Musei contro l’età: la nuova cura passa dall’arte immersiva
Dalla prescrizione di visite culturali ai cinque incontri di Milano, le ricerche mostrano come l’arte possa sostenere benessere, mente e corpo.
In Canada, Stati Uniti e Regno Unito le attività artistiche possono già rientrare nelle indicazioni dei medici. A Torino, il progetto Museo Benessere consente ai medici di famiglia di indirizzare persone fragili, tra cui anziani soli, verso visite guidate al Castello di Rivoli o alla Reggia di Venaria.
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L’arte entra nei percorsi di cura
Anche in Italia la cultura sta trovando spazio nei contesti sanitari. CoopCulture e l’Ospedale Gemelli – Isola Tiberina hanno avviato una collaborazione, ricordata dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, mentre dal 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene studi sugli interventi terapeutici basati sulle pratiche artistiche.
Per Vincenzo Valentini, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’ospedale, portare le opere negli spazi di cura significa considerare il paziente nella sua interezza. «Portare l’arte in ospedale significa riconoscere che il paziente non è solo una patologia, ma una persona», ha affermato.
A Milano il corpo diventa spettatore
È in questo scenario che si colloca Global Immersive Wellness, iniziativa sperimentale ospitata dal MEET Digital Culture Center di Milano. Dal 15 ottobre, per cinque giovedì, gli ambienti del centro accoglieranno incontri mattutini dedicati al rapporto tra immagini, movimento, percezione e consapevolezza.
Il programma prevede appuntamenti autonomi di 45 minuti, dalle 7.30 alle 8.20. Ogni sessione affronta una diversa componente dell’esperienza immersiva e propone esercizi basati su respirazione, movimento, visualizzazione e ascolto consapevole, secondo il metodo sviluppato da Stefano Tirelli, esperto di neuroscienze applicate, prestazione umana e integrazione tra mente e corpo.
Dai musei un possibile effetto anti-age
L’interesse per queste esperienze nasce anche dai risultati della ricerca. Uno studio della University College London, pubblicato nel 2021 su «The Lancet Psychiatry», ha collegato la partecipazione ad attività culturali a un rallentamento dell’invecchiamento biologico, indicato in circa il 4%, oltre che a una diminuzione del cortisolo, l’ormone associato allo stress.
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Secondo gli stessi dati, anche la frequentazione di due o tre mostre ogni anno potrebbe essere associata a una riduzione del ritmo di invecchiamento pari al 2%. Gli effetti dell’arte, in questa prospettiva, non riguardano soltanto la sfera psicologica: coinvolgono anche i processi biologici, le relazioni sociali e i comportamenti.
Cinquanta meccanismi sotto esame
Una rassegna apparsa nel 2026 su Nature Reviews Psychology ha individuato circa cinquanta possibili meccanismi attraverso cui il coinvolgimento nelle arti può influire sulla salute mentale. Tra questi figurano la regolazione dello stress, la motivazione, l’integrazione tra sensi e movimento e la neuroplasticità.
L’esperienza proposta a Milano traduce questi principi in un percorso concreto. Le opere non vengono presentate soltanto come immagini da osservare: possono essere attraversate, ascoltate e vissute attraverso il corpo, creando un rapporto più ampio tra spazio, sensazioni e attenzione.
Le opere selezionate dal MEET
Nel progetto saranno utilizzati estratti di Mapping the NFT Revolution (2022, Mauro Martino, Italia), Deep Sensing (2023, Rasa Šmite e Raitis Šmits, Lettonia), Into the (Un)known – Light Generators (2021, Giannandrea Inchingolo, Italia) e The Art of Connection (2023, Albert-László Barabási, Ungheria).
Il programma comprenderà inoltre World Creation (2025, Dai Yan Liang, Cina) e Floralia (2025, Sabrina Rattè, Canada). Maria Grazia Mattei, fondatrice e presidente di MEET Digital Culture Center, considera l’iniziativa un modo per rendere l’arte digitale più vicina e personale per il pubblico.
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