Peste polmonare, il caso russo riaccende l’allerta: cosa sapere
La morte di una 28enne in Siberia riporta l’attenzione su sintomi, trasmissione e gravità della forma respiratoria della peste, mentre gli esperti chiedono vigilanza.
La morte di una ragazza di 28 anni nella regione russa di Irkutsk ha riportato l’attenzione sulla peste polmonare, una delle manifestazioni più gravi della malattia. Il caso, registrato nella Siberia orientale, ha spinto gli specialisti a chiedere controlli accurati e maggiore trasparenza, pur senza indicare un pericolo concreto per la popolazione italiana o europea.
Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, ha invitato a non sottovalutare l’episodio. Secondo l’infettivologo, il tema riguarda soprattutto la sicurezza sanitaria internazionale e la necessità di prepararsi a eventuali rischi biologici con informazioni affidabili e attività di prevenzione.
Una forma rara ma molto aggressiva
La peste polmonare è provocata dal batterio Yersinia pestis e rappresenta la variante più severa e contagiosa della peste. Può comparire direttamente dopo l’inalazione del microrganismo, nella cosiddetta forma primaria, oppure svilupparsi come conseguenza di una peste bubbonica non trattata: in questo caso si parla di forma secondaria.
All’inizio possono comparire febbre elevata, brividi, mal di testa e un marcato senso di debolezza. Nella peste bubbonica sono tipici anche i linfonodi ingrossati e doloranti, chiamati bubboni. Quando l’infezione raggiunge i polmoni, si manifesta una polmonite pestosa che può peggiorare rapidamente.
I sintomi e il rischio di contagio
La variante polmonare può trasmettersi tra persone attraverso le goccioline respiratorie emesse durante la tosse. Il contagio, tuttavia, richiede generalmente una vicinanza stretta e prolungata con un malato che presenta sintomi: non si tratta di una trasmissione silenziosa come quella osservata in altre infezioni respiratorie.
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La malattia può essere contratta anche dagli animali. I roditori selvatici e le pulci che li infestano possono trasmettere il batterio attraverso una puntura; un altro possibile veicolo è il contatto con tessuti o fluidi appartenenti ad animali infetti.
Perché la rapidità è decisiva
Senza trattamento, la peste polmonare può condurre alla morte già entro 18-24 ore dall’esordio. Le stime riportate per i casi non curati indicano una letalità del 100%, mentre l’intervento tempestivo è fondamentale per limitare l’evoluzione dell’infezione e il rischio di trasmissione.
Le misure di isolamento rivolte ai casi sospetti e ai contatti stretti hanno dimostrato di poter contenere la diffusione, impedendo che la malattia si trasformi in un’emergenza più ampia. Per questo Bassetti ha definito il caso russo un possibile tema di sicurezza sanitaria internazionale: «Non è questione di creare allarmismo. È esattamente il contrario: davanti a possibili rischi biologici, servono informazione seria, verifiche indipendenti e capacità di prevenzione».
Al momento, il caso segnalato in Russia non comporta un rischio per chi vive in Italia o nel resto dell’Europa. L’attenzione degli esperti è rivolta soprattutto alla sorveglianza epidemiologica e alla verifica delle informazioni, strumenti considerati essenziali per intervenire rapidamente qualora emergessero nuovi contagi.
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