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Lifestyle 3 min di lettura1 ott

Postura perfetta? La svolta è alzarsi: così il corpo recupera

Rigidità e stanchezza possono comparire anche senza attività intensa: il rimedio più utile è alternare la seduta a brevi pause di movimento.

La questione non è correggere continuamente il corpo per costringerlo in un assetto ideale. Dopo molte ore davanti a uno schermo, la strategia più utile può essere molto più semplice: interrompere la seduta, cambiare posizione e lasciare che muscoli e articolazioni tornino a muoversi.

Anche pochi minuti distribuiti lungo la giornata possono diventare un passaggio concreto tra immobilità e attività. L’obiettivo non è trasformare la scrivania in una palestra, ma evitare che il corpo resti bloccato nello stesso schema fino a sera.


Il movimento conta più della posizione fissa

Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità invitano a ridurre il tempo trascorso in condizioni sedentarie e a sostituirlo, quando possibile, con attività fisica anche leggera. Una breve camminata, qualche movimento delle spalle o un semplice cambio di appoggio possono quindi avere un ruolo nella gestione della giornata.

Il problema, infatti, non dipende soltanto dal modo in cui si sta sedute. Restare ferme a lungo mantiene alcuni muscoli impegnati nel sostegno del corpo e ne coinvolge pochissimo altri. Da qui possono comparire tensione, rigidità e affaticamento, anche quando non si è svolto un lavoro fisico intenso.


Collo e schiena pagano l’immobilità

Verso la fine del pomeriggio è frequente avvertire il collo duro, le spalle tese o il bisogno di cambiare posizione. Computer, telefono e una postazione poco adatta possono accentuare il disagio, ma alla base c’è soprattutto la ripetizione dello stesso assetto per molte ore.

La testa di un adulto pesa in media circa 4-5 chili. Se viene spinta in avanti verso il monitor, i muscoli cervicali devono contrastare un carico meccanico maggiore. Anche il bacino può scivolare in avanti e le spalle tendono a chiudersi, alimentando una catena di tensioni.


Come controllare la scrivania

Prima di iniziare a lavorare si possono verificare tre elementi essenziali. I piedi dovrebbero poggiare con stabilità sul pavimento, il bacino dovrebbe essere sostenuto dalla seduta e lo schermo dovrebbe stare a un’altezza che non obblighi a tenere la testa costantemente inclinata.

Queste accortezze offrono una base più favorevole, ma non risolvono da sole il problema. Nemmeno una sedia ergonomica può sostituire le pause: dopo aver sistemato l’ambiente, resta indispensabile interrompere regolarmente la posizione seduta.

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Pause brevi, benefici concreti

Non serve attendere l’allenamento serale. A intervalli regolari ci si può alzare, camminare per qualche passo, portare le braccia verso l’alto, muovere le spalle oppure eseguire con delicatezza una retrazione del mento. Anche alternare semplicemente il modo di stare sedute aiuta a spezzare la continuità dell’immobilità.

Può essere utile dedicare attenzione anche alla respirazione. Dopo ore di concentrazione davanti al computer, alcuni respiri lenti e ampi permettono al torace di espandersi e al diaframma di muoversi più liberamente. Non è necessario svolgere una sessione di esercizi: conta la frequenza con cui si restituisce mobilità al corpo.


Dopo il lavoro serve una transizione

Terminata la giornata, passare dalla sedia dell’ufficio al divano lascia l’organismo in una condizione molto simile. Una passeggiata breve, alcuni esercizi di mobilità o qualche minuto di respirazione possono invece segnare il passaggio dal lavoro al tempo personale.

L’obiettivo non è “aggiustare” il corpo dopo averlo usato nel modo sbagliato, ma offrirgli occasioni per fare ciò che gli è naturale: cambiare assetto e muoversi. La raccomandazione della personal trainer Paola Miretta nasce proprio da questa prospettiva.


L’esperienza di Paola Miretta

Paola Miretta è personal trainer, direttrice di Yoga e Pilates e fondatrice di Fitness Boutique, attività con sede a Piacenza e seguita anche online su Zoom da allieve e allievi di diversi Paesi. Per lei il movimento rappresenta un cambiamento che coinvolge sia il corpo sia la dimensione mentale.

La sua storia sportiva è iniziata con il nuoto agonistico, praticato durante l’adolescenza, per poi proseguire con la corsa di resistenza fino ai vent’anni. In seguito, durante il recupero da un infortunio, ha scoperto il fitness: prima la sala pesi e poi le lezioni collettive, fino alla scelta professionale di lavorare come istruttrice e personal trainer.

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