Pallavolo, il vero segreto di Sartori: «Le compagne mi hanno cambiata
Alla Fenice di Venezia, durante la presentazione della nuova stagione, le protagoniste della pallavolo italiana hanno raccontato ambizioni, emozioni e vita oltre il campo.
Per Benedetta Sartori, la parte più preziosa della pallavolo non coincide con una vittoria o con un trofeo, ma con i legami costruiti negli anni. La centrale di Numia Vero Volley Milano ha portato questa riflessione sul palco del Teatro La Fenice di Venezia, scelto per presentare i campionati 2026-27 della Lega Volley Femminile, a tre decenni dall’incendio che devastò lo storico edificio.
All’ingresso le atlete di LVF A1 Fineco e LVF A2 Fineco si sono ritrovate, salutandosi e prendendo posto una accanto all’altra. Il clima raccontava già l’attesa per l’inizio della nuova stagione, mentre le giocatrici hanno alternato ricordi personali e obiettivi sportivi.
Sartori mette il gruppo al centro
«La gioia della pallavolo? Io penso che siano le compagne», ha raccontato Sartori. La giocatrice, campionessa del mondo con l’Italia nella stagione precedente, ha spiegato di considerare una fortuna aver incontrato amiche e persone capaci di insegnarle molto, indicando nel gruppo squadra uno degli aspetti più belli dello sport.
La centrale ha parlato anche del rapporto con gli errori, un tema che con il tempo ha imparato ad affrontare in modo diverso. In passato li viveva con maggiore difficoltà; oggi li considera episodi da valutare nella giusta misura e occasioni per capire come migliorare, tanto in partita quanto nella vita quotidiana. L’obiettivo, ha aggiunto, resta sempre quello di entrare in campo per vincere e analizzare con lucidità ciò che non ha funzionato quando il risultato non arriva.
Sartori ha incontrato la pallavolo a 12 anni, quasi per caso. Le sue due sorelle già praticavano questo sport e un allenatore, notandola sugli spalti, le propose di provare: fino a quel momento praticava nuoto e stava per cominciare l’attività agonistica in piscina. La coincidenza tra i due percorsi finì per indirizzarla verso la pallavolo.
Bonifacio ritrova l’adrenalina
Anche Sara Bonifacio, centrale di Igor Volley, è pronta a tornare pienamente dentro il ritmo della competizione. Dopo l’estate dei suoi trent’anni, trascorsa tra Alba e diversi viaggi, la giocatrice ha sottolineato quanto le sia mancata la tensione delle partite: «L’adrenalina che ti dà una stagione di pallavolo è qualcosa che per noi atleti è indispensabile».
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Secondo Bonifacio, il campionato italiano conserva un livello particolarmente alto e propone sfide difficili da prevedere. La qualità delle formazioni rende ogni incontro aperto a esiti diversi, mentre il numero crescente di ragazze che si avvicinano alla pallavolo rappresenta un motivo di orgoglio per tutto il movimento.
Lei aveva iniziato a giocare a 10 o 11 anni, seguendo le amiche. Quando si accorse che le compagne erano spesso impegnate in allenamenti e partite, decise di unirsi a loro: da allora non ha più smesso. Fuori dal campo, dopo aver compiuto 30 anni, ha cominciato a suonare il basso elettrico; oggi ha anche un cane, studia scienze motorie e cerca di viaggiare quando ne ha la possibilità.
Palazzetti pieni, la prossima sfida
La crescita della pallavolo femminile italiana passa anche dal pubblico. Sartori ha osservato che molte più ragazze si avvicinano a questo sport rispetto ai coetanei maschi, spesso orientati inizialmente verso calcio e pallacanestro. Ha inoltre sottolineato la soddisfazione delle atlete quando un palazzetto registra il tutto esaurito, perché significa che sempre più persone scelgono di seguire e apprezzare le loro partite.
Vito Cozzoli, da poco alla guida della Lega Volley Femminile, ha indicato il passaggio successivo per il movimento: «La pallavolo femminile italiana è ai vertici del mondo: la nostra sfida è ora trasformare questo straordinario successo sportivo in valore economico, mediatico e sociale». Il presidente ha richiamato anche la necessità di strutture sempre più partecipate e di iniziative rivolte a famiglie, giovani, scuole e territori.
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