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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Matano giudice, il rischio è doppio: Ballando può oscurare il suo punto forte

Le prime puntate mostrano un Alberto Matano ancora incerto tra provocazione e misura, con il pericolo di compromettere l’immagine costruita a La vita in diretta

Il problema non è soltanto capire se Alberto Matano sia adatto al ruolo di giudice di Ballando con le Stelle. La questione riguarda anche l’identità televisiva che sta cercando di costruire: quando forza la mano appare fuori registro, quando prova a correggersi perde incisività. E, alla lunga, questa incertezza potrebbe riflettersi sul lavoro più solido che porta avanti ogni giorno a La vita in diretta.

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Il giudice non ha ancora trovato il tono

Nelle prime tre puntate, Matano ha alternato interventi sopra le righe e improvvisi arretramenti. Il suo obiettivo sembra essere quello di diventare una presenza capace di spostare gli equilibri del programma, ma non è ancora chiaro se intenda farlo attraverso la provocazione o scegliendo una posizione più sobria.

Un primo esempio è arrivato durante il confronto tra Barbara D’Urso e Pasquale La Rocca. In quel momento Matano ha elogiato Ornella Muti per non essersi inserita nella discussione. L’uscita poteva apparire come una frecciata a D’Urso, sua ex rivale televisiva ai tempi di Pomeriggio Cinque, ma anche come l’ennesima rappresentazione della donna ideale come figura silenziosa e defilata.

Un’altra battuta ha riguardato Noemi Bocchi e il peso di essere conosciuta soprattutto come compagna di Francesco Totti. Matano ha provato a sostenere che quella notorietà non dovesse essere vissuta come una penalizzazione, definendola invece un «plusvalore». L’intenzione poteva essere rassicurante, ma il risultato è sembrato poco felice: il riconoscimento della persona rischiava di restare subordinato al legame con il calciatore.


La provocazione con Finardi si ritorce

Il passaggio più evidente è arrivato nella terza puntata, quando Matano ha giudicato l’esibizione di Eugenio Finardi con una parola molto dura: «un disastro». Un’espressione lontana dall’eleganza misurata con cui il conduttore è solito affrontare gli argomenti a La vita in diretta e probabilmente pensata per accendere il confronto.

Finardi ha reagito definendo a sua volta Matano un giudice disastroso. A quel punto il conduttore ha attenuato la posizione iniziale, dichiarandosi contento della risposta autentica dell’artista e ribadendo che avrebbe espresso con sincerità anche il proprio voto. La replica ha lasciato l’impressione di un professionista desideroso di animare lo spettacolo, ma non ancora pronto a sostenere fino in fondo il personaggio appena scelto.

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Il paragone con Selvaggia Lucarelli nasce proprio da qui. La giurata ha costruito nel tempo una cifra riconoscibile, spesso polemica, e possiede l’autorevolezza necessaria per reggere il contraddittorio. Matano sembra invece cercare quella stessa energia senza aver ancora definito i confini del proprio ruolo.


Dal telegiornale al sabato sera

Il passaggio a un registro più spettacolare non è una scelta insolita per chi arriva dal giornalismo televisivo. Prima di Matano, Piero Angela ha trasformato l’esperienza al telegiornale in una lunga carriera nella divulgazione, mentre Lilli Gruber ha creato con Otto e mezzo un formato fortemente personale. Anche Federica Sciarelli, dal Tg3, ha trovato la propria dimensione conducendo Chi l’ha visto?, così come Cristina Parodi ha conquistato il pubblico con il primo Verissimo.

Matano ha seguito una traiettoria simile, passando dall’approfondimento di Io sono innocente alla guida de La vita in diretta, oggi il programma pomeridiano più seguito della televisione italiana. In seguito, a Ballando con le Stelle, era entrato come commentatore e responsabile del tesoretto: un ruolo che puntava sulla sua autorevolezza per dare alla trasmissione un tono più istituzionale e distante dagli eccessi.

La trasformazione in giudice, però, richiede strumenti diversi. Nella prima puntata lo stesso Matano aveva spiegato di essere soddisfatto delle contestazioni del pubblico, perché dopo il precedente incarico poteva finalmente «dire quello che mi pare e sfogarmi». Le puntate successive hanno mostrato quanto sia difficile mantenere quella libertà senza scivolare in interventi contraddittori.

Non si tratta di stabilire che Matano non abbia le qualità per stare in uno spettacolo del genere. Il punto è che deve decidere quale presenza diventare: il giudice tagliente, il giornalista equilibrato o il personaggio capace di muoversi tra i due estremi. Finché questa scelta resterà incerta, le sue uscite rischieranno di risultare più rumorose che efficaci e di mettere in ombra proprio il lavoro nel quale, finora, ha dimostrato maggiore sicurezza.

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