Teresa Battaglia, il passato torna a galla: chi minaccia Sebastiano
Nella seconda serata della fiction di Rai 1, Teresa collega le vittime a una serie di abusi mentre un nuovo omicidio mette in pericolo anche la sua squadra.
Le minacce ricevute da Sebastiano riaprono una ferita mai rimarginata nella vita di Teresa Battaglia. L’ex marito teme che la profiler voglia vendicarsi, mentre Albert decide di proteggerla e affida a Parisi e Marini il compito di scoprire chi si nasconde dietro le lettere anonime, senza informarla.
Parisi racconta inoltre a Giorgi un episodio drammatico del passato: Sebastiano avrebbe picchiato Teresa con tale violenza da provocarle la perdita del bambino. Nel frattempo, la squadra continua a occuparsi dei delitti e di una nuova vittima, trovata all’interno di una basilica e legata in modo molto stretto agli investigatori.
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La terza stagione entra nel vivo
“I casi di Teresa Battaglia 3 – Figlia della cenere” prevede 4 puntate, ciascuna formata da 2 episodi. Dopo l’esordio del 12 ottobre, il secondo appuntamento è fissato per il 19 ottobre; seguiranno le serate del 26 ottobre e del 2 novembre, sempre alle 21.30 su Rai 1.
Gli episodi sono disponibili anche su RaiPlay, sia in diretta sia nella modalità su richiesta. Nella nuova puntata, il caso del serial killer si allarga e porta Teresa a cercare un criterio preciso nella scelta delle vittime.
Il passato degli investigatori pesa
Elena, la compagna di Marini, si apre con Alice e ammette di amare Massimo, anche se lui non sembra più fidarsi di lei dopo il rifiuto della proposta di matrimonio. Alice, invece, confida di avere incontrato un uomo per il quale prova interesse e con cui potrebbe nascere una relazione.
Anche Parisi attraversa un momento di cambiamento: si affeziona a Pippo, un cagnolino segnato dai maltrattamenti e ancora incapace di sentirsi al sicuro. Queste vicende private si intrecciano con l’indagine, mentre Teresa è costretta a misurarsi ancora con il rapporto tormentato con Sebastiano.
Turchi nasconde una verità inquietante
Il nuovo omicidio riguarda Dario Turchi, titolare di un’enoteca nel centro di Udine. Il cadavere viene recuperato nei pressi di un corso d’acqua: anche in questo caso le dita sono state recise, riproponendo il macabro schema già osservato dagli investigatori.
Dalle conversazioni con la madre e con Sadia, l’ex fidanzata, emergono dettagli sulla sua vita. Turchi aveva prestato servizio allo spaccio dell’ospedale prima di essere assunto nel locale; Sadia lo aveva lasciato per la sua gelosia e, dopo i litigi, lui passava la notte nel retro dell’enoteca.
Un filo unisce le vittime
Gli esami rivelano che Turchi aveva assunto una quantità rilevante di stupefacenti. Nel locale vengono poi rinvenute sostanze che inizialmente sembrano cocaina, ma che si rivelano GHB, conosciuta anche come droga dello stupro.
Parisi e Marini arrivano a Guido Livini seguendo i tabulati telefonici. L’uomo era stato con Turchi nelle ore compatibili con il delitto e tenta di sottrarsi all’interrogatorio, ferendo Marini con un coltello durante la fuga. Livini spiega di aver conosciuto la vittima all’ospedale e di avergli consegnato la droga per una festa.
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La verità è però più grave: Turchi era stato allontanato dalla struttura perché accusato di avere drogato e violentato una ragazza durante una festa. La giovane, sopraffatta dalla vergogna e dalla sofferenza, si era suicidata.
Teresa individua il disegno del killer
Tornando a parlare con Martina, la nipote della prima vittima Zuliani, Teresa raccoglie un elemento decisivo. La bambina racconta che il nonno la obbligava a giocare e continuava a condizionarla anche dopo la frattura di un polso.
La profiler comincia così a collegare i casi: Zuliani sarebbe stato un manipolatore, Fabris un predatore sessuale e Turchi un uomo accusato di stupro. Secondo questa pista, l’assassino starebbe colpendo persone che hanno sfruttato il proprio ruolo o la propria autorità per fare del male ad altri.
Un primario finisce nel mirino
La quarta vittima è Giulio Neri, primario di ortopedia del policlinico. Il cadavere presenta segni compatibili con quelli degli altri delitti e sulla camicia la dottoressa Giorgi trova una sostanza impiegata nei procedimenti di mummificazione.
Le verifiche sulla sua vita conducono a un fornitore di protesi, incontrato dal medico poco prima della morte. Nell’automobile del primario viene recuperato un borsone con molto denaro; le impronte del fornitore spingono l’uomo ad ammettere di aver versato tangenti a Neri per almeno 2 anni.
Lona, intanto, affronta Mauro Degano. Il giornalista stava lavorando a un’inchiesta sull’impiego anomalo di protesi nella struttura e sospettava l’esistenza di un sistema corruttivo, ma non aveva condiviso l’informazione con il responsabile della squadra mobile.
La fuga di Russi non chiarisce il caso
Gli investigatori tornano da Russi, l’operaio che aveva perso una mano nella fabbrica di Fabris. Anche il padre dell’uomo era stato operato da Neri con l’utilizzo di protesi difettose, un dettaglio che rende Russi importante per l’indagine.
Quando vede arrivare la polizia, però, l’operaio si allontana in automobile e rimane coinvolto in un incidente, finendo in coma. Nel bagagliaio viene trovato del sangue, ma gli accertamenti stabiliscono che appartiene a un animale selvatico: Russi non stava fuggendo per gli omicidi, bensì per l’accusa di bracconaggio.
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