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Lifestyle 3 min di lettura6 giorni fa

Viktor & Rolf, quando la creatività diventa una forma di resistenza

Alla mostra Spectrum di 10 Corso Como, il duo olandese racconta metodo, errori, ironia e libertà creativa in un’industria che corre ossessivamente dietro all’attenzione.

Per Viktor Horsting e Rolf Snoeren, l’attenzione non è mai stata il punto di partenza. Il loro lavoro nasce prima del clamore, e solo dopo, se accade, arriva la risonanza pubblica: un’impostazione quasi da generazione pre-social, in cui l’obiettivo resta l’idea e non la sua eventuale circolazione.


La creatività prima del rumore

È anche per questo che il duo olandese considera la moda un territorio da difendere con ostinazione. Quando parla del presente dell’industria, ammette perfino di sentirsi, a tratti, una sorta di guardiano del processo creativo: «A volte ci sentiamo la polizia della creatività nell'industria moda».


Fallire, ripetere, ricominciare

Nel loro racconto, il laboratorio non è un luogo levigato, ma un ambiente dove gli esperimenti si accumulano, e molti non arrivano alla meta. La parte invisibile del lavoro, quella fatta di tentativi, correzioni e passaggi mancati, per loro è spesso la più interessante da osservare.

Tra gli esempi più evidenti citano il Russian Doll show del 1999, ricordato come un esercizio riuscito in museo ma inadatto alla passerella. L’abito era costruito con cura, spiegano, ma la sfilata non riuscì a reggere quel livello di complessità e il pubblico finì per perdere il filo.


Un archivio che parla ancora

A Milano, Spectrum mette in relazione pezzi lontani tra loro nel tempo senza ridurli a un semplice percorso celebrativo. La mostra ospitata alla Galleria di 10 Corso Como, curata da Alessio de’ Navasques insieme a Tiziana Fausti, usa somiglianze, scarti e rimandi interni per far dialogare creazioni diverse della storia del duo.

Questa lettura dell’archivio è coerente con la loro idea di dualità, che considerano la chiave del proprio metodo. Il lavoro, spiegano, è insieme analitico ed emotivo: un’idea viene osservata, smontata, capovolta, resa speculare e poi riportata in forma nuova.


Il no che conta davvero

Per Viktor & Rolf, il rifiuto più netto riguarda tutto ciò che soffoca la spinta creativa. Non li interessa produrre per inerzia, né realizzare qualcosa solo perché bisogna farlo: al centro devono restare energia, intuizione e una scintilla riconoscibile.

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Da qui anche il loro rapporto con l’idea di viralità, che non è mai stata il vero obiettivo. Se un progetto diventa un meme o trova una diffusione improvvisa, è un effetto successivo, non la ragione per cui nasce.


Tra IA e libertà del gesto

Sul fronte tecnologico il duo mantiene cautela. Ammette di avere ancora poca esperienza diretta con l’intelligenza artificiale, anche se il tema li ha portati a sviluppare Couture Prompt per la Primavera-estate 2025, lavorando su variazioni generate a partire da una silhouette unica.

Il punto, però, resta lo stesso: l’IA non sostituisce il lavoro umano. Nella loro esperienza, sono stati loro a eseguire tutte le trasformazioni, usando la tecnologia come spunto e non come autore materiale dei capi.


Una moda che non resta ferma

Anche il rapporto con ciò che si crea è parte della loro visione. Una volta completato, un lavoro smette di appartenere soltanto a chi lo ha ideato e passa, in qualche modo, al mondo; allo stesso tempo, separarsene può restare doloroso, perché quel passaggio implica lasciare andare qualcosa che si è costruito.

Per questo la moda, nelle loro parole, conserva un vantaggio decisivo: non si esaurisce mai davvero. Finita una stagione, ce n’è sempre un’altra da affrontare, e dunque un nuovo spazio per ripartire con un’idea diversa.

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