Selvaggia Lucarelli racconta inchieste, tv e nozze con Biagiarelli
La giornalista parla di lavoro, famiglia, influencer e del caso Vannacci, definito un personaggio da ignorare
Selvaggia Lucarelli ha confermato il progetto di sposare Lorenzo Biagiarelli, compagno e socio nella società che gestisce le sue attività editoriali. La giornalista ha parlato anche del lavoro, della televisione, del figlio Leon e delle inchieste che continua a seguire.
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Un lavoro sempre in movimento
Lucarelli ha spiegato di non sentirsi serena, nonostante alcuni obiettivi raggiunti. Preferisce definirsi curiosa e racconta di vivere con una tensione costante verso nuovi progetti: «L’arco è sempre teso. Non c’è nessuna tregua».
Il suo metodo, ha chiarito, non cambia in base al tema affrontato. Che si tratti di costume, gossip, del caso Pandoro o delle vicende legate alle borse di Daniela Santanchè, alla base ci sono verifiche e approfondimenti. A interessarla sono soprattutto le storie costruite su identità inventate, grandi inganni ed ego smisurati, vicende capaci di mostrare un secondo livello rispetto a quello più evidente.
La newsletter e il podcast hanno assunto il nome Vale Tutto, già utilizzato come marchio. Il progetto dispone ora di una sede propria ed è gestito da una società nella quale Lucarelli possiede il 51 per cento e Biagiarelli il 49 per cento. La giornalista ha raccontato di aver voluto uno spazio adeguato per ospitare scrittori, conduttori e altri personaggi, evitando ambienti improvvisati.
Televisione e vita privata
Dopo dieci anni a Ballando con le stelle, Lucarelli ha scoperto di apprezzare anche la conduzione. La televisione, però, non rappresenta la sua passione principale e il suo percorso professionale comprende soprattutto scrittura, podcast e inchieste. Ha inoltre detto di non avere paura di fallire.
Il tono è cambiato parlando della famiglia. Biagiarelli è descritto come il suo punto fermo e il matrimonio, ha lasciato intendere, è un progetto concreto. Nel racconto sono comparsi anche i gatti e Leon, oggi ventenne, che Lucarelli portò con sé da bambino durante alcuni viaggi umanitari in Libano e Iraq organizzati con Terre des Hommes.
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In quell’occasione il figlio visitò un campo profughi siriano-palestinese e incontrò una ragazza palestinese sostenuta a distanza. Secondo la madre, quell’esperienza ha contribuito alla sua sensibilità verso le persone più fragili e alla consapevolezza della propria condizione privilegiata.
Influencer, cronaca e Vannacci
Lucarelli considera cambiato il rapporto tra pubblico, aziende e influencer. Le imprese sarebbero più prudenti, mentre i professionisti del settore seguirebbero regole più rigide anche per effetto delle agenzie e dell’Agcom. Il pubblico, dopo aver ridimensionato l’immagine della vita perfetta mostrata sui social, riconosce più facilmente la finalità commerciale di molti contenuti.
Tra i temi affrontati ci sono anche i casi di cronaca nera di Garlasco e Bergamini. Lucarelli ha precisato di non essere attratta dal dolore dei delitti, ma dal modo in cui un’indagine può trasformarsi in un processo mediatico e influenzare la percezione degli avvenimenti.
Sul generale Vannacci ha spiegato di non aver mai scritto del suo fenomeno. A suo giudizio, avrebbe dovuto essere trattato «come una macchietta e ignorato». Quanto alla paura dello straniero, la giornalista l’ha collegata alla propaganda politica rivolta alle fasce sociali più disagiate, alle quali viene indicato come minaccia chi si trova in una condizione ancora più povera.
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