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San Casciano, il mistero del tempio risolto dall’acqua calda

Monete, offerte anatomiche e un’iscrizione bilingue hanno permesso di identificare la divinità venerata nel santuario termale etrusco-romano.

Per anni il nome della divinità principale del santuario di San Casciano dei Bagni è rimasto nascosto tra argilla, monete e reperti votivi. La risposta è arrivata grazie a un’iscrizione etrusca e a un blocco di travertino riutilizzato dai Romani: il tempio era dedicato all’acqua calda e al suo potere curativo.

La scoperta si inserisce nel quadro degli scavi condotti nel Parco Archeologico del borgo in provincia di Siena. Il sito ha restituito 24 statue in bronzo conservate in condizioni eccezionali, insieme a numerosi altri oggetti, in un ritrovamento considerato il più importante in Italia dopo quello dei Bronzi di Riace. È prevista anche l’apertura di un museo.

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L’iscrizione che ha sciolto il dubbio

All’interno del tempio non sono comparsi simboli riconducibili con certezza ad Apollo o a Fortuna Primigenia. Il fulcro del complesso era una grande vasca monumentale, oggi profonda cinque metri, dove furono accumulate offerte di vario genere. Ludovico Salerno, guida e partecipante agli scavi fin dalle prime fasi, ha ricordato che la domanda iniziale riguardava proprio l’identità della divinità venerata.

Nel 2021, durante l’esplorazione della vasca, gli archeologi hanno recuperato uno strato composto da 10.500 monete. L’argilla e l’assenza di ossigeno hanno contribuito a preservarle. Assieme al denaro sono state trovate mani, piedi, teste, orecchie, nasi e bocche in bronzo: immagini delle parti del corpo per cui i fedeli chiedevano guarigione dopo il bagno nelle acque termali.

Il ritrovamento di organi interni riprodotti nello stesso materiale ha ampliato il significato delle offerte. «Quando sono comparsi anche gli organi interni in bronzo, abbiamo capito che la fiducia nel potere terapeutico di queste acque doveva essere molto alta», ha spiegato Salerno.

La soluzione è emersa studiando alcuni ex voto legati alla maternità. Tra le offerte figurano circa trenta neonati in bronzo, probabilmente deposti dalle madri in cerca di protezione per i figli in arrivo. Su uno di questi oggetti compariva una formula in etrusco rivolta alla divinità principale, indicata come “Flere Savens”, espressione allora non interpretabile.

Un anno dopo, nel 2024, gli scavi hanno portato alla luce un elemento ancora più significativo. Dal crollo di una parete è stato estratto un blocco di travertino, riutilizzato in età romana, sul quale ricompariva il nome “Flere Avens”. A fianco era incisa la formula latina “Fons Caldus”. Il confronto tra le due espressioni ha permesso di comprendere che la richiesta della madre era rivolta alla fonte di acqua calda.

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Un santuario dedicato alla cura

Gli oggetti recuperati descrivono un luogo frequentato da Etruschi e Romani e caratterizzato dal bilinguismo. Le offerte anatomiche suggeriscono pratiche rituali legate alla salute: chi cercava sollievo poteva acquistare una riproduzione della parte malata dagli artigiani attivi probabilmente nelle vicinanze del santuario e poi consacrarla alla divinità.

Gli ultimi cinque anni di lavoro hanno restituito l’immagine di un centro nel quale si osservavano il corpo umano, la medicina e gli effetti dell’acqua sulle persone. Sono stati recuperati anche strumenti forse impiegati in interventi chirurgici e raffigurazioni bronzee di organi interni risalenti al III secolo a.C., elementi che indicano come le pratiche terapeutiche fossero presenti già in epoca etrusca.

Salerno ha riassunto l’esito delle ricerche con una battuta: «Alla fine abbiamo scoperto… l’acqua calda». Dietro l’ironia c’è la conferma dell’identità della divinità e del ruolo centrale attribuito alle sorgenti nel culto del santuario.


Da San Casciano a San Francisco

La rilevanza del sito ha attirato l’attenzione internazionale e ha portato alcuni reperti fuori dall’Italia. Tre ex voto provenienti dal santuario del Bagno Grande sono stati esposti a San Francisco nella mostra “Gli Etruschi: dal cuore dell’antica Italia”, organizzata al Legion of Honor dal 2 maggio al 20 settembre 2026.

A San Casciano dei Bagni, intanto, il legame tra storia e acque termali resta visibile anche nell’offerta contemporanea. Fonteverde, struttura alberghiera del gruppo Italian Hospitality Collection, nacque nel XVII secolo come residenza termale destinata a Ferdinando I de’ Medici ed è oggi immersa nel paesaggio naturale del borgo. L’imminente museo aggiungerà un nuovo spazio per raccontare le statue, le monete e il culto dell’acqua calda.

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