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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Nunni Miolli, la voce che sfidò i Nar: addio a 100 anni

Dalla cucina di casa alla radio libera romana, trasformò le battaglie delle casalinghe in una denuncia pubblica contro violenza e disuguaglianze.

L’ultima apparizione pubblica di Annunziata “Nunni” Miolli risale al 6 dicembre 2025, quando, a 99 anni, partecipò a un incontro nella biblioteca comunale di Spoleto. Seduta accanto a Maria Novella De Luca e Simonetta Fiori, autrici di “Le appassionate”, tornò a raccontare una stagione di impegno iniziata quasi mezzo secolo prima. Domenica 4 ottobre, nella sua casa di Spoleto, è morta a cento anni: a comunicare la scomparsa è stata la figlia Antonella con un messaggio sui social.


Un riconoscimento arrivato nel 2011

La Repubblica le attribuì nel 2011 la medaglia d’oro destinata alle vittime del terrorismo. Il riconoscimento del Quirinale ricordava il peso delle sue idee e la determinazione con cui aveva scelto di portare nello spazio pubblico la voce delle donne che lavoravano tra le mura domestiche.

Quel premio arrivò molti anni dopo l’attentato che avrebbe potuto spezzare la sua esperienza radiofonica. Miolli, invece, continuò a testimoniare la propria storia e quella delle casalinghe che avevano trovato nella radio uno strumento per uscire dall’isolamento.


Il fuoco contro la trasmissione

Il 9 gennaio 1979, mentre era in onda a Roma, un gruppo di militanti dei Nar lanciò una bottiglia incendiaria nello studio dell’emittente. L’attacco neofascista aveva come obiettivo quella voce femminista, considerata scomoda per i temi affrontati e per il pubblico che riusciva a coinvolgere.

La rivista femminista Effe descrisse così l’aggressione: «Ci volevano bruciare vive… volevano fare il rogo delle streghe». L’incendio non cancellò però il lavoro di Miolli, né la sua scelta di dare dignità a esperienze fino ad allora confinate nella dimensione privata.

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Una nonna davanti al microfono

La radio entrò nella sua vita quando era già nonna. Nel 1976 ascoltava Radio Donna, lo spazio quotidiano di Radio Città Futura condotto da femministe romane, ma quei programmi le sembravano rivolti soprattutto alle ragazze. In un’intervista a Quotidiano donna spiegò: «Eravamo nel 1976. Radio Donna era all’inizio della sua storia. L’ascoltavo e mi sentivo esclusa, troppo vecchia».

L’incontro con alcune frequentatrici dei corsi serali delle 150 ore cambiò quella percezione. Si trattava di percorsi di studio retribuiti, ottenuti nel 1973 dai sindacati dei metalmeccanici per consentire a operai e lavoratori di tornare sui banchi. Con quelle donne, combattive e desiderose di reagire, Nunni riuscì a ottenere uno spazio settimanale di un’ora.


Le casalinghe conquistano la radio

Il programma prese il nome di “Le donne escono dalle cucine”, una formula che dichiarava già l’intento della trasmissione. Le ascoltatrici telefonavano da casa e potevano parlare di argomenti allora raramente discussi in pubblico: il lavoro domestico non riconosciuto, gli aborti clandestini e la violenza familiare.

La trasmissione contribuì a trasformare la condizione delle casalinghe in una questione politica e collettiva. L’8 marzo 1978, durante la manifestazione romana, uno striscione realizzato con strofinacci annodati a manici di scopa fu portato in testa al corteo, rendendo visibile il legame tra la vita quotidiana e le battaglie femministe.

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