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Lifestyle 4 min di lettura5 giorni fa

Moda, quattro identità in trasformazione: da Armani a Jil Sander

Tra materia, stampe, luce e rigore spezzato, la Milano Fashion Week racconta una moda che riscrive i propri codici per la Primavera/Estate 2027.

Non c’è un’unica direzione nella moda della Primavera/Estate 2027, ma una serie di traiettorie che mettono in discussione ciò che sembrava stabile. Nei giorni centrali della Milano Fashion Week, Emporio Armani, Roberto Cavalli, Etro e Jil Sander hanno lavorato su materia, memoria, corpo e forma attraverso linguaggi molto diversi.

A unirli è soprattutto il desiderio di alterare i codici conosciuti: l’uniforme perde rigidità, le stampe si dissolvono nella luce, il glamour diventa accumulo e il tessuto sembra portare i segni del tempo.


Jil Sander spezza il rigore

Simone Bellotti ha costruito per Jil Sander una riflessione sull’uniforme, da sempre uno dei pilastri estetici della maison. Il designer non l’ha però mantenuta intatta: giacche e completi vengono deformati, la maglieria si raccoglie in pieghe irregolari e gli abiti sviluppano volumi sospesi, quasi separati dalla figura.

“Creare una collezione è come andare in terapia. Smonti le cose per capire cosa vuoi conservare. Poi le rimetti insieme”, ha spiegato Bellotti. La stessa idea attraversa camicie, colletti e chiusure delle giacche, mentre gli accessori seguono una logica analoga con scarpe dalla punta pronunciata e borse dalle geometrie nette, ravvivate da tocchi cromatici inattesi.

La sfilata, seguita in prima fila anche da Alessandro Michele, con cui Bellotti ha collaborato in passato, porta così il rigore verso una dimensione più esposta e fragile. L’apparente disordine diventa uno strumento per distinguere gli elementi davvero necessari da quelli semplicemente ereditati.


Armani affida tutto alla materia

Da Emporio Armani il tempo non viene raccontato attraverso una nostalgia esplicita, ma come un processo fisico. La collezione è stata presentata all’interno dell’Armani/Teatro progettato da Tadao Ando: i capi, invece di attraversare una passerella, compaiono lungo il corridoio centrale, appesi alle grucce e lasciati alla fantasia di chi osserva.

Il riferimento è una materia modellata lentamente, levigata e segnata dal passare delle stagioni. Bianco, grigio e nero costruiscono una tavolozza severa, mentre il rilievo passa a cristalli simili a depositi di sale, lini dall’effetto ottico, velluti irregolari e giacche destrutturate, leggere fino a sembrare prive di peso.

Il confine tra guardaroba maschile e femminile resta volutamente mobile. Silvana Armani ha spiegato: “È una donna normale, sicura di sé. La cosa più importante è sentirsi bene nei nostri vestiti, perché altrimenti si diventa manichini”. L’assenza di gioielli e decorazioni superflue diventa quindi una precisa scelta di identità.

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Cavalli sceglie l’eccesso californiano

Fausto Puglisi guarda a Los Angeles come a una condizione mentale, fatta di energia, fuga e sovrapposizioni. Per Roberto Cavalli, la proposta House of Prints – Le Muse a Los Angeles recupera il patrimonio della casa e lo spinge verso un’esplosione di immagini, colori e superfici.

Il denim italiano e le stampe tornano al centro, accompagnati da proporzioni ispirate ai primi anni Duemila: micro-gonne, pantaloni a vita bassa e combinazioni volutamente contrastanti. “Ho voluto lavorare su un mix and match di pezzi contrastanti che diventino la nuova uniforme della libertà e dell’audacia”, ha dichiarato Puglisi.

Sui tessuti convivono il richiamo rinascimentale ad Antonello da Messina, pesci tropicali, razze, fiori psichedelici e motivi jaguar e cheetah. Il desiderio di massimalismo passa anche dal denim con effetti fotografici tridimensionali, dai ricami di cristalli, dalle piume e dall’eco-pelliccia lavorata a intaglio.

Borse, calzature e sabot gioiello completano una proposta che mette il corpo in primo piano. Le declinazioni pitonate e l’abbondanza decorativa riportano nel presente una grammatica già vista nella storia del brand, ma ancora coerente con le aspettative della sua clientela.


Etro sfuma la propria memoria

Etro attraversa invece una fase senza direttore creativo e reagisce alla transizione con una collezione sospesa nella luce estiva. I paisley e i riferimenti bohémien della maison non scompaiono, ma vengono attenuati fino a diventare tracce leggere, come immagini scolorite dal sole.

La sequenza cromatica segue idealmente il trascorrere della giornata. I toni nude e cipriati evocano l’alba, poi arrivano giallo, arancio e blu nella piena luminosità, prima del passaggio a burgundy e nero. Anche le forme alternano momenti diversi: abiti fluidi con strascichi, frange e trasparenze si confrontano con pantaloni asciutti e giacche dal taglio preciso.

Ballerine e sandali gladiator, dotati di listini sagomati come foglie, accompagnano un movimento morbido. La storia di Etro non viene ripetuta in modo letterale: viene diluita, sovrapposta e rielaborata, fino a trasformarsi in un’impressione luminosa più che in un segno immediatamente riconoscibile.

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