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Lifestyle 3 min di lettura14 ott

Una seconda giovinezza, ma il conto è mostruoso: stasera The Substance

Demi Moore e Margaret Qualley sono al centro dell’horror di Coralie Fargeat, in onda su Rai 4, che mette sotto accusa l’ossessione per bellezza e successo.

La promessa di tornare giovani si trasforma presto in un incubo senza ritorno. È il cuore di The Substance, il film con Demi Moore e Margaret Qualley che questa sera, mercoledì 14 ottobre, arriva su Rai 4 alle 21.20. Premiato a Cannes per la sceneggiatura e candidato a 5 Oscar, l’horror di Coralie Fargeat usa il corpo femminile per interrogare il rapporto tra fama, età e desiderio di apparire.

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Il patto che divide un solo corpo

Elisabeth, interpretata da Demi Moore, ha compiuto 50 anni e vede sgretolarsi la carriera costruita sul suo aspetto. Le proposte cinematografiche sono ormai finite e anche il programma televisivo dedicato all’attività fisica sembra destinato alla chiusura.

Quando ogni speranza pare esaurita, la donna entra in contatto con una sostanza capace di generare una versione più giovane e attraente di se stessa. Da quel procedimento nasce Sue, il personaggio affidato a Margaret Qualley, che conquista rapidamente il pubblico e i responsabili della televisione grazie alla sua immagine esibita tra schermo e manifesti.


La bellezza presenta un conto

Il trattamento impone una regola inderogabile: Elisabeth e Sue devono alternarsi, restando ciascuna nel proprio corpo per una settimana. L’equilibrio, tuttavia, si spezza quando Sue comincia a volere più spazio e considera sempre più insopportabile la condivisione del tempo.

La rivalità tra le due identità degenera in una lotta violenta, raccontata attraverso sangue, deformazioni e mutilazioni. L’aspetto più inquietante, però, non dipende soltanto dalle immagini estreme: il film mostra come le due donne finiscano per combattersi invece di opporsi insieme al sistema che le giudica e le sfrutta.

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Uno specchio per cinema e pubblico

Fargeat costruisce una messa in scena volutamente aggressiva, ironica e sopra le righe. La macchina da presa insiste sul corpo di Sue e riproduce lo sguardo con cui i mezzi di comunicazione trasformano la donna in un oggetto, coinvolgendo nello stesso meccanismo anche produttori e spettatori.

Il ricorso al cinema dell’orrore e alla violenza di stampo splatter serve così a mettere in discussione il mondo dello spettacolo e chi lo osserva. Dietro una forma volutamente irreale emergono temi concreti: la pressione esercitata sulle donne, la centralità dell’estetica e il prezzo richiesto a chi cerca il successo in un ambiente dominato dall’apparenza.


Demi Moore torna al centro

Il film ha rappresentato anche un’importante occasione professionale per Demi Moore, che negli anni recenti aveva trovato meno spazio sul grande schermo rispetto alla fase più fortunata della sua carriera. La sua interpretazione ha ricevuto apprezzamenti e le è valsa una candidatura all’Oscar.

Il premio, considerato a lungo alla sua portata, è stato però assegnato a Mikey Madison per Anora. Il parallelo tra attrice e personaggio ha reso ancora più significativo quel risultato: come Elisabeth, Moore ha dovuto fare i conti con un sistema pronto a privilegiare la giovinezza. Accanto a lei, Margaret Qualley porta nel film l’energia di una interprete lanciata da Quentin Tarantino in C’era una volta a Hollywood, poi protagonista della serie Maid e presente in The Dog Stars di Ridley Scott.

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