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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Diesel, più distributori sotto 2,20 euro dopo il taglio fiscale

La quota degli impianti sotto la soglia è salita dal 23% al 27% tra il 27 e il 29 ottobre

Il taglio delle accise ha aumentato in Italia il numero dei distributori che vendono il diesel a meno di 2,20 euro al litro. Tra il 27 e il 29 ottobre, la quota degli impianti sotto questa soglia è passata dal 23% al 27%.

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I prezzi medi del 30 ottobre

Secondo gli aggiornamenti del ministero, il gasolio venduto sulla rete ordinaria costava in media 2,248 euro al litro nella modalità fai da te. Per la benzina, invece, il valore medio era di 2,012 euro.

Sulla rete autostradale i prezzi risultavano più elevati: 2,292 euro al litro per il diesel e 2,036 euro per la benzina. La rilevazione non comprendeva gli impianti presenti sulle autostrade nel conteggio dei distributori sotto soglia.

La benzina, pur non essendo interessata dalla riduzione fiscale, mostrava prezzi inferiori a 2 euro nel 78% degli impianti esaminati, pari a 15.414 punti vendita. La percentuale raggiungeva il 90% in Lombardia e l’88% in Liguria.


Come cambia il costo del diesel

Il provvedimento ha ridotto di 4,9 centesimi al litro l’accisa sul gasolio. Su un rifornimento da 50 litri, la sola imposta diminuisce quindi di 2,45 euro, senza considerare le variazioni legate all’IVA.

Il sistema delle accise mobili utilizza una parte del maggiore gettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi per alleggerire temporaneamente il prelievo sui carburanti. In questa occasione la misura è stata applicata al diesel, mentre non ha interessato la benzina.

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Il beneficio fiscale non coincide necessariamente con una riduzione immediata e identica per tutti gli automobilisti. Sul prezzo finale incidono anche le quotazioni dei prodotti petroliferi, i costi di distribuzione e la frequenza con cui i gestori aggiornano i listini.


Le differenze tra le regioni

L’analisi ha riguardato oltre 19.600 distributori della rete stradale ordinaria. Gli impianti con gasolio sotto 2,20 euro erano poco più di 4.460 il 27 ottobre; il 29 ottobre erano saliti a circa 5.330, con quasi 870 punti vendita in più.

La percentuale più alta si registrava in Sardegna, con il 37% degli impianti sotto soglia. Seguivano Friuli-Venezia Giulia al 36%, Marche al 35%, Abruzzo al 33%, Toscana e Trentino-Alto Adige al 32%.

La Campania restava all’ultimo posto con il 15%, preceduta dalla Basilicata al 18% e dalla Calabria al 20%. Proprio in Campania, però, si osservava l’incremento più ampio dopo l’entrata in vigore dello sconto: il numero degli impianti sotto 2,20 euro è cresciuto del 30%.

Basilicata e Lombardia hanno registrato entrambe un aumento del 26%. Abruzzo e Valle d’Aosta si sono fermate al 7%, mentre in Molise la variazione è stata pressoché nulla. Le percentuali indicano la crescita degli impianti sotto la soglia, non la diminuzione del prezzo del carburante.

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