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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Una foto che spezza il cuore: Veronesi conquista il premio della natura

L’immagine di un’elefantessa con il corpo del cucciolo vince il Wildlife Photographer of the Year 2026, in un’edizione segnata dal ritorno del bianco e nero.

«Le fotografie vincitrici di quest’anno dimostrano lo straordinario potere della fotografia naturalistica di aiutarci a osservare la natura con occhi diversi», ha affermato Doug Gurr, direttore del Natural History Museum. Le immagini premiate saranno infatti al centro di una nuova esposizione dedicata al Wildlife Photographer of the Year 2026.

La mostra aprirà al Natural History Museum di Londra il 16 ottobre 2026 e resterà visitabile fino all’11 luglio 2027. Il percorso riunirà fotografie dedicate agli animali, agli oceani, agli habitat naturali e alla fauna presente negli ambienti urbani, oltre ai lavori scelti nelle diverse categorie del concorso.

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La natura raccontata senza parole

Accanto agli scatti saranno proposti approfondimenti sugli ecosistemi rappresentati e sui cambiamenti che stanno interessando gli habitat del pianeta. Per aiutare il pubblico a interpretarli verrà utilizzato anche il Biodiversity Intactness Index, indicatore elaborato dal Natural History Museum per misurare il livello di integrità della biodiversità.

L’esposizione comprenderà immagini di fotografia subacquea, fotogiornalismo, comportamento dei mammiferi, fauna urbana e zone umide. Saranno presenti anche i vincitori delle sezioni dedicate a piante e funghi, oceani, ritratti di animali, arte della natura e reportage fotografico.


Un’immagine nata nella savana

Il riconoscimento principale è andato a Federico Veronesi, autore di una fotografia in bianco e nero realizzata nella valle del fiume Huab, in Namibia. L’immagine, intitolata «Le conseguenze», mostra un’elefantessa mentre trascina il corpo senza vita del proprio cucciolo.

La scena è stata individuata dopo che Veronesi aveva seguito alcuni elefanti e aveva notato sulla sabbia asciutta le tracce lasciate da qualcosa trascinato sul terreno. Poco dopo, davanti a un gruppo familiare, ha visto emergere la femmina: una zampa del piccolo era rimasta bloccata tra una zanna e la proboscide dell’animale.

Kathy Moran, presidente della giuria, ha sottolineato la forza emotiva e il valore scientifico dello scatto: «Questa fotografia funziona su moltissimi livelli. Dal punto di vista emotivo è un pugno nello stomaco, di una struggente intensità. Dal punto di vista intellettuale, è una prova delle capacità cognitive degli animali. Questa fotografia dice tutto».


Il comportamento degli elefanti

Atteggiamenti collegati alla morte sono stati documentati sia tra gli elefanti africani sia tra quelli asiatici. Le osservazioni comprendono vocalizzazioni, gesti di protezione verso gli animali deceduti, esplorazione e manipolazione delle ossa, oltre al trasporto dei corpi.

Secondo alcuni ricercatori, queste condotte potrebbero indicare una forma di comprensione della morte. Altri studiosi le collegano invece a possibili manifestazioni di dolore e lutto, senza considerarle necessariamente una prova di consapevolezza paragonabile a quella umana.

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Veronesi, nato in Italia, si è trasferito in Kenya nel 2002 per vivere nella savana e dedicarsi alla fotografia naturalistica. I suoi lavori sono comparsi in libri e riviste, hanno ottenuto premi in diversi concorsi internazionali e oggi accompagnano anche safari fotografici organizzati nell’Africa subsahariana.


Il premio giovane allo scarabeo

Il titolo riservato ai giovani fotografi è stato assegnato a Oscar Whitfield, autore britannico che vive in Zimbabwe. La sua fotografia ritrae uno scarabeo stercorario intento a spingere una sfera di sterco dalle dimensioni molto superiori a quelle del suo corpo.

Per ottenere quell’inquadratura, Whitfield si è sdraiato sul terreno e ha fotografato l’insetto dal basso, alla sua stessa altezza. La polvere sollevata dal calore e dalla luce del sole contribuisce all’effetto dell’immagine, che richiama anche l’importanza degli scarabei stercorari nella decomposizione della materia organica e nella diminuzione delle emissioni di metano.

I due lavori vincitori adottano prospettive molto lontane: uno affronta il dolore osservato in un grande mammifero, l’altro mette in evidenza il lavoro quasi invisibile di un piccolo insetto. Entrambi mostrano però aspetti della natura che spesso sfuggono allo sguardo quotidiano.


L’elenco dei premiati

Nelle categorie giovanili, Amelie Davis ha vinto la sezione fino a 10 anni per il Regno Unito, Oscar Whitfield quella tra 11 e 14 anni per Regno Unito e Zimbabwe, mentre Konrad Gräeter si è imposto tra i 15 e i 17 anni per la Germania.

James Lewin, del Regno Unito, è stato premiato per gli animali nel loro ambiente; Aaron Sanders, anch’egli britannico, per i ritratti di animali. Isak Pretorius, Sudafrica, ha vinto per il comportamento degli uccelli, mentre Anton Sorokin, Stati Uniti, per quello di anfibi e rettili. La categoria dedicata agli invertebrati è andata a Sitaram Raul, India.

Per gli oceani è stato scelto Alex Lindbloom, Stati Uniti; la sezione piante e funghi ha premiato Agorastos Papatsanis, Grecia, e quella dedicata all’arte della natura Michał Michalski, Polonia. Tony Wu, Giappone e Stati Uniti, ha ottenuto il riconoscimento per la fotografia subacquea.

Seth Forestson, Stati Uniti, ha vinto nella fauna urbana; Alex Visbal, Colombia, nelle zone umide. Francisco Negroni, Cile, è stato premiato per il fotogiornalismo, mentre Loren Elliott, Stati Uniti, ha ricevuto il riconoscimento per il reportage fotografico. Il premio al talento emergente è andato ad Alexis Tinker-Tsavalas, Germania, e quello per il portfolio a Kutub Uddin, Bangladesh e Regno Unito.

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