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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Walter Veltroni dedica un libro alla nipote Delia

L’ex vicepresidente del Consiglio ripercorre memoria, famiglia, politica e rapporto con gli altri nel testo pubblicato da Rizzoli.

Walter Veltroni ha scritto un libro per Delia, la nipote che ha compiuto un anno a giugno. In “Piccola mia. Lettera a una bambina appena nata”, pubblicato da Rizzoli, raccoglie ricordi personali, riflessioni civili e ciò che ha imparato nel corso della vita.

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Una lettera nata di notte

Il testo è maturato durante una notte d’estate, mentre la madre della bambina era fuori per lavoro. Veltroni è rimasto accanto alla nipote e ha lasciato fluire pensieri legati al tempo, alla memoria e alla possibilità di non riuscire un giorno a raccontarle direttamente la propria storia.

L’autore ha 71 anni e considera il tema del passato una presenza costante della sua vita. Nel luglio del 1956, quando aveva poco più di un anno, suo padre morì: “Lui andava, io arrivavo”, ha ricordato parlando di quella perdita.

La vicenda familiare ha condizionato anche il suo rapporto con il tempo. A 37 anni, la stessa età in cui era morto il padre, Veltroni divenne direttore dell’Unità, due mesi dopo la scomparsa della madre. Il nonno morì invece a 52 anni. Queste esperienze lo hanno portato a vivere con la sensazione che il tempo a disposizione potesse interrompersi senza preavviso.


Ciò che Delia gli insegna

Nel libro Veltroni invita la nipote a osservare il mondo con attenzione. A sua volta, racconta di imparare da lei lo stupore davanti ai gesti quotidiani: camminare, pronunciare parole nuove, mangiare senza aiuto. La crescita della bambina gli dà l’impressione che le ore scorrano più lentamente.

Il messaggio centrale riguarda il legame con gli altri. Veltroni ritiene che la qualità dell’esistenza dipenda dagli incontri, dalle letture, dai film e dalle relazioni che formano ciascuna persona. Per questo scrive alla nipote: “La vera paura che si deve avere è la solitudine, come rifiuto degli altri”.

L’ex vicepresidente del Consiglio racconta di avere trascorso gran parte della propria vita tra riunioni, amici e ambienti collettivi. Dice di poter apprezzare i momenti in solitudine non perché si sia allontanato dalle persone, ma perché porta con sé il ricordo delle molte vite incontrate.

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Tecnologia, speranza e politica

Nel testo trova spazio anche una critica al modo in cui sono stati utilizzati gli strumenti digitali. Veltroni distingue internet dai social: il primo, a suo giudizio, ha contribuito all’accesso alle informazioni e alla giustizia sociale; i secondi hanno invece spinto molte persone a trascorrere il tempo davanti al telefono. A suo parere, l’assenza di regole ha lasciato alle grandi aziende tecnologiche un potere quasi privo di vincoli etici.

Parlando delle nuove generazioni, osserva che i giovani di oggi vivono paure non necessariamente maggiori di quelle del passato, ma dispongono di meno speranza. Ricorda la crisi dei missili a Cuba, gli anni del terrorismo e la violenza politica, sostenendo che allora fosse comunque più forte la fiducia nella possibilità di cambiare il mondo.

Secondo Veltroni, la rabbia che emerge nelle proteste giovanili dovrebbe essere accompagnata da una prospettiva capace di orientarla. Sulla crisi climatica racconta di avere visto in Patagonia un cartello che indicava quanto si fosse ritirato un ghiacciaio in dieci anni. L’esperienza, ha spiegato, gli ha mostrato concretamente gli effetti di un problema che nessun singolo Paese può affrontare da solo.


Roma e la memoria familiare

Roma occupa un posto centrale nell’elenco degli affetti raccolti nel libro. Veltroni la considera la propria casa e lega il quartiere in cui vive alla storia della famiglia: lì abitava il nonno, il padre morì al piano superiore e lui trascorse il primo anno di vita.

La presenza di Delia ha riattivato quei ricordi, ma non è stata l’unica origine del progetto. Veltroni ha voluto lasciare alla nipote una testimonianza che le permetta di conoscerlo anche nel caso in cui non potesse più parlarle direttamente.

Ricorda inoltre la madre, rimasta vedova a 33 anni con due figli. Dopo la morte del marito iniziò a lavorare come funzionaria in Rai e cambiò casa, mantenendo davanti ai bambini un atteggiamento sorridente. Da lei, ha raccontato, ha imparato a riconoscere la forza delle donne della sua famiglia.

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