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Lifestyle 3 min di lettura15 ott

Semi, terra e potere: perché le contadine restano svantaggiate

La Giornata internazionale delle donne rurali mette in luce il loro ruolo nella sicurezza alimentare e nella difesa della biodiversità, ma anche gli ostacoli che limitano diritti e risorse.

In Paraguay, Ceferina Guerrero conserva più di sessanta varietà di semi nativi in bottiglie e contenitori metallici, tutti contrassegnati da etichette scritte a mano. La sua attività racconta un patrimonio di conoscenze spesso invisibile: proteggere la biodiversità, scegliere le colture più adatte e trasmettere tecniche indispensabili per il lavoro nei campi.

Il 15 ottobre, la Giornata internazionale delle donne rurali richiama proprio questo contributo. Nel 2026 la ricorrenza coincide con l’Anno internazionale della donna agricoltrice e pone l’accento sulla cura delle risorse naturali, senza nascondere una contraddizione: le donne partecipano in modo decisivo alla produzione alimentare, ma continuano ad avere meno terra, denaro e potere decisionale.

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La biodiversità passa dalle loro mani

Le donne delle aree rurali non svolgono un’unica professione. Sono agricoltrici, allevatrici, lavoratrici stagionali, imprenditrici e operatrici impegnate nella trasformazione e nella vendita dei prodotti. A questo lavoro si sommano la raccolta dell’acqua, la gestione delle risorse naturali e le attività domestiche e di cura, spesso non pagate.

In molte comunità sono inoltre le principali depositarie delle conoscenze sulle sementi, sui terreni e sulle tecniche per difendere le colture. Secondo la FAO, questa funzione contribuisce a mantenere la diversità agricola: coltivare varietà differenti può rendere i raccolti meno vulnerabili alla siccità, alle malattie e agli eventi meteorologici estremi. Le specie meglio adattate all’ambiente locale, infatti, possono ridurre il rischio di perdite generalizzate.


Più lavoro, meno diritti sulla terra

Il riconoscimento del loro ruolo si scontra però con disparità ancora marcate. Le donne costituiscono quasi il 40% della forza lavoro agricola mondiale, mentre possiedono soltanto circa il 15% dei terreni coltivabili. A ostacolare l’accesso alla proprietà sono, in diversi Paesi, norme ereditarie, consuetudini familiari e difficoltà economiche.

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Il divario riguarda anche la produttività e le retribuzioni. Il rapporto della FAO sul ruolo delle donne nei sistemi agroalimentari, pubblicato nel 2023, indica che le aziende gestite da donne ottengono una produttività inferiore del 24% rispetto a quelle maschili, a parità di dimensioni. Tra le cause figurano il minore accesso al credito, alle tecnologie e ai servizi; inoltre, le lavoratrici agricole salariate ricevono in media 82 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini.


Una questione che riguarda tutti

La Giornata internazionale delle donne rurali è nata da una proposta avanzata da alcune organizzazioni non governative durante la Conferenza mondiale sulle donne di Pechino del 1995. Le Nazioni Unite l’hanno istituita nel 2007 e la prima celebrazione si è svolta nel 2008, un giorno prima della Giornata mondiale dell’alimentazione.

La ricorrenza non interessa soltanto chi vive e lavora nelle campagne. La varietà delle colture, la capacità di reagire agli effetti del cambiamento climatico e la solidità delle filiere alimentari incidono anche sulla vita delle città. Per questo UN Women sostiene un accesso più equo alla terra, all’acqua, ai finanziamenti e alle tecnologie, insieme a una distribuzione meno squilibrata del lavoro di cura.

Il tema del 2026 invita dunque a collegare tutela dell’ambiente e diritti. Le donne rurali contribuiscono a conservare risorse essenziali per intere comunità, ma spesso non possono partecipare in condizioni paritarie alle decisioni su come utilizzarle, produrre cibo o ricavarne un reddito.

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