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Motori 2 min di lettura1 ott

Bahrein in Malaysia: il Gran Premio senza geografia

Un nome resta ancorato al Bahrein, mentre la gara trasloca a Sepang tra fumo, piogge tropicali e un calendario sempre più flessibile

Acqua di rose al posto dello champagne, 561 commissari e una celebrazione dedicata a un Paese che non ospita la gara: il Gran Premio del Bahrein in Malaysia nasce da un curioso cortocircuito geografico. Il marchio è rimasto quello del Bahrein, mentre l’asfalto appartiene al circuito di Sepang.


Il cielo resta l’incognita maggiore

A complicare il quadro c’è anche la qualità dell’aria. Gli incendi che hanno colpito foreste e torbiere in Indonesia hanno prodotto una foschia carica di fumo; le autorità tengono la situazione sotto controllo e invitano alla cautela le persone più sensibili. La Formula 1, mercoledì, ha comunque assicurato: «Non c’è alcun rischio per l’evento».

La visibilità potrebbe diventare un problema anche senza un vero acquazzone. Sepang è famosa per precipitazioni improvvise e violentissime: con le regole tecniche attuali, questa sarebbe la prima gara bagnata della stagione. Gli ingegneri prevedono una nuvola d’acqua più contenuta dietro le vetture, ma l’esperienza suggerisce che, su quel tracciato, il primo ostacolo sia l’acqua stessa e soltanto dopo lo spruzzo sollevato dalle monoposto.


Un nome rimasto senza circuito

La denominazione ufficiale sembra il risultato di un accordo costruito a tavolino: il Bahrein conserva il titolo, mentre la Malaysia mette a disposizione l’impianto. La gara avrebbe dovuto svolgersi a Sakhir in marzo, ma il conflitto in Iran ha fatto rinviare anche l’appuntamento dell’Arabia Saudita. Con due tappe redditizie uscite dal calendario, i responsabili del campionato hanno cercato una soluzione a circa 6.000 chilometri di distanza.

Nel frattempo il Bahrein ha già predisposto la propria presenza: sono arrivati cibo, marchi e personale organizzativo. Sul podio non verrà utilizzato lo champagne, come accade abitualmente nel Paese, bensì acqua di rose. Una scelta che unisce rispetto delle consuetudini locali e riconoscibilità commerciale, mentre la gara si svolge altrove.

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La Formula 1 ha già cambiato indirizzo

L’anomalia non è del tutto inedita. In passato Svizzera, San Marino e Lussemburgo hanno dato il proprio nome a corse disputate fuori dai loro confini, soprattutto per effetto della regola che impediva a uno stesso Paese di organizzare più di un Gran Premio.

Oggi la logica è diversa: a spostarsi non è soltanto l’evento, ma anche il legame tra il nome e il luogo. Se la necessità dovesse ripresentarsi, Qatar e Abu Dhabi potrebbero persino trasferire le rispettive gare a Imola mantenendo la stessa denominazione.


Sepang ritrova il grande pubblico

A Sepang la Formula 1 non correva dal 2017. Dodici dei 22 piloti presenti in questa stagione non avevano ancora partecipato a una gara sul circuito malese; Kimi Antonelli, attuale leader del campionato, all’epoca aveva 11 anni.

Il ritorno riporta così nel calendario un tracciato conosciuto per il clima estremo e per le difficoltà di guida in condizioni mutevoli. La pioggia potrebbe trasformare l’appuntamento nella prima prova bagnata della nuova era tecnica, mentre la foschia proveniente dall’Indonesia aggiunge un’ulteriore variabile a un fine settimana già segnato da un’identità fuori posto.

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