12.000Lettori online ora
Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Messi, l’ultimo saluto all’Argentina: lacrime e un’eredità enorme

Al Monumental il fuoriclasse ha giocato la sua ultima gara con l’albiceleste, circondato dai figli, dai compagni e dall’abbraccio di un intero Paese.

Le lacrime sono cominciate prima ancora dell’ingresso al Monumental e hanno accompagnato Lionel Messi fino all’ultimo saluto. Contro il Benin, quella che doveva essere un’amichevole si è trasformata nella serata conclusiva del suo percorso con la Nazionale argentina, davanti ai tre figli Thiago, Mateo e Ciro e a uno stadio interamente dalla sua parte.


Un addio vissuto insieme ai figli

Messi è arrivato sul terreno di gioco insieme ai suoi bambini, in un momento pensato per alleggerire la tensione di una notte carica di significati. L’emozione, però, era già evidente durante il viaggio verso lo stadio e si è ripresentata durante l’inno, prima di esplodere al termine della partita.

Al fischio finale il capitano ha preso il microfono e si è rivolto al pubblico di Buenos Aires e a tutta l’Argentina. «Per me è stato un immenso orgoglio difendere questa maglia per più di 20 anni», ha detto, ricordando una lunga avventura fatta di sacrifici, presenza costante e traguardi inseguiti fino in fondo.


Il Monumental si ferma per Messi

La partita ha avuto un momento simbolico al minuto 10, quando il gioco si è fermato e il pubblico si è alzato in piedi per rendere omaggio al numero 10. I calciatori del Benin hanno condiviso una serata diventata storica, mentre al termine lo spettacolo dei droni ha chiuso la celebrazione.

Lionel Scaloni, che con Messi aveva condiviso il campo prima di diventare il suo commissario tecnico, ha seguito gli ultimi minuti con le lacrime agli occhi e ha lasciato il capitano in campo fino alla conclusione. Sugli spalti e davanti agli schermi c’erano anche molti protagonisti del passato, da Gabriel Batistuta a Javier Zanetti, insieme a un Paese desideroso di salutare il suo campione.


Dal sogno mondiale al congedo

Nato a Rosario il 24 giugno 1987 e cresciuto calcisticamente a Barcellona, Messi ha chiuso il percorso con la Nazionale dopo aver conquistato il Mondiale e due Coppe America. Il titolo ottenuto in Qatar ha rappresentato il punto più alto di una storia che per anni era stata segnata dal confronto con Diego Armando Maradona.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

«Anche se vorrei restare qui per sempre, sento che questo è il momento giusto», ha spiegato, riferendosi alla fatica dell’ultimo Mondiale e alle energie spese dalla squadra. Ha ricordato quanto il gruppo fosse arrivato vicino a un’altra impresa e quanto tutti avessero combattuto fino al limite per la maglia albiceleste.


Il grazie ai compagni e al pubblico

Nel suo discorso Messi ha riservato parole di riconoscenza ai compagni avuti negli anni, sottolineando il contributo di chi lo ha aiutato a realizzare il sogno coltivato da bambino: vincere tutto con la Nazionale. Ha parlato di giocatori capaci di dare ogni cosa sul campo e dell’affetto ricevuto in ogni angolo del Paese.

Ha ricordato anche gli stadi pieni durante Mondiali e Coppe America, spiegando che il sostegno degli argentini faceva sentire la squadra sempre in casa. Proprio al Monumental aveva vissuto una delle giornate più felici della carriera, la prima partita disputata in Argentina dopo il trionfo in Qatar.

«Oggi affronto il giorno più triste della mia carriera, l’addio alla Nazionale, ma ora starò dall’altra parte, a sostenere questi ragazzi e tutti coloro che verranno dopo», ha concluso Messi. A Buenos Aires, tra immagini proiettate e la parola “Grazie” comparsa più volte, l’Argentina ha salutato il campione che ha raccolto l’eredità di Maradona e ha costruito una storia diventata ormai irripetibile.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere