Matrimoni forzati, il dato che allarma l’Emilia-Romagna: 58 casi
Il rapporto di Trama di Terre fotografa un fenomeno spesso sommerso: la maggior parte delle donne chiede aiuto soltanto dopo le nozze imposte.
Il dato più significativo non è soltanto quello delle 58 donne che nel 2025 hanno raccontato di aver subito o rischiato un matrimonio forzato in Emilia-Romagna. A colpire è soprattutto il momento della richiesta d’aiuto: appena 6 si sono rivolte ai servizi prima delle nozze, mentre 52 lo hanno fatto quando il vincolo era già stato celebrato.
La fotografia arriva dal rapporto di Trama di Terre, costruito attraverso le informazioni raccolte da 16 realtà territoriali, tra servizi sanitari, consultori, centri antiviolenza e strutture impegnate nell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. Il fenomeno, però, resta difficile da misurare e i numeri disponibili rappresentano probabilmente soltanto una parte dei casi.
Prima delle nozze emergono pochi segnali
Tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025, le donne che si sono rivolte ai presidi dell’Emilia-Romagna hanno riferito un’esperienza di matrimonio imposto oppure un tentativo di costringerle alle nozze. La rilevazione riguarda soprattutto il territorio in cui opera Trama di Terre, con sede a Imola, e non può quindi essere considerata una fotografia completa dell’intera regione.
Anche a livello nazionale mancano dati aggiornati e sistematici. L’ultima rilevazione disponibile del Ministero dell’Interno copre il periodo compreso tra il 9 agosto 2019 e il 31 maggio 2021: in quei mesi erano state denunciate 24 unioni forzate in tutta Italia. Il confronto non consente di stimare l’andamento complessivo, ma mostra quanto sia limitata la conoscenza del fenomeno.
La presidente di Trama di Terre, Clarice Carassi, collega la scarsa emersione alla difficoltà delle vittime nel riconoscere la violenza. «Spesso il matrimonio forzato si inserisce in un quadro maltrattante multiforme», ha spiegato, ricordando la presenza di minacce, aggressioni fisiche e psicologiche, sottrazione dei documenti, gravidanze imposte, tratta e mutilazioni genitali femminili.
Donne isolate e famiglie coinvolte
Le persone accolte dai servizi regionali sono in prevalenza giovani adulte con una storia migratoria, tra i 18 e i 55 anni. Nel rapporto compare anche il caso di una minorenne. Uno degli schemi più ricorrenti prevede che il matrimonio venga celebrato nel Paese d’origine e che la donna raggiunga in seguito il marito in Italia attraverso il ricongiungimento familiare.
Le segnalazioni riguardano soprattutto donne provenienti dal Maghreb, in particolare Tunisia e Marocco, da Pakistan e Bangladesh e dall’Albania. In molti casi arrivano senza una conoscenza sufficiente dell’italiano e con una rete sociale quasi inesistente; il marito diventa così l’intermediario per i rapporti con l’esterno, comprese le visite mediche e le pratiche quotidiane.
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La pressione, secondo il rapporto, non arriva necessariamente soltanto dal futuro coniuge. Il padre può avere un ruolo decisivo, mentre la madre talvolta controlla le figlie e verifica il rispetto delle regole familiari, anche perché a sua volta vive dentro rapporti di subordinazione. Per questo Trama di Terre invita a non spiegare la violenza unicamente con la cultura di provenienza: le dinamiche di potere e controllo appartengono alla violenza di genere e non sono circoscritte a una sola comunità.
La rete deve riconoscere il rischio
Intervenire prima delle nozze è considerato essenziale, perché dopo la celebrazione del matrimonio i percorsi di protezione diventano più complessi. Carassi ha sottolineato la necessità di formare i servizi in una prospettiva interculturale, così da riconoscere più rapidamente i segnali di allarme e offrire sostegno alle donne.
Un ruolo importante spetta anche alla scuola. Tra gli indicatori da osservare vengono citati l’aumento delle assenze, il peggioramento improvviso dei risultati, l’abbandono delle attività sportive o ricreative e un malessere persistente. Sono segnali che possono riguardare ragazze di seconda generazione divise tra le aspettative familiari e il desiderio di costruire un percorso autonomo.
Dal 1° gennaio 2026, nel centro collegato all’associazione, sono state accolte in casa rifugio 10 giovani vittime di matrimonio forzato; nello stesso periodo sono stati forniti anche interventi e consulenze all’esterno. Il rapporto rientra nel progetto “La forza di un no. Matrimoni forzati e consenso delle donne”, promosso da Trama di Terre nel programma NORA against GBV di ActionAid Italia e della Fondazione Realizza il Cambiamento, con il sostegno dell’Unione Europea. L’obiettivo è creare un osservatorio permanente e rafforzare gli strumenti di contrasto a un fenomeno che in Italia continua a restare in gran parte nascosto.
Nel mondo, intanto, il dossier Indifesa di Terre des Hommes stima che circa una ragazza su cinque si sposi prima dei 18 anni. Nei contesti segnati da conflitti e povertà la quota arriva al 35%. La storia di Saman Abbas, uccisa nel 2022 a Novellara dopo essersi opposta a un matrimonio programmato dalla famiglia, ha portato anche in Italia l’attenzione su una forma di violenza che spesso precede la denuncia e, in molti casi, resta senza nome.
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