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Lifestyle 2 min di lettura5 giorni fa

Pet parenting, quando il cane vale più della culla

Tra giovani e adulti cresce l’idea di costruire la propria vita attorno a un animale: i sondaggi parlano di sostituzione dei figli, ma gli esperti avvertono sui rischi di un’affettività troppo antropocentrica.

Dietro l’idea del pet come membro della famiglia c’è anche un problema concreto: se l’animale viene trattato come un bambino, si rischia di ignorarne bisogni, ritmi e segnali. È proprio questo scarto, secondo gli esperti citati nello studio, a favorire stress, comportamenti compulsivi e difficoltà relazionali.


I giovani spingono la tendenza

Le rilevazioni raccolte nel 2026 mostrano che la scelta di vivere con un animale al posto di un figlio non riguarda solo casi isolati. Nel rapporto “State of Pets 2026” di The Harris Poll emerge che 4 persone su 10 orientano ormai le proprie scelte in quella direzione, mentre il 55% di Millennial e Gen Z ha già valutato di impostare il proprio futuro intorno a un pet.


Perché in tanti preferiscono un pet

Tra i motivi indicati spiccano l’idea di non essere nel momento giusto della vita, citata dal 45%, seguita dalla gestione più semplice rispetto a un bambino, al 35%. Contano anche il peso economico ridotto, al 32%, la minore dose di responsabilità, al 28%, e la decisione consapevole di non avere figli, che vale il 24%.


Dalla teoria alle scelte di vita

Il comportamento non resta sul piano delle opinioni. Il 54% dei Millennial e della Gen Z dichiara che lascerebbe un’eredità al proprio animale se potesse, mentre tra i proprietari single quasi uno su due, il 49%, dice di aver rinunciato alla ricerca di un partner affidandosi soprattutto alla compagnia del proprio pet.

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L’Italia segue lo stesso schema

Anche nel nostro paese la dinamica appare simile: una ricerca Ipsos per Changes Unipol sul rapporto tra italiani e animali domestici rileva che il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z ritengono possibile sostituire un figlio con un animale. La media nazionale è al 28%, contro il 13% dei Baby Boomer, in un quadro ricostruito dallo Schesir Respect My Nature Index su più fonti internazionali e con il contributo di esperti.


Le regole per evitare errori

A questo punto gli specialisti del settore indicano alcune linee guida molto pratiche: osservare il linguaggio del corpo invece di attribuire emozioni umane, rispettare i tempi di socializzazione della specie, scegliere l’alimentazione in base ai bisogni reali e non alle abitudini di chi vive in casa, consultare professionisti quando cambiano appetito o comportamento e non forzare pose o contatti che limitano la libertà dell’animale.


L’avvertimento degli esperti

Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, ha sintetizzato il punto così: «Il rischio del pet parenting non è amare troppo il proprio animale, ma amarlo nel modo sbagliato, proiettandogli addosso aspettative ed esigenze che appartengono ad un essere umano e non a un cane o a un gatto». Nella stessa linea, ha aggiunto che rispettarli significa riconoscere corpo, tempi, socialità e alimentazione specifici, senza trasformare un gesto affettuoso in una pratica dannosa.

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