750notizie oggi Scopri i vantaggi
Lifestyle 2 min di lettura16 ott

Siate la mia voce»: la studentessa iraniana che rischia l’esecuzione

Najmeh Amini, 23 anni, è detenuta a Mashhad dopo una condanna capitale legata a un post mai reso pubblico; il suo appello arriva dal carcere.

Dal carcere di Mashhad, Najmeh Amini ha affidato a un messaggio audio la richiesta di non essere dimenticata. La studentessa iraniana, 23 anni, sostiene di essere stata condannata a morte dopo otto mesi di detenzione e chiede alla società civile di parlare al posto suo.

«Non voglio presentarmi come un’eroina, chiedo solo una cosa: siate la mia voce», dice nella registrazione. Il suo caso si inserisce in una fase segnata da arresti, processi e condanne contro i partecipanti alle proteste in Iran.

Offerta del giorno17 ottobre

Douglas

-20% su ordini da 69€ da Douglas

Scade tra 2 giorni
*******


La condanna e il post introvabile

Amini è stata fermata il 31 gennaio a Mashhad, secondo quanto riferito dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw. Il luogo dell’arresto sarebbe stato il centro commerciale Ferdowsi; da quel momento la giovane è rimasta in custodia.

Il 16 settembre, stando a Hengaw e all’agenzia HRANA, il Tribunale Rivoluzionario le ha inflitto la pena capitale con l’accusa di aver insultato il profeta Maometto. In un procedimento separato le sono stati inoltre inflitti dodici anni, sei mesi e un giorno di reclusione per imputazioni collegate alla sicurezza nazionale e alla propaganda contro lo Stato.

Il contenuto del messaggio pubblicato sui social network, considerato alla base della condanna, non è stato diffuso. Né i familiari né altri osservatori sarebbero riusciti finora a rintracciarlo. La sentenza può comunque essere contestata davanti alla Corte suprema.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


L’appello della giovane dal carcere

Nel suo audio, Amini si descrive come una ragazza con progetti, genitori e una famiglia che vive nel timore di perderla. Chiede agli avvocati, agli esperti di diritto, agli attivisti e alle organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, di esaminare il suo caso e sostenerne la richiesta di giustizia.

La studentessa teme che la sua identità possa ridursi a poche righe in un fascicolo giudiziario. «Ricordate il mio nome, potrebbe arrivare il momento in cui non sarò più in grado di parlare ma finché sono in vita mi aggrappo a una speranza», afferma nella registrazione diffusa dal carcere.


La repressione e il bilancio delle esecuzioni

La vicenda è maturata dopo le proteste esplose tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Human Rights Watch ha denunciato l’impiego della forza letale contro i manifestanti, oltre a uccisioni su vasta scala, arresti e limitazioni alle comunicazioni: misure che hanno reso più difficile ricostruire l’ampiezza della repressione.

Anche il numero delle esecuzioni alimenta la preoccupazione delle organizzazioni per i diritti umani. Secondo Amnesty International, nel 2025 in Iran sono state messe a morte almeno 2159 persone, più del doppio delle 972 registrate nel 2024: per l’organizzazione si tratta del livello più alto documentato nel Paese dal 1981.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere