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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Perizia sulla morte di Fakir: tre concause e soccorsi criticati

La relazione della Procura di Bologna indica cocaina, cardiopatia e posizione prona tra i fattori del decesso

La morte di Abderrahim Fakir sarebbe stata provocata dalla combinazione di cocaina, una grave malattia cardiaca e posizione prona durante il contenimento. Il 42enne era deceduto il 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna per insufficienza respiratoria acuta.

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Le cause indicate dai consulenti

La relazione medico-legale, composta da circa 300 pagine, descrive un uomo in intossicazione acuta da cocaina e affetto da una severa cardiopatia ischemica con interessamento di tre arterie coronarie. Alla carenza di ossigeno avrebbero contribuito anche l’agitazione psicomotoria e l’aumento della temperatura corporea associati all’assunzione della sostanza.

Il mantenimento di Fakir a pancia in giù durante l’intervento dei due poliziotti rientra tra le concause considerate dai consulenti. La perizia, tuttavia, non attribuisce un peso preciso a ciascun elemento e non sostiene che, senza il contenimento, la sopravvivenza sarebbe stata certa.

Gli esperti escludono invece un ruolo diretto dei traumi nella morte. Le lesioni comprendevano danni precedenti all’arrivo degli agenti, tra cui una frattura al piede e la riapertura di una ferita al polso, oltre a ferite riconducibili al contenimento nella zona della testa, del collo e delle spalle. Altri traumi, in misura minore, sarebbero stati causati dalla rianimazione.

Secondo i consulenti, quei danni non provano una compressione del collo capace di bloccare le vie respiratorie o la circolazione cerebrale. Restano però la testimonianza dell’intensità della colluttazione. La relazione precisa inoltre che non è possibile collegare ogni singola lesione a una specifica manovra o a uno dei due agenti.


Le contestazioni sui soccorsi

La gestione dell’emergenza viene giudicata problematica sia nella fase iniziale sia dopo l’arrivo dei sanitari. Una volta messo in sicurezza il luogo, Fakir, già privo di conoscenza e con una respirazione lenta e superficiale, sarebbe rimasto per circa quattro minuti in posizione laterale, ammanettato, senza ossigeno né ventilazione.

Alla luce delle linee guida europee sulla rianimazione del 2025, quel quadro avrebbe dovuto essere trattato come un arresto cardiaco o come una situazione prossima all’arresto. Le compressioni toraciche sarebbero cominciate in ritardo, con l’uomo ancora ammanettato e con una profondità giudicata insufficiente.

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I consulenti ritengono inoltre inadeguato conservare durante la rianimazione sia le manette sia la fascia agli arti inferiori. Questi vincoli, secondo la relazione, avrebbero ostacolato le compressioni e reso più difficile intervenire sulle vie respiratorie.

Con l’arrivo dell’ambulanza e del medico, il massaggio cardiaco sarebbe stato fermato e la rianimazione interrotta. Non sarebbe stato seguito neppure il protocollo avanzato, che prevede accesso venoso, adrenalina e ricerca delle cause reversibili dell’arresto. Anche un intervento tempestivo e corretto, comunque, avrebbe lasciato una probabilità di sopravvivenza stimata intorno al 15%.


Il codice del 118 e le reazioni

La perizia valuta anche l’ipotesi di un codice rosso assegnato durante la chiamata al 118, invece di quello verde. Un invio più rapido dell’équipe avrebbe potuto consentire una strategia di riduzione della tensione, una sedazione farmacologica e un contenimento più breve. I consulenti non stabiliscono però che una diversa procedura avrebbe evitato con certezza il decesso.

Dalla telecamera indossata da uno degli agenti risultano frasi pronunciate durante l’intervento e i tentativi di soccorso, tra cui commenti sull’eventuale morte dell’uomo e sulla sua respirazione. Le registrazioni hanno provocato reazioni della famiglia e dei suoi legali.

Fabio Anselmo, avvocato dei familiari, sostiene che la posizione prona non sia stata esclusa come concausa e ha annunciato il deposito di una relazione firmata dal professor Vittorio Fineschi. «I consulenti non sono riusciti a escludere il ruolo concausale della posizione prona», ha affermato.

Gabriele Bordoni, difensore dei poliziotti, mantiene una valutazione diversa: «Come diciamo dall’inizio, il contenimento non ha aiutato ma ha avuto un ruolo marginale nella causa del decesso». I pubblici ministeri Morena Plazzi, Domenico Ambrosino e Francesca Arienti dovranno ora esaminare la relazione e decidere come procedere. Nel fascicolo per omicidio colposo figurano sei persone annotate preliminarmente, senza che ciò equivalga all’iscrizione formale nel registro degli indagati.

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