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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Pensioni 2027, scatta il mese in più: cosa può cambiare a 64 anni

L’adeguamento alla speranza di vita torna operativo, mentre si discutono nuove uscite anticipate e correttivi per carriere, lavori e situazioni personali diverse.

Dal 1° gennaio 2027 il blocco dell’adeguamento pensionistico dovrebbe terminare: per la pensione di vecchiaia servirà un mese aggiuntivo, arrivando a 67 anni e 1 mese. Parallelamente, il confronto politico si concentra su possibili strumenti per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro, soprattutto per chi ha iniziato a versare prima del 1996.

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L’età ordinaria sale di un mese

Il meccanismo collega i requisiti pensionistici all’andamento della vita media della popolazione. Dopo la sospensione degli ultimi anni, l’adeguamento dovrebbe quindi tornare a operare dal 2027 e produrre un primo effetto contenuto: chi maturerà i requisiti per la pensione di vecchiaia dovrà attendere un mese in più rispetto alle regole attuali.

La conseguenza riguarderà la platea generale, ma non in modo identico tutti i lavoratori. Per alcune attività considerate gravose o usuranti e per chi rientra tra i lavoratori precoci sono previste infatti forme di tutela che possono evitare, o attenuare, l’allungamento dei tempi legato alla speranza di vita.


L’uscita a 64 anni resta selettiva

Oggi il pensionamento a 64 anni con almeno 20 anni di contributi è riservato ai cosiddetti contributivi puri, cioè alle persone che hanno cominciato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996. Chi possiede una storia assicurativa precedente non può utilizzare questo canale e, per lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia, deve puntare sulla pensione anticipata ordinaria.

Anche questo requisito è destinato a cambiare: dagli attuali 42 anni e 10 mesi di versamenti si passerebbe a 42 anni e 11 mesi nel 2027. Per superare la differenza tra chi ha iniziato prima o dopo il 1996, tra le ipotesi allo studio c’è l’estensione dell’uscita a 64 anni a tutti, con un calcolo dell’assegno interamente contributivo.

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Le ipotesi per rendere l’anticipo più ampio

L’accesso a 64 anni non dipende soltanto dall’età e dalla contribuzione. La normativa vigente richiede anche che l’importo maturato superi una soglia minima; proprio questo vincolo potrebbe essere rivisto o ridotto, così da ampliare il numero di persone in grado di utilizzare il canale anticipato.

Un’eventuale estensione avrebbe comunque un costo per chi scegliesse di lasciare prima il lavoro. Il metodo contributivo considererebbe infatti esclusivamente i versamenti effettuati durante la carriera, con possibili effetti sull’importo finale della pensione.


Quota 41 e sostegni sociali

Tra le proposte discusse figura anche Quota 41, basata sugli anni di contributi invece che sull’età anagrafica. L’idea consentirebbe il ritiro con 41 anni di versamenti, ma per contenere l’impatto sui conti pubblici si valutano formule più prudenti: tra queste, un’età minima di 62 o 63 anni oppure una riduzione dell’assegno attraverso un ricalcolo.

Nel quadro delle possibili uscite restano inoltre gli strumenti destinati alle situazioni di maggiore fragilità. APE Sociale e Opzione Donna rappresentano canali di accompagnamento per disoccupati, caregiver, persone con invalidità riconosciuta e altre categorie svantaggiate. La possibilità concreta di anticipare il pensionamento nel 2027 dipenderà quindi dalla carriera contributiva, dal tipo di mansione svolta e dalle misure che saranno approvate in via definitiva.

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