Un social «per ragazze»? La provocazione di Musk apre un’altra sfida
Ascolto, inclusione e vulnerabilità, spesso liquidati come fragilità, possono diventare i principi di piattaforme meno fondate sull’odio e sulla contrapposizione
Immaginare spazi digitali nei quali le minoranze non debbano continuamente difendersi non è un esercizio astratto: significa interrogarsi sul modo in cui le piattaforme orientano i comportamenti. Non sono semplici fotografie della società, ma ambienti progettati secondo regole, algoritmi e forme di relazione che possono favorire tanto il conflitto quanto la partecipazione.
Un social costruito intorno a esperienze femminili potrebbe quindi diventare l’occasione per sperimentare un modello diverso, capace di dare valore alla pluralità e di rendere visibili soggettività spesso marginalizzate. Se questo venisse liquidato come un progetto «per ragazze», sarebbe forse proprio quella la sfida da raccogliere, senza trasformarla in una nuova contrapposizione tra uomini e donne.
Comunità fondate sull’ascolto
Mediazione, attenzione alle emozioni, disponibilità a mostrarsi vulnerabili e capacità creativa sono stati a lungo presentati dalla cultura machista come limiti. In realtà, possono offrire le basi per costruire relazioni più solide, dentro e fuori dalla rete, perché permettono di riconoscere i bisogni altrui invece di premiare soltanto chi impone la propria voce.
Un’infrastruttura digitale organizzata attorno a questi principi ridurrebbe il peso della logica fondata sulla provocazione permanente. La qualità di una piattaforma non si misurerebbe più dalla quantità di scontri prodotti, ma dalla sua capacità di accogliere differenze, dissensi e fragilità senza trasformarli in bersagli.
Quando le voci scomode emergono
Negli ultimi anni, divulgatrici femministe, attiviste queer e autrici con disabilità hanno trovato online strumenti per informare e raggiungere soprattutto le generazioni più giovani. Molti profili si occupano di salute, consenso e diritti, arrivando talvolta dove scuola e mezzi d’informazione tradizionali faticano ad arrivare.
La maggiore visibilità, tuttavia, espone queste persone anche a campagne d’odio. Secondo l’ultima Mappa della tolleranza di Vox Diritti, che ha esaminato due milioni di contenuti pubblicati su X, le donne risultano ancora il gruppo colpito più spesso, seguite da persone LGBTQ+, migranti e persone con disabilità. Le posizioni possono cambiare, ma il bersaglio resta chi non rientra nel modello dell’uomo bianco, ricco e dominante.
La libertà secondo Musk
È dentro questo quadro che si inserisce la comunicazione di Elon Musk. Dopo l’acquisizione di X e il progressivo ridimensionamento dei sistemi di controllo, la piattaforma è diventata un terreno particolarmente favorevole alla circolazione di messaggi misogini, sessisti, razzisti e omofobi.
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L’idea di social adatto agli uomini sembra così coincidere con la possibilità di esprimersi in modo aggressivo senza incontrare una moderazione incisiva. Nessun ambiente digitale è davvero neutrale, ma la scelta di ridurre i limiti al linguaggio d’odio contribuisce a rafforzare una visione ostile verso le donne e verso chiunque non corrisponda a quell’immaginario.
La provocazione contro Instagram
Musk ha rilanciato questa contrapposizione rispondendo su X a Geiger Capital, dopo che l’account finanziario aveva annunciato la rimozione di Instagram definendolo un’applicazione legata in modo intrinseco al femminile e priva di utilità. La replica dell’imprenditore è stata netta: Instagram sarebbe «per ragazze».
Non si tratta di un episodio isolato. Il proprietario di X e amministratore delegato di Tesla e SpaceX ricorre da tempo a stereotipi di genere per attaccare concorrenti come Mark Zuckerberg e Meta, presentando il proprio social come uno spazio più autentico e più adatto agli uomini. Il meccanismo è antico: per indebolire l’autorevolezza di qualcuno si associa ciò che appartiene al femminile a qualcosa di inferiore.
Un’altra idea di potere
Una prospettiva differente era stata evocata da Barack Obama nel 2019, durante un intervento a Singapore sul ruolo delle donne nella politica e nella gestione del potere. L’ex presidente degli Stati Uniti d’America sostenne che una presenza più ampia di leader donne avrebbe potuto produrre miglioramenti significativi in numerosi ambiti.
Il punto non è sostituire un dominio con un altro né riproporre lo schema degli uomini contrapposti alle donne. Si tratta, piuttosto, di riconoscere un patrimonio culturale e politico capace di introdurre nel dibattito strumenti diversi: cooperazione, cura, ascolto e attenzione alle conseguenze delle decisioni. Anche il mondo digitale potrebbe trarre beneficio da questa discontinuità.
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