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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Nobel, la prima scelta di Deisseroth? Tornare subito in laboratorio

Dopo l’annuncio notturno del riconoscimento per l’optogenetica, lo scienziato ha festeggiato con la famiglia e i colleghi senza rinunciare alla routine

La giornata del Nobel si è chiusa per Karl Deisseroth nello stesso luogo in cui gran parte della sua vita professionale prende forma: il laboratorio. Agli studenti e ai colleghi che lo hanno accolto con applausi, striscioni e brindisi al Clark Center di Stanford, il ricercatore ha risposto indicando il programma per le ore successive: «Tornando al lavoro. Abbiamo ancora tantissime cose da scoprire e molte persone da aiutare».


Il Nobel non ferma la routine

Prima di rientrare tra microscopi e ricerca, Deisseroth ha comunque rispettato un impegno familiare molto concreto. Tra telefonate, interviste e festeggiamenti, ha preparato i sei panini destinati al pranzo dei figli, che stavano per uscire per andare a scuola.

Nel frattempo, all’università, l’annuncio del premio aveva trasformato i corridoi in una festa improvvisata. Centinaia di studenti e membri del gruppo di ricerca hanno celebrato il riconoscimento assegnato per gli studi pionieristici sull’optogenetica, insieme a Georg Nagel e Peter Hegemann.


Una casa piena di sorprese

A rendere speciale la mattina sono state soprattutto le reazioni dei figli. Sophie, 10 anni, ed Emma, 13, hanno accolto il padre tra urla di stupore e abbracci dopo averlo sentito annunciare con semplicità: «Mi hanno telefonato… ho vinto il Nobel».

Anche gli altri ragazzi hanno reagito in modo diverso ma altrettanto intenso. Hudson, 16 anni, è rimasto per qualche istante senza parole prima di abbracciare il padre; Alexander, 18 anni e studente al primo anno a Stanford, ha invece pedalato fino a casa dopo avere letto il messaggio ricevuto dalla nonna.


Michelle, calma nel caos

Mentre il salotto si riempiva di giornalisti, Michelle Monje-Deisseroth ha mantenuto il controllo della situazione. È stata tra le prime persone a rispondere alla telefonata arrivata nella notte e, poco dopo, si è occupata persino di preparare il caffè per gli ospiti.

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La moglie di Deisseroth è una neuro-oncologa pediatrica e ricercatrice dell’Howard Hughes Medical Institute. Le sue ricerche sui tumori cerebrali infantili hanno contribuito a cambiare l’approccio alla cura oncologica dei bambini; insieme al marito, conosciuto nel campus di Stanford, coordina da anni la vita di cinque figli con quella di due laboratori di ricerca. Con ironia, davanti al movimento insolito in casa, ha commentato: «Nel nostro quartiere vivono diversi Premi Nobel, i vicini sono abituati al trambusto».


La telefonata nel cuore della notte

L’annuncio era arrivato quando la famiglia dormiva. Deisseroth, che si definisce un nottambulo, aveva appena terminato il lavoro su un articolo scientifico ed era andato a letto da poco quando, alle 0:27, il telefono sul comodino ha iniziato a squillare.

Dall’altra parte c’era il comitato svedese, pronto a comunicargli l’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina 2026. Lo scienziato ha raccontato di essere rimasto incapace di parlare per circa trenta secondi, mentre nelle ore successive rispondeva alle domande dei giornalisti in salotto, con una tazza di caffè tra le mani.

Quando la casa ha ripreso a svegliarsi, alle 6:30, Deisseroth ha interrotto per poco le conversazioni con l’università. La prima telefonata affettuosa, invece, era stata riservata alla madre: un passaggio intimo in una notte diventata improvvisamente storica.

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