Marocco, la premier sfida i conservatori: «Non sono un lampadario»
Dalla guida di Marrakech alla presidenza del governo, Fatima Ezzahra El Mansouri porta al centro del dibattito diritti, lavoro e riforma della famiglia.
Ridurre le disparità, creare nuovi posti di lavoro e rafforzare i servizi pubblici: sono questi alcuni dei punti principali del programma presentato da Fatima Ezzahra El Mansouri. L’esecutivo punta anche su scuola, sostegni alle famiglie, contrasto alla corruzione e revisione del sistema pensionistico.
Sul piano sociale, resta decisiva la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ancora frenata dalla difficoltà di ottenere impieghi stabili. Un altro dossier sensibile riguarda la Moudawana, il codice di famiglia marocchino, che disciplina separazioni, tutela dei minori e successioni.
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Un programma tra diritti e sviluppo
La riforma della Moudawana sarà uno dei banchi di prova più delicati per la nuova maggioranza. La normativa è ritenuta tra le più avanzate dell’area maghrebina e ha imposto limiti significativi alla poligamia, ma conserva disposizioni che possono creare svantaggi per le ragazze e per le donne.
El Mansouri non ha trasformato la parità di genere nell’unico asse della propria campagna elettorale. I suoi interventi pubblici, tuttavia, hanno già incrinato una rappresentazione tradizionale del ruolo femminile e indicano una direzione politica che dovrà essere verificata attraverso provvedimenti concreti.
Tra gli impegni più visibili figura anche la preparazione dei Mondiali di calcio del 2030, organizzati dal Marocco insieme a Spagna e Portogallo. Per il resto, molte delle promesse economiche e sociali restano affidate alla capacità del governo di trasformare gli annunci in risultati.
La frase che ha acceso Rabat
A rendere internazionale il nuovo corso politico è stato un confronto in Parlamento. Rivolgendosi ai banchi dell’opposizione dopo essere stata chiamata al maschile, la presidente del governo ha replicato: «Signora primo ministro, prego».
Poco dopo, davanti ai deputati del Partito della giustizia e dello sviluppo, formazione islamista moderata oggi all’opposizione, ha aggiunto: «Io non sono un lampadario, ma un cervello, una coscienza, delle convinzioni e una battaglia». Il filmato della seduta, diffuso sui social, ha trasformato lo scambio in uno dei momenti più discussi della politica marocchina.
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La sfida ai vecchi stereotipi
Il riferimento era a una dichiarazione del 2014, quando Abdelilah Benkirane, allora alla guida del governo e del Partito della giustizia e dello sviluppo, aveva descritto la donna come un elemento destinato a illuminare la casa. El Mansouri ha capovolto quella vecchia immagine proprio dal vertice dell’esecutivo.
Nel confronto parlamentare ha inoltre ricordato ai conservatori che l’identità islamica del Marocco non appartiene a una sola forza politica, ma fa parte della storia del Paese. La contrapposizione con il partito d’opposizione riguarda quindi non soltanto i diritti femminili, ma anche il modo di intendere istituzioni e società.
Dalla guida di Marrakech al governo
Nata a Ben Guerrir nel 1976, El Mansouri proviene da una famiglia della borghesia locale. Il padre, funzionario e diplomatico, le ha fornito un ambiente vicino alle istituzioni; lei ha poi intrapreso la professione forense prima di entrare stabilmente nella vita pubblica.
La sua carriera comprende due mandati da sindaca di Marrakech, incarico che le ha consentito di diventare la prima donna a guidare la celebre città. La politica l’ha portata quindi ai vertici nazionali con il Partito dell’autenticità e della modernità, formazione laica risultata la più votata alle elezioni parlamentari e divenuta il fulcro dell’attuale coalizione.
L’incarico rappresenta un primato storico: El Mansouri è la prima donna a guidare il governo del Marocco. La sua affermazione modifica così la geografia del potere nel Paese e apre una fase nella quale la portata simbolica della nomina dovrà misurarsi con occupazione, disuguaglianze e riforme ancora da approvare.
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