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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Un’intesa con gli arabi, la proposta di Noa in Israele

Il voto lascia Netanyahu sotto quota 61: restano da assegnare circa 600 mila schede, anche dei militari.

Noa ha indicato in un accordo tra opposizione e partiti arabi israeliani l’unica strada per impedire a Benjamin Netanyahu di restare al governo. Le elezioni del 27 ottobre hanno lasciato il primo ministro uscente senza una maggioranza parlamentare, ma il Likud è ancora il partito più votato.

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La coalizione suggerita da Noa

Secondo i dati provvisori, il blocco guidato da Netanyahu dispone di 53 seggi, mentre l’area raccolta attorno a Gadi Eisenkot ne ha ottenuti 48. La soglia per governare è fissata a 61 parlamentari; le formazioni arabe, con 19 seggi complessivi, potrebbero quindi diventare decisive.

All’appello mancano ancora circa 600 mila schede, comprese quelle votate attraverso procedure speciali dai militari. Noa, nome d’arte di Achinoam Nini, sostiene però che l’opposizione debba già lavorare a un’intesa con i rappresentanti arabi, nonostante le resistenze di alcuni esponenti dello schieramento di Eisenkot.

La cantante, 56 anni e tre figli, ha legato da decenni il proprio impegno pubblico al dialogo tra israeliani e palestinesi. A suo giudizio, l’esclusione dei partiti arabi dalla gestione del potere nasce da paure, ferite storiche e diffidenze che oggi rischiano di pesare più della necessità di formare un governo.

«Per formare un governo, l'opposizione deve collaborare con i partiti arabi israeliani», ha detto Noa commentando il risultato elettorale. La cantante ha riconosciuto che le distanze tra le diverse forze politiche rendono l’accordo difficile, ma ha avvertito che senza quella collaborazione il Paese potrebbe precipitare in una crisi ancora più grave.


Perché Netanyahu conserva consensi

Nonostante la perdita della maggioranza, Netanyahu mantiene un seguito consistente. Noa attribuisce quel consenso alla paura generata dalle minacce di Hamas, dalle tensioni regionali e da un clima internazionale segnato, secondo lei, dalla presenza di leader come Donald Trump.

La cantante ritiene inoltre che una parte degli israeliani consideri il premier una figura capace di sopravvivere a ogni crisi. Tra gli episodi che alimentano questa percezione cita anche gli attacchi del 7 ottobre 2023 e la permanenza di Netanyahu al potere malgrado le conseguenze politiche di quegli eventi.

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«Molti israeliani pensano che, se questo è il mondo in cui viviamo, allora anche noi abbiamo bisogno di un leader narcisista, corrotto e assetato di potere», ha dichiarato. A suo avviso, il sostegno al primo ministro assume per alcuni tratti quasi assoluti e resiste alle accuse legate alle decisioni del governo e alla guerra a Gaza.

Noa ha definito Netanyahu il peggior esito politico vissuto da Israele e ha sostenuto che una parte più ampia degli elettori abbia comunque scelto forze contrarie alla sua coalizione. Il voto, ha osservato, mostra quindi un Paese diviso tra il consenso ancora forte per il premier e la richiesta di un cambio di maggioranza.


Il rischio di tornare alle urne

Il Likud potrebbe tentare di trovare nuovi alleati, mentre Eisenkot dovrebbe mettere insieme partiti con posizioni differenti sulla sicurezza, sull’identità nazionale e sulla questione palestinese. Il presidente Isaac Herzog ha annunciato consultazioni dopo la proclamazione dei risultati definitivi e ha invitato i partiti a evitare un’altra convocazione elettorale.

La cantante teme che l’assenza di un accordo produca una nuova paralisi istituzionale. «Potrebbero esserci tentativi di formare una coalizione con Netanyahu. Peggio ancora, potremmo ritrovarci a votare di nuovo tra un paio di mesi. Sarebbe una catastrofe», ha affermato.

Già nei mesi scorsi Noa aveva annunciato l’intenzione di lasciare Israele in caso di ritorno di Netanyahu alla guida del governo, arrivando a ipotizzare una richiesta di asilo all’Italia. Aveva anche distinto la critica alle decisioni dell’esecutivo dal sostegno alla popolazione israeliana e aveva ribadito il proprio impegno per i diritti dei palestinesi.

Per Noa, la composizione del prossimo esecutivo non riguarda soltanto la distribuzione dei seggi. La cantante vede nella possibile cooperazione tra cittadini ebrei e musulmani, dentro la Knesset e nella società, l’unica alternativa agli sviluppi che potrebbero danneggiare ulteriormente Israele.

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