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Diesel, il conto sale di 6,1 centesimi: cosa cambia al distributore

Dal 6 ottobre il gasolio torna alla tassazione ordinaria, mentre il decreto sulle accise mobili resta ancora fermo e i gestori aggiornano i propri tetti di prezzo.

Il Codacons accusa il governo di non aver dato seguito all’annuncio sull’introduzione delle accise mobili prevista per il 6 ottobre. Secondo l’associazione, l’assenza del provvedimento lascia gli automobilisti senza lo sconto fiscale e affida il contenimento dei prezzi soltanto alle iniziative volontarie delle compagnie.

Anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, considera il mancato intervento una battuta d’arresto per il calo dei carburanti registrato dal 27 settembre. A suo giudizio, la scelta produce un effetto opposto rispetto alla diminuzione osservata dopo i primi ribassi applicati dai principali operatori.


Il rincaro arriva subito alla pompa

Dal 6 ottobre 2026 il diesel ha perso la riduzione temporanea sulle accise. Per chi fa rifornimento, questo si traduce in un aumento teorico di 6,1 centesimi per ogni litro acquistato, pari al valore dell’agevolazione scaduta.

L’imposta sul gasolio ritorna così a 0,673 euro al litro, lo stesso livello già applicato alla benzina. Per quest’ultima, infatti, il beneficio fiscale era stato eliminato da diversi mesi, mentre il taglio destinato al diesel era rimasto attivo fino alla nuova scadenza.


Il decreto sulle accise resta fermo

Il sistema delle accise mobili avrebbe dovuto attenuare l’impatto sui prezzi. Il meccanismo consente di utilizzare una parte dell’Iva aggiuntiva incassata dallo Stato durante le fasi di rincaro energetico per ridurre, in proporzione, il peso fiscale sui carburanti.

Finora, però, il provvedimento necessario non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Manca il decreto interministeriale di Mase e Mef, indispensabile per destinare quelle maggiori entrate alla diminuzione delle aliquote. Il Codacons ha sintetizzato la propria posizione con le parole: «Il governo sembra non mantenere le promesse».

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Tetto dei gestori più alto

Il limite volontario sui listini adottato da alcuni operatori rimane in vigore per ottobre. Eni ha confermato il proprio intervento, precisando tuttavia che il tetto commerciale non può compensare direttamente il ripristino delle imposte statali.

Per questo motivo, il prezzo massimo del gasolio fissato dalla società passa da 2,19 a 2,25 euro al litro. La soglia della benzina resta invece a 1,99 euro. Un aggiornamento dello stesso tipo è atteso anche per IP, Q8 e Tamoil, le altre compagnie aderenti all’iniziativa.


Le ragioni della scelta governativa

La mancata proroga dello sconto sarebbe collegata alla presenza dei calmieri volontari, attivi su una quota superiore al 50 per cento della rete italiana. Il governo avrebbe deciso di non impegnare nuove risorse fiscali anche in vista della prossima legge di bilancio, che dispone di margini più limitati rispetto alle attese.

Le misure adottate da marzo in poi per frenare il costo dei carburanti hanno richiesto complessivamente circa 2,5 miliardi di euro alle finanze pubbliche. La protesta delle associazioni dei consumatori nasce dunque dal ritorno della tassazione piena e dal mancato avvio, almeno per ora, del meccanismo alternativo annunciato.

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