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Lifestyle 2 min di lettura26 min fa

Onu, raddoppiano le vittime civili femminili nelle guerre

Oltre 750 milioni di donne vivono vicino ai conflitti; aumentano gli abusi e diminuisce la presenza ai negoziati.

Le guerre hanno raddoppiato in quattro anni la quota di vittime civili femminili, secondo l’Onu.

L’Italia richiama l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza e il proprio Piano d’Azione Nazionale per sostenere cooperazione internazionale e diplomazia di difesa. Nelle aree di crisi, intanto, il lavoro quotidiano è affidato soprattutto a ONG e associazioni locali.

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L’assistenza nelle zone di guerra

Dall’Ucraina al Medio Oriente, fino al Corno d’Africa, queste realtà forniscono rifugi, sostegno psicologico, protezione e cure sanitarie d’emergenza. Le loro attività raggiungono donne e ragazze esposte alla violenza, agli sfollamenti e alla perdita dei servizi essenziali.

La disponibilità di risorse, però, si sta riducendo. Quasi la metà delle organizzazioni femminili attive nei territori colpiti dai conflitti teme di dover interrompere le proprie attività entro un anno per la mancanza di finanziamenti.


Afghanistan, diritti sempre più limitati

Tra i casi citati nel dibattito alle Nazioni Unite c’è l’Afghanistan. UN Women e il Segretario generale hanno denunciato nuovamente le restrizioni imposte dal regime, che comprimono l’accesso delle donne ai diritti fondamentali e compromettono le loro prospettive.

Milioni di afghane vivono così sotto vincoli che incidono sull’istruzione, sulla libertà personale e sulla possibilità di partecipare alla vita pubblica. La loro esclusione rappresenta uno degli esempi più netti della marginalizzazione femminile nei territori sottoposti a crisi prolungate.


I dati sulle vittime civili

Il rapporto annuale del Segretario generale dell’Onu su donne, pace e sicurezza è stato presentato al Consiglio di Sicurezza. Sima Bahous, direttrice di UN Women, e la vicedirettrice Nyaradzayi Gumbonzvanda hanno richiamato l’attenzione sulla crescente esposizione di donne e ragazze alla violenza nei conflitti.

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Più di 750 milioni di donne e ragazze abitano a meno di 50 chilometri da una guerra attiva: è il valore più alto dagli anni Novanta. Nell’ultimo anno, una vittima civile su quattro è stata una donna o una ragazza, con almeno 25 vittime al giorno.


Abusi e salute riproduttiva

Nel bilancio delle Nazioni Unite rientrano anche quasi 10.000 casi verificati di violenza sessuale in un solo anno. Il dato supera di oltre due volte quello registrato nel recente passato; inoltre, gli accordi di cessate il fuoco spesso non contengono un divieto esplicito di questi crimini.

A Gaza la distruzione di ospedali e reparti maternità ha reso più rischioso il parto e aggravato il crollo dell’assistenza sanitaria. Il rapporto segnala una forte diminuzione delle nascite vive e un numero di aborti spontanei triplicato.


Donne escluse dai negoziati

La guerra incide anche sulla possibilità di partecipare alle decisioni. Nei processi di pace monitorati dall’Onu, la presenza femminile ai tavoli negoziali è scesa a livelli minimi, nonostante le risoluzioni delle Nazioni Unite indichino nell’inclusione una condizione per una pace duratura.

Le organizzazioni locali faticano così a portare le proprie istanze nei colloqui sul futuro dei Paesi coinvolti. Il divario tra risorse destinate agli armamenti e sostegno alle reti femminili resta marcato: la spesa militare mondiale si avvicina ai 3.000 miliardi di dollari, mentre i gruppi impegnati sul campo rischiano la chiusura.

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