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Lifestyle 2 min di lettura9 ore fa

Stallone, il prezzo della perfezione: «Il mio corpo è distrutto

A 80 anni l’attore ripercorre gli eccessi di Rocky e Rambo: steroidi, bulimia, allenamenti estremi e un lungo elenco di operazioni hanno lasciato conseguenze permanenti.

Nove operazioni alla schiena, due alle spalle e tre fusioni cervicali: è questo il conto che Sylvester Stallone dice di aver pagato per costruire il fisico di Rocky e Rambo. Oggi, a 80 anni, l’attore americano racconta senza filtri il lato più doloroso di quella trasformazione, tra farmaci, disturbi alimentari e acrobazie eseguite personalmente sul set.

La sua testimonianza ridimensiona l’idea che i corpi ipertrofici del cinema d’azione siano sempre il risultato di talento, disciplina e allenamento. Stallone ammette infatti di aver spinto il proprio organismo oltre limiti sostenibili, arrivando a convivere ancora oggi con dolori cronici e con una terapia quotidiana.


Il fisico diventato una prigione

Per interpretare Rocky e John Rambo, Stallone sottopose il corpo a una preparazione sempre più severa. La muscolatura non era soltanto un elemento estetico, ma lo strumento con cui definire i suoi personaggi: per Rambo, in particolare, cercò una forma più aggressiva e animalesca. «Il mio fisico era la mia armatura», ha spiegato ricordando quella fase.

Durante la lavorazione di Rocky III, quando la percentuale di massa grassa era scesa al 2,6%, l’attore sviluppò una forma di bulimia. L’ossessione per il mantenimento del peso e della definizione muscolare gli impediva di trattenere il cibo, trasformando la preparazione atletica in un problema di salute.


La verità sui muscoli del cinema

Stallone ha anche ammesso il ricorso agli steroidi anabolizzanti, assunti secondo cicli alternati: sei settimane di utilizzo e altre sei di interruzione. A suo giudizio, risultati simili non sarebbero raggiungibili naturalmente durante periodi prolungati di riprese. «Nessuno ci riesce senza sostanze e farmaci, punto. Non mi importa cosa dicano, sono tutte balle», ha affermato.

L’attore respinge così la versione secondo cui sarebbe sufficiente allenarsi con costanza per ottenere quelle dimensioni e quella definizione. Fa eccezione, nella sua ricostruzione, soltanto chi possieda caratteristiche fisiche rarissime, una possibilità che considera fuori dalla normalità.

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Il conto degli stunt senza controfigure

La svolta nella consapevolezza dei danni arrivò con Cop Land, uscito nel 1997. La scelta di continuare a girare personalmente le scene più impegnative, senza affidarsi sempre alle controfigure, aggravò però le conseguenze accumulate negli anni.

Stallone ha riconosciuto di aver sottoposto il corpo a un abuso prolungato. Oggi descrive la propria condizione con ironia amara: «Sto insieme col fil di ferro, ma ho ancora la voglia di restare in forma». Per andare avanti, ha raccontato, deve assumere numerosi medicinali ogni giorno.


Il rimpianto guardando indietro

Con il passare del tempo, l’ostinazione che lo spingeva a superare ogni limite ha lasciato spazio al rimorso. Stallone sostiene di aver pagato molto caro il desiderio di apparire sempre invulnerabile e considera masochistica la decisione di affrontare personalmente tante prove fisiche.

Se potesse tornare agli inizi della carriera, sceglierebbe una strada diversa: niente acrobazie rischiose e più spazio alle controfigure. La bandiera dei suoi personaggi, suggerisce oggi, avrebbe potuto essere affidata a qualcun altro senza mettere in pericolo la sua salute.

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