taran come vetrina per EVERSOR, più che come prodotto destinato a grandi volumi. L’obiettivo dichiarato è attirare l’interesse di altri marchi motociclistici, ai quali il sistema potrebbe essere concesso in licenza, mentre la moto continua il percorso di sviluppo verso un’eventuale produzione.

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