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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Tornatore e l’AI: il brivido del cinema è ancora umano

Il regista riflette sul rapporto tra tecnologia, libertà creativa ed emozione davanti alle immagini capaci di commuovere il pubblico.

Per Giuseppe Tornatore, l’intelligenza artificiale non va considerata come una forza destinata a cancellare l’uomo. «Sono portato a vedere l'intelligenza artificiale come un mezzo. Non come qualcosa di inumano che deve necessariamente dominarmi», ha spiegato il regista, ricordando che questa tecnologia è stata progettata dagli esseri umani e potrebbe persino rappresentare una nuova, straordinaria forma della loro creatività.

La questione, dunque, non riguarda soltanto ciò che l’AI sarà in grado di produrre, ma il modo in cui il pubblico accoglierà quelle opere. La paura di Tornatore è che l’etichetta legata all’intelligenza artificiale condizioni l’emozione prima ancora della visione.

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La tecnologia allarga l’accesso

Secondo Tornatore, il cinema sta raggiungendo una libertà che per molto tempo è appartenuta soprattutto alla scrittura. Un aspirante autore può mettere su carta la propria idea senza dover prima ottenere l’appoggio di un editore; il testo verrà valutato in seguito, trovando eventualmente un pubblico oppure restando sconosciuto.

Realizzare un film, invece, ha richiesto per decenni investimenti ingenti, strumenti complessi e il coinvolgimento di numerose professionalità. La tecnologia sta riducendo quella distanza e rende possibile creare un’opera audiovisiva anche da casa, davanti a un computer. Per il regista, è una progressiva democratizzazione del linguaggio cinematografico.


Il pubblico decide cosa provare

La riflessione nasce da una domanda semplice e inquietante: che cosa accadrà alla pelle d’oca davanti a una scena costruita dall’AI? Un’immagine può ancora suscitare la stessa reazione fisica — il brivido, la tensione, la commozione — se lo spettatore sa che a generarla non è stata una troupe tradizionale?

Tornatore ritiene che il problema non sia necessariamente l’origine artificiale dell’opera, ma il pregiudizio associato a essa. Se le sequenze più toccanti di Nuovo Cinema Paradiso fossero state realizzate con l’intelligenza artificiale senza che il pubblico lo sapesse, sostiene, gli spettatori avrebbero potuto emozionarsi comunque. La consapevolezza del procedimento, invece, potrebbe frenare l’abbandono emotivo.

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Un artificio antico con nuovi strumenti

Il regista ha ricordato che il cinema non è mai stato una riproduzione neutra della realtà. Montaggio, scenografie, effetti visivi e trucchi fanno parte della sua storia: «Talvolta tu trucchi le carte, l’abbiamo sempre fatto», ha osservato durante il simposio dedicato al futuro della creatività, organizzato da Finch&Partners e Creative Artist Agency nella cornice della Mostra del Cinema di Venezia.

Il rischio maggiore, a suo avviso, sarebbe presentare ogni film prodotto con l’AI attraverso un marchio capace di suscitare diffidenza o repulsione. L’origine tecnica potrebbe così diventare più importante del risultato artistico, impedendo allo spettatore di lasciarsi coinvolgere dalla storia.


Quando l’opera supera l’autore

L’esperienza di Nuovo Cinema Paradiso offre a Tornatore un ulteriore punto di osservazione. Nel tempo, molte persone gli hanno raccontato che quel film ha cambiato il loro percorso o li ha spinti verso una vocazione. Lui pensava di aver narrato soprattutto una vicenda personale, ma ha scoperto che il racconto aveva assunto un significato condiviso da milioni di spettatori.

La creatività, quindi, può produrre effetti che sfuggono alle intenzioni iniziali di chi crea. Una storia autobiografica può trasformarsi in uno specchio collettivo, popolato da figure nelle quali il pubblico riconosce se stesso. L’intelligenza artificiale potrebbe amplificare ancora di più questa distanza tra l’origine di un’opera e le interpretazioni che nasceranno intorno a essa.

La domanda finale resta aperta: l’AI porterà alla nascita di storie davvero nuove o renderà soltanto più rapido e accessibile un processo già presente nel cinema? Per Tornatore, la risposta non passa dalla contrapposizione tra umano e artificiale, ma dalla capacità di usare il nuovo strumento senza lasciarsene governare.

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