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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Pianto dei bambini, una campagna contro le etichette

La psicologa Martina Mazzoleni invita a riconoscere il pianto come espressione emotiva, senza giudizi legati a età o genere.

Il pianto infantile va riconosciuto come una forma di comunicazione, non corretto o represso.

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Una campagna contro i pregiudizi

IMC Toys ha lanciato “Cry Babies Revolution”, un progetto rivolto ai genitori per mettere in discussione l’idea del bambino piagnucoloso. L’iniziativa propone di leggere il pianto come un segnale di autenticità, sensibilità e capacità di riconoscere le proprie emozioni.

La campagna estende questo messaggio a ogni età e indipendentemente dal genere. L’obiettivo è superare l’associazione automatica tra lacrime e debolezza, restituendo valore a una reazione naturale dell’organismo.


Il peso delle definizioni

Secondo Martina Mazzoleni, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta, definire un bambino “piagnucolone” significa trasformare un comportamento in un tratto permanente della sua identità. È invece possibile descrivere ciò che fa senza stabilire che cosa sia.

«Non ci sono comportamenti, manifestazioni emotive da femmine o da maschi, da deboli, da forti, da giuste o sbagliate in generale», ha spiegato la psicologa. Un’emozione intensa può avere bisogno di essere espressa attraverso il pianto, che per questo può essere accolto da tutti.

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Il pianto comunica un bisogno

Quando un neonato piange, il genitore deve provare a comprendere il bisogno espresso e a rispondere in modo adeguato. Questa capacità di ascolto contribuisce a costruire fiducia e attaccamento, elementi collegati anche alla protezione e alla sopravvivenza del bambino.

Le lacrime non indicano necessariamente tristezza, rabbia o dolore. Possono accompagnare anche gioia, entusiasmo, nostalgia e malinconia: emozioni diverse che trovano nel pianto un canale di espressione.


Una reazione naturale

Sul piano neurobiologico, ridere e piangere svolgono una funzione simile: aiutano a liberare un eccesso di tensione emotiva e a riportare l’organismo verso un maggiore equilibrio. Per questo interrompere automaticamente il pianto può impedire di comprendere ciò che il bambino sta vivendo.

L’esperta ha quindi invitato a superare le classificazioni che presentano alcune emozioni come adatte ai maschi o alle femmine. Accogliere le lacrime significa riconoscere l’esperienza emotiva senza ridurre la persona alla sua reazione.

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