Sempio sfida il caso Garlasco: «Posso spiegare tutto
L’indagato prova a smontare gli elementi dell’inchiesta e racconta l’impatto delle nuove indagini sulla sua vita e sulla sua famiglia.
Andrea Sempio spera di chiudere la vicenda già davanti al giudice dell’udienza preliminare, senza arrivare a un processo completo. «Io francamente penso che sia tutto spiegabile», ha detto a Porta a Porta, ammettendo però di temere la quantità di elementi da esaminare e la possibilità di dover affrontare tutti i gradi di giudizio.
Anche l’eventualità del carcere fa parte dei suoi pensieri, sebbene sostenga di cercare di non soffermarsi su quella prospettiva. Il suo obiettivo, ha spiegato, è riuscire a fornire una lettura convincente dei dati contestati prima dell’apertura del dibattimento.
La sentenza su Stasi resta un punto fermo
Nel corso dell’intervista, Sempio ha preso posizione anche sulla condanna di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi, detenuto dopo la pena definitiva a 16 anni per l’omicidio. «Secondo me la condanna è giusta», ha affermato, dicendo di non ritenere convincenti alcune ricostruzioni che puntano sull’innocenza di Stasi.
A suo giudizio, diversi aspetti del racconto alternativo non offrirebbero spiegazioni sufficienti. Sempio ha quindi sostenuto che le motivazioni già utilizzate nei procedimenti precedenti gli sembrano più coerenti rispetto alle obiezioni sollevate negli ultimi tempi.
Una vita ridotta a casa e avvocati
La nuova indagine ha riportato Sempio al centro dell’attenzione quasi vent’anni dopo la morte di Chiara Poggi. L’uomo ha descritto una quotidianità fortemente limitata: trascorre il tempo tra la propria abitazione, gli incontri con il legale e gli spostamenti necessari per confrontarsi con i consulenti.
«Si vive a fatica», ha sintetizzato durante la trasmissione. Ha aggiunto che il caso è ormai presente in modo continuo nell’informazione e sui social, rendendo difficile immaginare un ritorno a una vita normale. Secondo Sempio, anche in futuro potrebbe accompagnarlo l’immagine di una persona coinvolta in un omicidio, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta.
I giornalisti, ha raccontato, sostano abitualmente nei pressi della sua casa, che si trova alla fine di una strada senza uscita. Sempio ha detto di comprendere l’interesse professionale, ma ha descritto la presenza costante delle telecamere e dei cronisti come un ulteriore peso quotidiano.
La pressione coinvolge anche i genitori, che avrebbero paura per la situazione in cui si trovano. Tra i momenti più difficili degli ultimi due anni, Sempio ha indicato l’ultima occasione in cui la madre è stata ricoverata in ospedale.
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I dubbi su impronte e Dna
Chiara Poggi fu uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto del 2007. Nella nuova inchiesta, Sempio è l’unico indagato e contesta il valore degli elementi che vengono collegati alla sua posizione, a cominciare dall’impronta numero 33 individuata su una parete della villetta di via Pascoli.
Secondo la sua versione, quella traccia non sarebbe attribuibile con certezza a lui né, allo stato attuale, a un’altra persona. Ha inoltre osservato che il muro presenta impronte riferibili a soggetti diversi. Quanto all’eventuale presenza di sangue, Sempio ha invitato a distinguere tra una prova certa e la semplice impossibilità di escludere un’ipotesi.
Resta discusso anche il materiale genetico rilevato sotto le unghie della vittima. Richiamando le conclusioni della perizia Albani, Sempio lo ha definito un dato misto, degradato e non replicato, dal quale sarebbero emersi risultati diversi a seconda delle analisi. Per questo, a suo avviso, il capitolo relativo al Dna non fornirebbe una base solida per l’accusa.
Un’ulteriore contestazione riguarda l’impronta di una scarpa trovata nell’abitazione. Sempio ha riferito che tutte le calzature che ricorda di aver posseduto, comprese quelle ancora conservate in casa, erano del numero 44. Ha aggiunto che una prova effettuata con scarpe del 42 non avrebbe dato esito compatibile, perché non riusciva a indossarle.
Le telefonate e il rapporto con Chiara
Sempio ha dichiarato di aver parlato con Chiara Poggi soltanto due volte. A suo parere, se durante quelle conversazioni fosse accaduto qualcosa di anomalo, la ragazza lo avrebbe probabilmente riferito al fidanzato, al fratello o ai familiari; nessuno, ha aggiunto, avrebbe mai raccontato di averlo sentito parlare di Chiara o viceversa.
Da questo elemento Sempio ricava che non ci sarebbero riscontri per ipotizzare un interesse particolare nei confronti della giovane. Ha inoltre negato di aver mai visto i video intimi di Chiara Poggi, spiegando di aver appreso della loro esistenza soltanto attraverso i mezzi di informazione.
La vicenda continua così a intrecciare la nuova attività investigativa con il delitto del 2007 e con la condanna già definitiva di Stasi. Sempio, intanto, sostiene di voler affrontare i singoli punti davanti alla magistratura, confidando che l’udienza preliminare possa bastare per chiarire la propria posizione.
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