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Lifestyle 5 min di lettura23 ore fa

Ozempic e moda, il ritorno della magrezza: cosa sta sparendo

Le taglie più ampie arretrano nei negozi e le modelle oltre la taglia standard quasi scompaiono dalle passerelle: i numeri riaccendono il confronto sull’inclusività.

La diffusione dei farmaci GLP-1 sta modificando anche il modo in cui l’industria della moda guarda ai corpi. Mentre semaglutide e tirzepatide diventano sempre più presenti nel dibattito pubblico, alcuni marchi riducono l’offerta delle taglie più ampie e le sfilate mostrano una presenza sempre più limitata di modelle con corpi non conformi ai canoni più esili.

Il legame diretto tra medicinali e scelte commerciali non è dimostrato, ma la coincidenza temporale alimenta una domanda precisa: il ritorno della magrezza sta riportando la moda verso una rappresentazione meno inclusiva?


Il peso dei farmaci GLP-1

Ozempic è il nome più conosciuto di una categoria di medicinali basati sulla semaglutide, gli agonisti del recettore GLP-1. Nati per il trattamento del diabete di tipo 2, questi farmaci vengono utilizzati anche per favorire la perdita di peso, con una diffusione cresciuta rapidamente negli Stati Uniti e, in misura diversa, anche in Italia.

Uno studio pubblicato nel 2021 sul New England Journal of Medicine ha rilevato, dopo 68 settimane, una riduzione media del peso del 14,9% tra le persone trattate con 2,4 milligrammi di semaglutide. Un risultato in linea con una ricerca italiana condotta su 248 adulti con sovrappeso o obesità e senza diabete. Si tratta però di una media statistica, non di un effetto garantito per ogni paziente.

Negli Stati Uniti, la quota di adulti che assume farmaci GLP-1 sarebbe passata dal 12% del 2024 al 18% del 2025. In Italia, per il controllo del peso, sono autorizzati Wegovy, a base di semaglutide, e Mounjaro, basato sulla tirzepatide. Il Rapporto OsMed 2025 dell’Agenzia Italiana del Farmaco, pubblicato nel 2026, indica una spesa complessiva per i medicinali antidiabetici vicina a 1,6 miliardi di euro, in aumento del 34,9% sull’anno precedente. Il dato comprende l’intera categoria e non consente di isolare i farmaci utilizzati per dimagrire.


Nei negozi arretrano le taglie ampie

A registrare i cambiamenti è stata anche una ricerca della società di analisi Edited, secondo cui tra il 2025 e il 2026 alcuni grandi marchi hanno modificato la composizione delle nuove collezioni. Mango, per esempio, avrebbe portato dal 6,6% allo 0,5% la presenza nei propri negozi delle taglie 16-20, numerazione utilizzata nei sistemi statunitense e britannico per le misure più abbondanti.

Anche H&M mostra una contrazione dell’offerta alle taglie maggiori. Nel 2025 le misure 3XL e 4XL rappresentavano il 2% dei nuovi arrivi, mentre nel 2026 non risultano più presenti. Nello stesso periodo, la quota di capi XXL è scesa dal 13,3% al 10,3%.

Interpellato sulla riduzione, H&M ha spiegato che l’azienda aggiorna vestibilità e misure attraverso dati sulle caratteristiche fisiche della clientela, ricerche e osservazioni ricevute dagli acquirenti. Il marchio ha inoltre collegato l’eliminazione delle taglie più grandi a una domanda ritenuta inferiore, precisando di mantenere una gamma dalla XXS alla XXL e di volerla modificare in base alle esigenze future.

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Il marchio non ha stabilito un rapporto tra questa scelta e i medicinali GLP-1. Secondo Prashant Agrawal, amministratore delegato di Impact Analytics, invece, questi farmaci rappresentano la «ragione principale» delle preoccupazioni dei rivenditori sulla distribuzione delle taglie. Alcune aziende avrebbero modificato anche la proporzione dei capi prodotti: dal precedente schema 1-2-2-1, con una parte di taglia S, due di M, due di L e una di XL, al modello 2-2-1-1, che privilegia le misure più piccole.

Questi numeri non dimostrano che le persone con corpi più grandi abbiano smesso di cercare determinati vestiti. Indicano piuttosto che alcuni marchi giudicano insufficiente la domanda per sostenere i costi legati alla produzione e alla distribuzione di un assortimento molto ampio, scegliendo così di ridurre proprio le taglie più alte.


In passerella la diversità quasi scompare

Il ridimensionamento non riguarda soltanto ciò che arriva nei negozi. I dati sulle sfilate mostrano infatti una presenza ancora più ridotta dei corpi lontani dalla taglia standard. Nel rapporto sull’inclusività delle misure relativo alla stagione autunno-inverno 2026/27, sono stati analizzati 7.817 look presentati durante 182 sfilate e presentazioni delle principali Settimane della moda.

Il 97,6% degli abiti è stato indossato da modelle appartenenti alle taglie standard. Le modelle con misure intermedie o più ampie hanno rappresentato complessivamente il 2,4% dei casi. La sola quota delle modelle con taglie oltre la gamma standard è scesa allo 0,9% della stagione autunno-inverno 2025, raggiungendo il livello più basso dall’inizio del monitoraggio.

A Milano e Parigi quella percentuale si è fermata allo 0,1%. Londra ha segnato il risultato più alto, ma comunque soltanto dello 0,8%. Il confronto con l’autunno-inverno 2022/23 rende il calo ancora più evidente: allora, sulle passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi, erano state conteggiate 103 presenze di modelle con taglie oltre lo standard, pari a più del 2,3% dei casting.


Un rapporto ancora da dimostrare

Il ridimensionamento delle taglie disponibili e la scarsa presenza di corpi differenti sulle passerelle si muovono nella stessa direzione, ma non bastano a provare che siano i farmaci GLP-1 a guidare direttamente le decisioni dell’industria. Il dato più solido riguarda il ritorno di un ideale estetico centrato sulla magrezza, visibile sia nelle collezioni sia nelle immagini proposte dal sistema della moda.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la possibilità di trovare un capo della propria misura. Quando le taglie più ampie diminuiscono e le modelle con corpi diversi diventano quasi invisibili, quei corpi rischiano di essere nuovamente trattati come eccezioni. La diffusione dei medicinali per la perdita di peso può avere contribuito a rendere più forte questa tendenza, ma le cifre disponibili descrivono soprattutto una nuova restrizione dell’offerta e della rappresentazione.

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