Un governo dentro di sé: Pif porta l’amore in crisi al cinema
Alla Festa del Cinema di Roma il cast racconta una commedia sulle relazioni in bilico, trasformando dubbi, compromessi e politica interiore in una crisi istituzionale
Nel film una relazione sentimentale non si spezza soltanto tra due persone: la frattura arriva fino al cuore del protagonista, dove ogni emozione prende la forma di un esecutivo in bilico. È questa la premessa de Il Ministero dell’amore, commedia scritta e diretta da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, presentata alla Festa del Cinema di Roma e disponibile su Prime Video dal 18 dicembre.
Pif interpreta Aldo, un cronista parlamentare alle prese con una crisi privata che assume proporzioni istituzionali. Corrado Guzzanti veste i panni del presidente del Consiglio interiore, Pietro Sermonti è il ministro dell’Amore e Angela Finocchiaro rappresenta l’opposizione. Quando il rapporto con Claudia, interpretata da Alessandra Mastronardi, comincia a cedere, anche il cosiddetto Governo Aldo rischia di non avere più i numeri.
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La maggioranza dell’amore vacilla
Aldo vive ogni scelta come se dovesse superare un voto parlamentare. Desideri, paure e resistenze si confrontano in un Consiglio dei ministri immaginario, mentre la relazione prova a sopravvivere grazie ad alleanze sempre più fragili. Il film usa così la politica come metafora di una coscienza incapace di trovare una linea condivisa.
Pif ha spiegato di riconoscersi in questo meccanismo, perché anche le decisioni più semplici possono generare un dibattito interiore. A suo giudizio, dentro ciascuno esiste una componente critica: in alcune persone prevale la sicurezza, in altre il dissenso non smette mai di mettere in discussione il governo personale.
Il punto di partenza della storia è una crisi realmente vissuta da Ciarrapico, che aveva visto la propria compagna baciare uno dei suoi amici più stretti. Quell’episodio era diventato prima il testo teatrale Stare meglio oggi e poi la base per il film, con l’idea di far convivere il dolore di una coppia e l’instabilità cronica del Paese.
Pif e la soglia dei cinquanta
Parlando del personaggio e della sua condizione, Pif ha legato la vicenda a una riflessione anagrafica: «Dopo i cinquant’anni non ti puoi più permettere di essere infelice. L’infelicità è una cosa per i giovani, dopo i cinquanta è una malattia». L’attore, che ha 54 anni, considera questa frase particolarmente vicina al momento che sta attraversando.
Nel film la fine del rapporto è già evidente, ma Aldo continua a rinviare la resa dei conti. Pif ha paragonato questa fase a un esecutivo sostenuto da un solo voto, vulnerabile perfino all’assenza di un senatore a vita e costretto a dipendere da appoggi poco affidabili. La metafora rende l’idea di un amore formalmente ancora in piedi, ma ormai privo di una base solida.
Sermonti ha descritto il proprio ministero come una struttura vecchissima, incapace di rinnovarsi e presente nella vita di Aldo fin dall’infanzia. Il ministro dell’Amore, inoltre, non è un modello di maturità emotiva: «Il fatto che il ministro dell’Amore sia io, un inetto emotivo, dimostra perché in Italia si è adolescenti fino a 82-83 anni».
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Una politica fuori dal tempo
La scelta di ambientare il governo interiore negli anni Settanta serve a evitare riferimenti troppo diretti alla cronaca contemporanea. Guzzanti ha apprezzato l’idea di rappresentare una parte della personalità come un apparato antico, immobile e difficile da riformare. Il suo presidente del Consiglio, inoltre, non corrisponde a un partito preciso e potrebbe richiamare genericamente chi si proclama difensore della democrazia.
Ciarrapico e Vendruscolo hanno spiegato di aver cercato una satira non legata soltanto alle dichiarazioni dei politici del momento. L’obiettivo era osservare caratteristiche più durature del Paese, comprese le sue contraddizioni e l’abitudine a interrogarsi senza trovare risposte convincenti.
Anche il riferimento a Roberto Vannacci è stato affrontato con una battuta: il ministro della Difesa del film era già stato concepito e, secondo il cast, oggi potrebbe persino sembrare moderato rispetto alla realtà. La scelta di ridere dei difetti nasce però da un presupposto preciso: la metafora funziona soltanto se riconosce quelle stesse debolezze anche dentro chi la costruisce.
L’ironia davanti alle istituzioni
Per Pif, l’ironia resta una delle poche chiavi possibili quando la politica appare incoerente e lontana dalla logica. Tuttavia, ha osservato che la realtà rende sempre più difficile inventare una battuta più assurda di certe affermazioni pubbliche, citando anche il dibattito sul Ponte sullo Stretto e il suo presunto rapporto con la lotta alla mafia.
Guzzanti ha invece concentrato l’attenzione sul cambiamento del rapporto tra politica e istituzioni. In passato, secondo l’attore, esisteva almeno l’idea — per quanto spesso ipocrita — che chi assumeva un incarico dovesse mettere da parte la propria appartenenza e rappresentare l’interesse generale.
«Questa cosa è morta e noi abbiamo persone che continuano a fare la loro propaganda e continuano a essere i presidenti della loro parte contro quell’altra», ha affermato Guzzanti. A suo parere, il populismo ha contribuito a eliminare gli spazi intermedi: il confronto tra politica, giornalismo e mediazione è stato sostituito da un rapporto diretto con il pubblico, nel quale la legittimazione viene cercata senza passaggi intermedi.
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