Occhiali vintage, il lusso di trovare un pezzo che non torna più
A Milano Foto Veneta Ottica custodisce montature mai indossate di epoche diverse: una collezione diventata punto di riferimento per stilisti, collezionisti e appassionati.
Riconoscere una montatura davvero speciale non significa necessariamente cercare il marchio più celebre. Per Emanuele Bisello, alla guida di Foto Veneta Ottica, contano soprattutto rarità, stato di conservazione, materiali, forma e difficoltà di reperimento: il valore di un occhiale d'archivio nasce dall'insieme di questi elementi. La boutique milanese conserva infatti modelli mai indossati, spesso disponibili in un solo esemplare, che possono trasformarsi in autentici oggetti da collezione.
La rarità pesa più del logo
Nella boutique si passa dagli ovalini in metallo sottile della fine dell'Ottocento alle montature degli anni Venti e Trenta, fino alle forme a farfalla degli anni Cinquanta e ai grandi volumi dei decenni successivi. Non mancano gli occhiali più eccentrici degli anni Ottanta e Novanta, tutti accomunati da una caratteristica precisa: non sono modelli usati, ma rimanenze nuove mai portate.
Bisello considera interessante soprattutto ciò che non è facilmente sostituibile. Una montatura firmata da una maison nota può avere meno fascino di un modello realizzato da un produttore quasi dimenticato, se quest'ultimo possiede una sagoma irripetibile o racconta bene un determinato periodo. «Il vero lusso, nel vintage, è possedere qualcosa che non puoi semplicemente ricomprare», spiega parlando dei criteri che guidano collezionisti e appassionati.
Il vintage cerca il presente
Il ritorno degli occhiali d'archivio si lega anche al desiderio di distinguersi. Dopo anni dominati da loghi e prodotti immediatamente riconoscibili, molti cercano accessori meno standardizzati, capaci di definire lo stile personale senza appartenere a una produzione di massa. Una montatura unica offre inoltre la sensazione di aver riportato alla luce un oggetto rimasto nascosto per decenni.
Per il titolare di Foto Veneta Ottica, il passato non viene trattato come una reliquia intoccabile. Gli occhiali entrano nuovamente nella vita quotidiana e acquistano un significato diverso quando vengono indossati oggi. «Il nostro vintage non è nostalgia. È contemporaneità con qualche decennio di anticipo», racconta Bisello, sintetizzando la filosofia della boutique.
Dove Milano conserva la sua storia
L'indirizzo è lontano dal modello del tradizionale negozio affacciato direttamente sulla strada. Foto Veneta Ottica si trova al primo piano di un palazzo ottocentesco, in un ambiente che conserva l'atmosfera domestica di una casa e bottega. Qui redattori di moda, fotografi, costumisti, collezionisti e clienti privati cercano montature difficili da incontrare altrove.
La storia dell'attività comincia nel 1931, quando Gabriele Bisello trasferisce a Milano il nome Foto Veneta, già legato allo studio in cui lavorava a Padova. Dopo il trasferimento con la famiglia, apre un laboratorio fotografico dedicato ai ritratti e mantiene quella denominazione come legame con le proprie origini.
Tre generazioni dietro le lenti
La svolta arriva con Giorgio Bisello, figlio del fondatore. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta affianca all'attività fotografica quella ottica e comincia a conservare montature che il mercato considera ormai superate. Nel tempo, quei cassetti pieni di occhiali diventano il nucleo di una raccolta capace di trasformare il punto vendita in un piccolo museo.
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Emanuele Bisello, oggi terza generazione, ricorda di essere cresciuto tra quelle montature. Secondo il suo racconto, il padre aveva intuito con largo anticipo che alcune forme sarebbero tornate a interessare il pubblico, mentre per molti erano soltanto vecchi occhiali. La passione per l'archivio, dunque, non è stata aggiunta in seguito per seguire una tendenza: appartiene alla storia familiare fin dall'inizio.
Le epoche che tornano
Tra i periodi più richiesti oggi ci sono gli anni Novanta, con modelli rettangolari piccoli e sottili e con l'ovalino dalle linee essenziali. Parallelamente, continuano ad attirare attenzione gli anni Sessanta e Settanta, riconoscibili per dimensioni ampie, colori decisi e montature pensate come veri elementi scenografici.
Alcune sagome, però, resistono ai cambiamenti della moda. Bisello indica il profilo tondeggiante, il cat-eye associato all'immaginario femminile degli anni Cinquanta, il pantos e le grandi montature nere o color havana. Sono forme capaci di attraversare epoche differenti e di essere reinterpretate senza perdere la propria identità.
Collezione privata e cinema
Non tutto ciò che è esposto è destinato alla vendita. Una parte degli occhiali appartiene alla raccolta privata della famiglia e rimane nei cassetti anche davanti a offerte molto elevate, perché il legame affettivo può superare quello economico. È una scelta già adottata in passato e che continua a distinguere la gestione della boutique.
La clientela comprende professionisti dello spettacolo, della moda, della fotografia e del cinema, ma Bisello preferisce non diffondere i nomi per ragioni di discrezione. Alcune montature sono state comunque utilizzate in produzioni cinematografiche e servizi fotografici di rilievo; nel film del 2017 Assassinio sull'Orient Express, Willem Dafoe indossa un paio di occhiali di Foto Veneta Ottica.
Per Bisello, scegliere tre modelli da acquistare con l'idea di un investimento non significa fare una previsione finanziaria. Nel settore, sostiene, la sorpresa può arrivare da un oggetto conosciuto da pochi, e la ricerca resta più importante del semplice marchio. La sua riflessione sull'occhiale si ferma proprio sulla trasformazione di questo accessorio: nato come strumento ottico, nel tempo è diventato anche un segno riconoscibile dello stile personale.
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