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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Yoga oncologico, benefici e limiti nelle cure del seno

La pratica può attenuare stanchezza, ansia e insonnia, ma va scelta con professionisti e discussa con l’oncologo

Lo yoga oncologico può affiancare le cure per il tumore al seno, aiutando a contenere alcuni disturbi fisici ed emotivi.

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Una componente delle cure

Secondo Carmen Criscitiello, oncologa di Humanitas, attività fisica, supporto psicologico e pratiche mente-corpo non devono essere considerati elementi marginali. «Le terapie integrate migliorano l’esperienza della paziente e possono incidere anche sugli esiti di cura», ha spiegato l’esperta.

Il percorso terapeutico comprende quindi chirurgia, farmaci e radioterapia, ma anche interventi rivolti al recupero della mobilità, alla gestione dei sintomi e al benessere psicofisico. Tra gli studi citati da Criscitiello, alcuni collegano l’attività fisica regolare dopo la diagnosi a una minore probabilità di recidiva.


Servizi ancora da sviluppare

L’accesso a queste prestazioni non è uniforme. L’inserimento di programmi strutturati nelle Breast Unit e nei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali potrebbe renderli più disponibili alle pazienti, seguendo le indicazioni delle principali linee guida internazionali.

Per l’oncologa, occorrono modelli organizzativi sostenibili e un cambiamento nel modo di considerare queste attività. Non si tratta di pratiche decorative, ma di strumenti che dovrebbero essere valutati e inseriti nel piano assistenziale quando possono offrire un beneficio concreto.


Come funziona lo yoga oncologico

La pratica è stata adattata alle condizioni di chi affronta una malattia oncologica. Gli esercizi vengono scelti da insegnanti preparati in questo ambito, che regolano durata, intensità e movimenti in base alla situazione clinica.

«Per le donne con tumore al seno può rappresentare uno strumento utile per rimettersi in movimento in modo sicuro ma anche per prendersi cura di sé in un momento in cui si può avere l’impressione di aver perso il controllo del proprio corpo», ha detto Criscitiello. Le lezioni non puntano alla prestazione: tengono conto dei limiti lasciati dall’intervento o dai trattamenti.


I benefici osservati

Le prove più consistenti riguardano la riduzione della fatigue, cioè la stanchezza associata alla malattia e alle terapie. Sono stati inoltre osservati miglioramenti nella qualità del sonno e nella gestione di ansia e stress.

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Sul piano fisico, gli esercizi possono favorire il recupero dei movimenti di spalla e braccio dopo la chirurgia, oltre a sostenere equilibrio e forza. Alcune pazienti riferiscono anche una diminuzione dei dolori osteo-articolari legati agli inibitori dell’aromatasi, farmaci endocrini utilizzati di frequente nel tumore della mammella.


Le altre terapie integrate

L’oncologia integrata affianca i trattamenti standard e mira a ridurre sintomi ed effetti indesiderati, senza sostituire le cure prescritte. Criscitiello ha distinto questo approccio dalle terapie alternative, che propongono di rinunciare ai trattamenti convenzionali e possono diminuire le possibilità di guarigione.

Tra gli interventi studiati rientra l’esercizio fisico organizzato. Anche mindfulness e meditazione possono contribuire a contenere ansia, depressione e fatigue; l’agopuntura ha mostrato risultati su dolori articolari, nausea e vampate. Un supporto nutrizionale qualificato può completare l’assistenza.


Attenzione a integratori e fai da te

Integratori e prodotti fitoterapici richiedono invece prudenza. Per molti non sono disponibili prove sufficienti di efficacia e alcune sostanze possono interferire con i farmaci oncologici.

«Le terapie integrate dovrebbero sempre essere proposte o quantomeno discusse all’interno del percorso terapeutico», ha sottolineato l’oncologa. La paziente dovrebbe quindi comunicare al proprio medico ogni prodotto o pratica utilizzata, evitando di affidarsi a iniziative autonome.


Quando possono essere utilizzate

Questi interventi possono accompagnare diverse fasi dell’assistenza. Al momento della diagnosi possono aiutare a fronteggiare ansia e tensione; durante i trattamenti possono attenuare alcuni effetti collaterali; nel periodo dei controlli successivi sostengono il recupero e la qualità della vita.

La scelta va comunque adattata alle condizioni della persona, al tipo di terapia in corso e agli eventuali esiti dell’intervento. La supervisione dell’équipe oncologica serve a individuare attività compatibili e a evitare possibili interferenze con le cure.

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