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Sting compie 75 anni: sette storie oltre la musica

Dal maglione che gli valse il nome d’arte alla difesa dell’Amazzonia, il percorso di Gordon Sumner tra palcoscenico, famiglia e impegno civile.

Il 2 ottobre 2026 Sting raggiunge i 75 anni. Nato come Gordon Matthew Thomas Sumner a Wallsend, nel nord-est dell’Inghilterra, ha trasformato le radici operaie della sua infanzia in musica, teatro e attività a sostegno delle popolazioni indigene. Prima con i Police e poi da solista, ha costruito una carriera internazionale senza interrompere il legame con le proprie origini.


Un soprannome nato dal guardaroba

Il nome Sting comparve quando Gordon Sumner suonava il basso nei gruppi jazz della zona di Newcastle, prima della fondazione dei Police. Durante il periodo trascorso con i Phoenix Jazzmen, un collega notò il suo pullover a righe gialle e nere e lo associò all’aspetto di un’ape. Da quella battuta nacque Sting, parola inglese che significa «pungiglione».

Il soprannome, inizialmente legato soltanto a un capo d’abbigliamento, finì per accompagnarlo in ogni fase della carriera. Anche uno dei suoi brani più celebri ha un’origine lontana dalla semplice esperienza personale: “Englishman in New York”, pubblicata nel 1987 nell’album “...Nothing Like the Sun”, fu ispirata da Quentin Crisp.


Dalla musica all’impegno civile

Crisp, scrittore e personaggio della cultura gay britannica, si era trasferito a Manhattan. Sting lo frequentò negli anni Ottanta e rimase colpito dalla sua scelta di vivere apertamente la propria identità in un periodo in cui l’omosessualità era ancora perseguita dalla legge. La canzone racconta proprio la distanza e l’indipendenza di un inglese immerso nella metropoli statunitense.

Nel novembre 1987 il cantante incontrò invece Raoni, leader del popolo Kayapó nella regione brasiliana dello Xingu. Due anni dopo lo accompagnò in un viaggio attraverso 17 Paesi per richiamare l’attenzione sulla distruzione della foresta amazzonica. Nel 1989 Sting e Trudie Styler crearono la Rainforest Foundation: l’organizzazione contribuì alla tutela delle terre tradizionali dei Kayapó, riconosciute dal governo brasiliano nel 1993 con un’area superiore a 40 mila chilometri quadrati vicino al Parco dello Xingu. Oggi la fondazione lavora con comunità indigene di oltre 20 Paesi.


Famiglia, teatro e colline toscane

La vita sentimentale di Sting comprende due matrimoni. Nel 1976 sposò l’attrice Frances Tomelty, dalla quale divorziò nel 1984; nell’agosto 1992 si unì a Trudie Styler, già sua compagna da tempo. Styler è attrice, produttrice e regista e condivide con il musicista la gestione della tenuta Il Palagio e le iniziative dedicate alla protezione delle foreste.

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La proprietà, acquistata nel 1997 a Figline e Incisa Valdarno, a sud di Firenze, è stata recuperata insieme alle attività agricole. Vi si producono vino, olio e miele, mentre alcune etichette riprendono titoli del repertorio di Sting, tra cui “Sister Moon”, “When We Dance” e “Message in a Bottle”. Il “Sister Moon” 2020 ha ricevuto i Tre Bicchieri nella guida del Gambero Rosso 2023; nella tenuta trovano spazio anche un negozio, una pizzeria e un locale dedicato al vino.

Le origini familiari sono al centro di “The Last Ship”, musical ambientato nella comunità industriale di Wallsend e segnato dalla crisi dei cantieri navali. Il padre di Sting faceva il lattaio, mentre nonno e bisnonno lavoravano nella costruzione delle navi. Dopo il debutto a Broadway nel 2014, il cantante entrò nel cast; nel 2026 ha portato in scena una nuova versione dello spettacolo al Theatre Royal Drury Lane di Londra, con repliche dal 22 settembre al 3 ottobre.

Sting è padre di sei figli: Joe e Fuchsia, conosciuta come Kate, nati dal primo matrimonio, e Brigitte Michael, detta Mickey, Jake, Eliot, chiamata Coco, e Giacomo, avuti con Styler. Sul patrimonio da lasciare ai figli ha mantenuto una posizione rigorosa: nel 2014 spiegò di non voler creare per loro «fondi fiduciari che siano un peso al collo» e sostenne che avrebbero dovuto lavorare.

A maggio 2026, durante “CBS Sunday Morning”, ha ribadito quella scelta. Secondo Sting, educare i figli all’idea di non dover lavorare sarebbe «una forma di abuso di cui spero di non essere mai colpevole»; nello stesso intervento ha riconosciuto la loro «straordinaria etica del lavoro».

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