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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Sub alle Maldive, cosa insegna la tragedia: 10 mosse per ridurre i rischi

La morte dei cinque italiani, attribuita all’assenza di ossigeno, riaccende il dibattito su profondità, preparazione, salute e gestione delle emergenze sott’acqua.

La sicurezza dei subacquei è diventata anche una questione normativa: nel gennaio 2026 l’Italia ha varato la Legge n. 9, creando un nuovo assetto nazionale e istituendo l’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee. La prevenzione, però, comincia molto prima dell’ingresso in acqua, con formazione, controlli sanitari e una pianificazione adeguata.

DAN Europe indica tra le precauzioni essenziali il rispetto dei limiti fissati dal proprio brevetto, la verifica dell’attrezzatura, la scelta di condizioni meteo-marine favorevoli, la presenza di un supporto in superficie e l’immersione in coppia. Anche durata, profondità, ambiente e autonomia respiratoria devono essere valutati in anticipo.


Preparazione e salute fanno la differenza

Un’immersione sicura richiede addestramento qualificato, che non dovrebbe fermarsi alle tecniche di discesa e risalita. Sono utili anche la formazione al primo soccorso, alla rianimazione di base e alla somministrazione di ossigeno nelle emergenze.

DAN Europe raccomanda inoltre di sottoporsi con regolarità a controlli medico-subacquei. La valutazione diventa ancora più importante dopo una malattia, un infortunio o quando si assumono medicinali che potrebbero incidere sulla sicurezza dell’attività. Prima di immergersi è consigliabile essere ben idratati, evitando alcol e attività fisica intensa nelle fasi immediatamente precedenti e successive.

L’equipaggiamento va esaminato per intero, compreso quello del compagno, verificando che sia funzionante e adatto al profilo previsto. Occorre inoltre disporre degli strumenti di emergenza necessari, stabilire un piano condiviso e restare sempre all’interno delle proprie competenze.


Pressione, gas e possibili lesioni

Sott’acqua la pressione cresce con la profondità e modifica il comportamento dei gas respirati. Tra le principali condizioni associate all’uso delle bombole, un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità cita la malattia da decompressione e l’embolia gassosa arteriosa.

La prima può comparire quando la risalita non consente una corretta eliminazione dell’azoto: il gas può formare bolle nei tessuti e nel sangue venoso. I disturbi non hanno sempre un esordio immediato; nella maggior parte dei casi si manifestano entro sei ore, ma sono stati registrati anche episodi fino a 48 ore dopo il ritorno in superficie. Il trattamento prevede la ricompressione in camera iperbarica.

Un altro pericolo è rappresentato dai barotraumi, cioè dai danni provocati dalla diversa pressione tra l’ambiente e le cavità corporee contenenti aria. Orecchio medio, seni paranasali e, in determinate circostanze, polmoni possono essere coinvolti.

Per proteggere le orecchie è necessario compensare gradualmente già durante la discesa. Se compaiono dolore o difficoltà, la raccomandazione è di fermarsi e non forzare la manovra; la discesa deve essere lenta e la compensazione eseguita presto e con frequenza.

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Che cosa è successo alle Maldive

La perizia medico-legale relativa ai cinque sub italiani deceduti alle Maldive ha indicato nell’anossia la causa della morte. Il termine descrive la mancanza di ossigeno nei tessuti ed è la forma più grave rispetto all’ipossia, che indica invece una disponibilità ridotta di ossigeno.

Il cervello è particolarmente sensibile a questa condizione: una carenza intensa e prolungata può determinare svenimento e lesioni neurologiche. Non è ancora stato chiarito per quale ragione il gruppo non sia riuscito a lasciare la grotta prima che terminasse la riserva respiratoria; sui minuti decisivi possono essere formulate soltanto ipotesi.

L’immersione risaliva al 14 maggio e si era svolta in una cavità dell’area dell’atollo di Vaavu. I corpi furono individuati in un sistema di passaggi e camere sommerse, fino a circa 60 metri di profondità.

Alle Maldive, tuttavia, la normativa ufficiale per la subacquea ricreativa fissa a 30 metri il limite massimo, applicato anche alle uscite organizzate dalle imbarcazioni turistiche. Per questo le autorità hanno esaminato la tipologia dell’immersione e le eventuali autorizzazioni. La profondità, da sola, non basta comunque a definire il rischio: contano anche ambiente, preparazione, attrezzatura, miscela respiratoria e tempo trascorso sott’acqua.


Dieci precauzioni prima e durante

Le indicazioni di DAN Europe possono essere riassunte in dieci comportamenti: seguire corsi qualificati; mantenere aggiornata la preparazione al primo soccorso e all’ossigeno; verificare periodicamente l’idoneità fisica; arrivare idratati; non consumare alcol; evitare sforzi intensi vicino all’immersione; ispezionare la propria dotazione e quella del compagno; portare i dispositivi di sicurezza; controllare il meteo e il mare; immergersi in coppia con un piano concordato.

A queste regole si aggiunge la necessità di programmare profondità e durata in base all’esperienza e alle caratteristiche del luogo. La discesa non dovrebbe mai proseguire in presenza di problemi di compensazione, mentre la risalita deve essere gestita tenendo conto dell’autonomia residua e delle procedure apprese.

La profondità modifica la fisiologia dei gas, la gestione della riserva e la complessità delle emergenze. Le linee guida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 2024, dedicate alle attività tecnico-scientifiche subacquee per la tutela dell’ambiente marino, fissano per le immersioni in aria previste da quel documento un tetto di 40 metri. Si tratta di una disposizione riferita a quello specifico settore, non di una soglia valida per ogni attività ricreativa.

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