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Motori 2 min di lettura30 set

Carburanti, il tetto ai prezzi rischia di favorire i grandi gruppi

Fegica e Faib-Confesercenti chiedono una regola pubblica per evitare squilibri tra compagnie integrate e pompe indipendenti

Uno sconto deciso autonomamente dai principali operatori può trasformarsi in uno svantaggio per le altre aziende del settore. È il rischio segnalato da Fegica, secondo cui il price cap sui carburanti dovrebbe essere stabilito dallo Stato e applicato attraverso criteri uguali per tutti.


Il nodo degli sconti selettivi

Eni, Ip e Q8 hanno adottato il price cap per iniziativa propria. Insieme gestiscono quasi metà della rete italiana, con circa 9.000 distributori su 20.000, e rappresentano poco più del 55% del mercato.

La loro posizione è rafforzata da filiere integrate: oltre a vendere carburante nelle proprie stazioni, i tre gruppi lo producono e riforniscono anche altri operatori. Se riducono i prezzi nei loro punti vendita, possono aumentare le vendite mentre le cosiddette pompe bianche devono acquistare il prodotto sul mercato, spesso a condizioni meno convenienti.


Fegica chiede regole uguali

La conseguenza, sostiene il sindacato dei benzinai, è una difficoltà crescente per le aziende indipendenti. La maggiore domanda assorbita dai grandi gruppi può rendere più complicato reperire il carburante e spingere verso l’alto il costo di approvvigionamento, riducendo lo spazio per praticare prezzi competitivi.

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Per questo Fegica e Faib-Confesercenti hanno portato in Senato una proposta che esclude l’applicazione volontaria del price cap. L’obiettivo è affidare alla pubblica amministrazione la definizione di parametri trasparenti, così da evitare che una decisione commerciale di pochi operatori produca effetti sull’intero comparto.


Un modello già usato in Europa

Secondo Fegica, durante una fase di emergenza può essere utile intervenire sui prezzi alla pompa. Il meccanismo, però, dovrebbe essere accompagnato da una disciplina pubblica e da condizioni certe, invece di dipendere dalle scelte delle singole compagnie.

Un tetto ai prezzi deciso dalle istituzioni è già previsto da anni in Belgio e Lussemburgo. Anche il governo tedesco ha annunciato l’intenzione di introdurre una misura analoga, rafforzando il confronto sul ruolo dello Stato nella regolazione del mercato dei carburanti.

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