Parabita, il tesoro nascosto tra arte, forni e palazzi del Salento
Un itinerario tra edicole votive reinterpretate, opere contemporanee, dimore storiche e sapori locali racconta la trasformazione culturale di un borgo vicino a Gallipoli.
Palazzo Piccinno, antica dimora oggi convertita in una raffinata struttura ricettiva, può riservare una sorpresa ai visitatori: nel suo atrio si tengono talvolta degustazioni e percorsi sensoriali aperti al pubblico. Poco distante, Claire Fontaine firma Wishing Painting, una tela blu punteggiata da monetine che ricordano i desideri affidati alle fontane e assumono l’aspetto di stelle.
Un finale tra gusto e tradizione
La passeggiata può concludersi nella piazzetta dominata dal Castello Angioino, edificio abitato fino a pochi anni fa e ora destinato, dopo l’acquisizione da parte del Comune, ad accogliere iniziative culturali. Qui La Madre propone aperitivi informali, numerose etichette di gin locale e, per chi preferisce evitare l’alcol, una granita preparata con limoni freschi.
Sulla stessa piazza Santi Benatitti serve pizze con farina Tipo 1, bordo sottile e condimenti elaborati, mantenendo prezzi accessibili. All’uscita si può ricevere anche il curioso santino di “Santa Pacenzia”, mentre Lo Sturno rappresenta la scelta per chi cerca i piatti della cucina salentina: orecchiette, fave e cicorie, pettole e carne di cavallo cotta nel sugo.
Il centro vive senza maschere
Parabita, nell’entroterra di Gallipoli, conta poco meno di 10mila abitanti e ha saputo rinnovarsi senza trasformarsi in una vetrina per il turismo di massa. Le case a corte imbiancate a calce, i palazzi nobiliari e i vicoli conservano un carattere riconoscibile, mentre ristoranti, botteghe e alloggi di pregio hanno riportato movimento nel cuore antico.
Anche il mercato immobiliare, particolarmente conveniente fino a pochi anni fa, ha attirato famiglie italiane e straniere. Il risultato è un paese più internazionale, ma ancora legato alle proprie consuetudini: da qui può partire un itinerario nel Salento Ionico lontano dalle rotte più frequentate.
Quando le nicchie cambiano volto
La storia di questa trasformazione passa da una Madonna Addolorata in maiolica bianca, spezzata in tre parti e poi ricomposta dentro una nicchia. L’opera, realizzata da Giovanni Lamorgese, rende visibile il tema del dolore universale attraverso una figura letteralmente distrutta e ricostruita.
Lamorgese, artista e designer pugliese attivo dagli anni ’90, nel 2015 installò L’Addolorata davanti al proprio studio, ricavato a Parabita. La vecchia edicola quasi scomparsa sotto i segni del tempo divenne così il punto di partenza di Votiva, progetto nato dall’incontro tra immagini sacre tradizionali e linguaggi contemporanei.
Un museo diffuso tra le case
L’amministrazione guidata dal sindaco Stefano Prete sostenne l’idea, mentre Flaminia Bonino e Laura Perrone ne curarono lo sviluppo. Nel percorso sono arrivate opere di Mimmo Paladino, Adrian Paci, Michelangelo Pistoletto e Claire Fontaine, trasformando Votiva nel primo nucleo di Parabita per il contemporaneo, ancora oggi alimentato da nuove iniziative.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
L’itinerario può essere percorso in circa 40 minuti, ma una visita accompagnata dall’associazione culturale Progetto Parabita consente di coglierne meglio i significati. La guida, gratuita e lunga circa un’ora e mezza, parte da via Coltura; nell’attesa, al caffè La Porta si possono assaggiare rustico e pasticciotto.
Le opere affiorano dai vicoli
All’ingresso del centro storico, lungo via Lopez y Royo, Michelangelo Pistoletto ha collocato Il canto della pace preventiva: una sfera rivestita di giornali si confronta con uno specchio, mettendo in relazione il rumore delle notizie allarmanti e la necessità di guardarsi dentro. Un codice QR permette inoltre di ascoltare una filastrocca recitata dall’artista.
Proseguendo compaiono Dio Cubo di Francesco Arena e Il piede del Santo di Felice Levini. Polaris di Liliana Moro accosta una barca a un faro intermittente, mentre Senza Titolo di Mimmo Paladino costruisce una figura umana con tessere di marmo azzurro e oro, accompagnata da una ciotola che richiama dono e mistero.
Tra leggende e ferite della storia
Prima di raggiungere via Vittorio Veneto, dove si trova Compito #20 di Adrian Paci, vale la pena osservare Palazzo Arditi, conosciuto come Palazzo del Diavolo. La tradizione racconta che, nel XIV secolo, il balcone crollasse ripetutamente durante i lavori: per placare il timore legato al demonio venne scolpita una maschera sotto la mensola d’angolo, oggi molto fotografata su Instagram.
In via Montella, S/T (segnale non visivo) di Ludovica Carbotta invita invece a una pausa più meditativa. Parti del corpo, compreso un alluce rivolto verso l’alto, emergono da una struttura che ricorda le protezioni usate per mettere al riparo le statue durante i bombardamenti; alle loro spalle appare una figura impaurita, mentre il gesto verso il cielo sembra chiamare Dio davanti agli orrori della guerra.
Il forno torna protagonista
Di fronte all’opera di Carbotta si trova l’Antichissimo forno a legna di Alberto Martina, attività familiare giunta alla quarta generazione. Il passaggio dei visitatori ha contribuito a restituire slancio al forno, dove ci si può fermare per comprare tarallini pugliesi e altri prodotti appena sfornati.
Nel sacchetto da portare via entrano spesso pagnotte di grano duro, friselle d’orzo e dolci salentini ripieni di mostarda d’uva. È un’ulteriore dimostrazione di come, a Parabita, l’arte contemporanea non abbia sostituito la tradizione: l’ha accompagnata dentro una nuova stagione del borgo.
Continua a leggere
Oroscopo, prima di dire sì: la domanda da farti oggi
Le stelle invitano a proteggere tempo ed energie, scegliendo con maggiore consapevolezza ciò che merita davvero spazio nella giornata.
Il freezer salva i vestiti dal silicone: ecco come rimuoverlo
Dal congelatore all’aceto, i metodi domestici per eliminare il silicone da abiti, mani e piastrelle senza complicare il lavoro.
Ferrara, 20 anni di Internazionale: il mondo entra nel festival
Dal 2 al 4 ottobre la città ospiterà oltre 200 professionisti dell’informazione, chiamati a confrontarsi sulle grandi trasformazioni del presente.
Marrone e verde oliva: la svolta chic della giacca biker
Per l’Autunno-Inverno 2026/2027 il chiodo si rinnova con tonalità cioccolato, volumi morbidi e abbinamenti raffinati dal carattere urbano.