Povertà alimentare, il 56% resta fuori dagli aiuti: la proposta
Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone risultano in povertà assoluta: Banco Alimentare chiede di affiancare ai prodotti recuperati anche alimenti acquistati dalle imprese.
Il sistema italiano degli aiuti alimentari riesce oggi a garantire un pasto quotidiano al 44% delle persone in povertà assoluta. Rimane quindi scoperta una quota del 56%, pari a oltre la metà di chi avrebbe bisogno di sostegno: è questo il principale allarme lanciato dalla Fondazione Banco Alimentare ETS.
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Un bisogno ancora largamente scoperto
Le stime Istat riferite al 2025 indicano più di 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. L’incidenza raggiunge l’8% dei nuclei familiari e il 9,3% della popolazione, con valori sostanzialmente stabili o in lieve diminuzione rispetto al 2024.
Il divario è marcato in base alla cittadinanza dei componenti: la povertà riguarda il 5,9% delle famiglie formate esclusivamente da italiani, il 26,7% di quelle con almeno una persona straniera e il 29,4% dei nuclei composti soltanto da stranieri. Nello stesso anno, il 29,4% delle famiglie ha ridotto la quantità o la qualità degli alimenti acquistati, contro il 31,1% dell’anno precedente. Per le bevande la percentuale è stata del 33,8%, in calo dal 35,3%.
La proposta per ampliare la rete
La Fondazione Banco Alimentare ETS ha sottoposto a istituzioni e imprese una soluzione elaborata con il supporto della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano. L’idea è aggiungere alle attuali eccedenze donate dalle aziende anche prodotti ordinari acquistati e messi a disposizione per gli interventi di sostegno.
Secondo Marco Piuri, presidente della Fondazione, «l’aiuto alimentare va ben oltre la semplice risposta assistenziale d’emergenza: è la prima porta di accesso per intercettare le fragilità e accompagnare le persone verso l’autonomia». La proposta avrebbe un costo stimato di 0,60 euro per pasto e, nelle intenzioni dell’organizzazione, permetterebbe di aumentare le quantità distribuite contenendo l’impegno economico pubblico.
Il confronto tra i diversi strumenti
La ricerca ha messo a paragone tre canali: le donazioni aziendali, la Carta Dedicata a Te e gli acquisti pubblici finanziati dal Fondo Sociale Europeo Plus e dal Fondo Nazionale. Le donazioni delle imprese coprono in un anno circa il 22% del fabbisogno, equivalente a 458 milioni di pasti; la Carta raggiunge il 14%, pari a 289 milioni, mentre i programmi pubblici arrivano all’8%, con 159 milioni di pasti.
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Anche il costo unitario risulta diverso. Per le donazioni è stimato in 0,60 euro, contro i 2,35 euro del prezzo di mercato, i 2,12 euro associati alla Carta Dedicata a Te e gli 1,71 euro dei programmi finanziati con risorse europee e nazionali.
Anziani soli e famiglie numerose
La pressione sulle famiglie emerge anche dai dati sui consumi. I nuclei composti da una sola persona sono gli unici ad aver registrato una crescita significativa della spesa mensile, salita da 1.932 a 2.070 euro rispetto al 2024, con un impatto particolare sulle persone anziane che vivono sole.
Per le coppie con almeno tre figli, invece, sono soprattutto cibo e bevande analcoliche a pesare sul bilancio: rappresentano il 23,8% della spesa complessiva, pari a 864 euro al mese. Banco Alimentare sostiene che il nuovo meccanismo dovrebbe affiancare, senza sostituirli, gli strumenti di sostegno diretto e i finanziamenti destinati ai programmi oggi centrali nella distribuzione degli alimenti.
La Fondazione organizza inoltre la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare®, prevista nel 2026 per sabato 14 novembre. In quell’occasione sarà possibile acquistare e donare prodotti come olio, legumi, conserve, tonno, riso e alimenti per la colazione o la merenda.
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