Simoncelli, il ricordo del padre: «Marco era felice
A quindici anni dall’incidente di Sepang, Paolo Simoncelli racconta il dolore, la scelta di restare nel motociclismo e il legame con Valentino Rossi.
Per Paolo Simoncelli, il dolore per la perdita del figlio non ha cancellato una certezza: Marco se n’è andato mentre stava vivendo il suo sogno. Il pilota morì il 23 ottobre 2011 sul circuito di Sepang, in Malesia, ma il padre ha continuato a frequentare il mondo delle corse, trovando proprio lì una ragione per andare avanti.
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La certezza che ha aiutato la famiglia
In un’intervista, Paolo ha spiegato che lui e la moglie non sono tormentati dai rimpianti. Secondo il padre, entrambi hanno fatto tutto ciò che potevano per rendere felice il figlio e questa consapevolezza ha rappresentato un sostegno nei momenti più difficili.
«Marco quando è morto era felice, perché faceva la cosa che voleva più di ogni altra», ha raccontato Paolo, ricordando quanto fosse profondo il legame del pilota con la sua professione. La morte, ha aggiunto, ha sconvolto ogni aspetto della loro esistenza, trasformando la quotidianità da un istante all’altro.
Sepang riapre ferite mai chiuse
Tornare in Malesia dopo l’incidente non è stato semplice. Sul luogo della tragedia c’è una targa collocata da alcuni fotografi e, ogni anno, la famiglia si reca lì per ricordare Marco; quel ritorno, però, riporta inevitabilmente a galla immagini e sensazioni dolorose.
Paolo ha scelto di non allontanarsi dalle competizioni. Accanto a lui ci sono la moglie, la figlia Martina e Kate, la compagna di Marco. Il lavoro nel motociclismo, ha spiegato, è diventato una forma di resistenza e lo ha aiutato a proseguire, anche attraverso una rabbia che non è mai scomparsa del tutto.
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Una rabbia rivolta al cielo
Il padre del pilota ha parlato apertamente anche della sua crisi spirituale. Ha ricordato di aver detto al Papa di essere arrabbiato con Dio e di aver ricevuto comprensione per quel sentimento, maturato dopo una perdita tanto difficile da accettare.
Con il passare degli anni, tuttavia, il suo sguardo è cambiato in parte. Osservando la sofferenza di altri genitori e di persone colpite da malattie gravissime, Paolo ha riconosciuto che esistono dolori altrettanto devastanti: «Quelli sì che sono forti, che sono santi».
Valentino Rossi e i sogni su Marco
Il ricordo di Simoncelli continua a vivere anche nella Fondazione che porta il suo nome e nei progetti promossi dalla famiglia. Marco resta inoltre presente nella memoria degli amici e dei piloti che gli erano vicini, a cominciare da Valentino Rossi.
Paolo ha spiegato che tra loro ci sono ancora contatti e momenti di vicinanza. Rossi, ha riferito, gli racconta talvolta di sognare Marco; anche al padre capita di rivederlo durante il sonno, un’esperienza che considera naturale per chi ha perso una persona così importante.
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