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Motori 2 min di lettura29 set

Automotive, 631 milioni in palio: chi può ottenere gli aiuti

Il nuovo intervento sostiene ricerca, sviluppo e riconversione della filiera, con una quota riservata ai progetti realizzati nel Mezzogiorno.

La filiera italiana dell’automobile potrà contare su 631 milioni di euro destinati a innovazione, ricerca e trasformazione industriale. Le imprese interessate potranno presentare la domanda a partire dalle ore 10 del 25 novembre, secondo le modalità definite dal decreto direttoriale del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

L’intervento nasce nell’ambito delle risorse previste dal DPCM Automotive del 10 giugno 2026 e sarà amministrato da Mediocredito Centrale, attraverso il Fondo per la crescita sostenibile, con il supporto di partner bancari e scientifici. La misura conferma l’orientamento del Governo verso il rafforzamento della capacità produttiva, invece di finanziare direttamente l’acquisto di veicoli.


Chi può presentare il progetto

L’accesso è aperto alle aziende industriali e di trasporto, comprese le imprese artigiane, oltre che ai centri di ricerca. Gli organismi di ricerca potranno entrare nei raggruppamenti come co-proponenti, affiancando una o più imprese nella realizzazione delle attività.

Il 40% della dotazione complessiva è vincolato a iniziative svolte interamente in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna o Sicilia. La riserva territoriale indirizza quindi una parte rilevante degli aiuti verso il Mezzogiorno, nell’ambito dei percorsi di rinnovamento della filiera.


Importi, spese e maggiorazioni

I progetti dovranno avere un valore compreso tra 5 e 40 milioni di euro. Il sostegno potrà coprire fino al 50% dei costi riconosciuti per la ricerca industriale e arrivare al 25% per lo sviluppo sperimentale; a queste agevolazioni potrà aggiungersi un finanziamento a condizioni favorevoli, fino al 20%.

Tra le voci finanziabili rientrano il personale impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo, gli strumenti e le apparecchiature nuove, oltre ai servizi di consulenza necessari per acquisire o ottenere in licenza risultati della ricerca, brevetti e competenze tecniche. Sono inoltre ammesse, con calcolo forfettario, le spese generali e i materiali utilizzati per il progetto.

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La collaborazione può aumentare l’aiuto

La percentuale del contributo diretto potrà crescere quando il progetto sarà presentato da un partenariato formato da almeno un’impresa e uno o più organismi di ricerca. In questi casi è prevista una maggiorazione di 10 punti percentuali per le piccole e medie imprese e per gli organismi di ricerca, mentre alle grandi aziende spettano 5 punti aggiuntivi.

Se le richieste dovessero superare le risorse disponibili, non sarà sufficiente rispettare i requisiti formali. Il ministero procederà infatti alla selezione attraverso una graduatoria, costruita anche sulla base di indicatori relativi alla solidità economica e finanziaria dei proponenti.


Una strategia diversa dai bonus d’acquisto

Presentando la misura, il ministro Adolfo Urso ha sottolineato che l’obiettivo è accompagnare l’innovazione e la riconversione del settore. La scelta politica è dunque quella di concentrare il sostegno sulle aziende, sui laboratori e sui progetti tecnologici, anziché ricorrere soprattutto a incentivi rivolti agli acquirenti finali.

Secondo l’impostazione del provvedimento, gli aiuti alla produzione possono rafforzare la competitività degli stabilimenti italiani e favorire il passaggio verso tecnologie più avanzate e sostenibili. Il coinvolgimento congiunto di imprese e ricerca punta inoltre a consolidare il ruolo della filiera nazionale nel contesto industriale europeo.

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