Will Reeve, la prova più dura è alle spalle: cosa ha imparato
Dopo due operazioni e due cicli di chemioterapia, il giornalista è libero dal tumore e racconta per la prima volta come la malattia abbia cambiato le sue priorità.
Il controllo dell’8 settembre ha dato a Will Reeve la notizia che aspettava: oggi non ci sono più tracce del tumore. A 34 anni, dopo mesi di interventi, chemioterapia e visite mediche, il corrispondente di ABC News ha scelto di parlare pubblicamente della malattia e del modo in cui questa esperienza ha modificato il suo rapporto con la vita.
Una scoperta arrivata all’improvviso
La diagnosi è arrivata pochi mesi dopo il matrimonio con Amanda Dubin, wedding planner di 30 anni. I due si erano sposati a gennaio e stavano iniziando a pensare alla possibilità di avere un figlio, quando in primavera le loro priorità sono cambiate radicalmente.
Ad aprile, sotto la doccia, Reeve ha avvertito un nodulo doloroso a un testicolo. In un primo momento ha cercato di ridimensionare il problema: «Ho pensato che non fosse nulla e che sarebbe passato da solo». È stata Amanda a spingerlo verso un controllo, suggerendogli di sottoporsi a un’ecografia anche se, probabilmente, si trattava di qualcosa di benigno.
L’esame ha invece individuato una massa. All’inizio di maggio Reeve è stato sottoposto a un’orchiectomia, l’intervento per asportare il testicolo colpito. Gli accertamenti successivi hanno stabilito che il 95% della massa era composto da carcinoma embrionale, una forma aggressiva di tumore testicolare.
Il percorso tra sala operatoria e cure
Il 10 giugno è arrivato il secondo intervento, durato sei ore e necessario per rimuovere diverse decine di linfonodi nella zona addominale. Tre di quelli esaminati sono risultati positivi, rendendo indispensabili due cicli di chemioterapia.
Reeve ha terminato il secondo ciclo il 31 luglio. Durante i trattamenti ha provato a mantenere, per quanto possibile, i suoi impegni professionali: i farmaci contro la nausea gli hanno permesso di non sentirsi «mai davvero male», anche se non sono mancati mal di testa durati un’intera giornata e dolori alle ossa. Dopo ogni ciclo si è concesso alcuni giorni di recupero.
La remissione non significa però la fine dei controlli. In una prima fase dovrà sottoporsi ad accertamenti tre o quattro volte all’anno; in seguito, se il quadro resterà stabile, la frequenza verrà ridotta. Reeve ha riconosciuto di essere stato fortunato ad aver individuato il problema in tempo e ha sottolineato quanto sarebbe potuta essere più grave la situazione se avesse rimandato la visita.
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Una storia familiare difficile
Le cure si sono svolte al Memorial Sloan Kettering Cancer Center, lo stesso ospedale in cui sua madre Dana era stata assistita per il tumore ai polmoni. Vent’anni dopo la sua morte, quel luogo è diventato per Will il teatro della propria battaglia contro il cancro.
Reeve è figlio di Christopher Reeve, l’attore noto in tutto il mondo per il ruolo di Superman, e di Dana Reeve. Nel 1995 Christopher rimase paralizzato dal collo in giù dopo un incidente a cavallo; morì nel 2004, a 52 anni, per un arresto cardiaco provocato da un’infezione. Dana, che gli era rimasta accanto, si è ammalata di tumore ai polmoni ed è morta nel 2006, a 44 anni. Will allora aveva 13 anni.
L’esperienza in ospedale gli ha permesso di comprendere più profondamente sia ciò che aveva affrontato sua madre sia la realtà quotidiana vissuta dal padre negli ultimi nove anni della sua vita. In quel periodo la famiglia si era occupata di Christopher, che non poteva muoversi né respirare autonomamente, cercando nello stesso tempo di conservare una vita piena e serena.
Il sostegno degli affetti
Amanda ha avuto un ruolo centrale fin dall’inizio. Sposati da pochi mesi, i due si sono trovati ad affrontare subito la parte più impegnativa delle promesse matrimoniali: la malattia. Reeve considera questa prova anche una conferma della solidità del loro rapporto.
Accanto a lui ci sono stati inoltre i fratelli Alexandra e Matthew, nati dalla precedente relazione di Christopher Reeve con Gae Exton, insieme agli altri familiari, agli amici e ai colleghi di ABC News. Proprio il sostegno ricevuto lo ha convinto a raccontare pubblicamente la sua esperienza.
«Questa esperienza mi ha insegnato a prestare attenzione al mio corpo. E ad appoggiarmi alle persone che ho accanto», ha spiegato. La malattia, ha aggiunto, lo ha costretto a rallentare e a riconsiderare le sue priorità: «Ho imparato a vivere in modo ancora più semplice. È facile lasciarsi trascinare dalla follia della vita moderna e dimenticare ciò che conta davvero».
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