Majella, il richiamo che riporta a casa: tra sentieri e sapori
Dai ricordi d’infanzia alle escursioni, dai boschi alle tavole di montagna: il volto più autentico dell’Abruzzo ruota intorno alla Majella Madre.
A Roccaraso, dove si arriva da Rivisondoli anche camminando ma mettendo in conto una salita al rientro, Chichibio di Raffaele Trilli rappresenta una delle insegne storiche della zona. Il locale è legato a un’idea semplice di convivialità e propone i sapori netti della montagna abruzzese.
È anche attraverso luoghi come questo che la Majella continua a esercitare il suo richiamo. Non soltanto una cima o una destinazione, ma un punto a cui tornare per ritrovare gesti, profumi e ricordi che altrove sembrano essersi smarriti.
Dove la montagna diventa memoria
Per chi è cresciuto a Rivisondoli, il paesaggio non fa da semplice sfondo all’infanzia: ne è parte integrante. A circa 10 anni, sulle panchine di pietra del parco, bastavano alcuni amici, un piccolo mercatino improvvisato e le schede telefoniche da collezionare per riempire intere giornate. Si scambiavano con gli altri ragazzi oppure si cercavano nelle cabine ormai inutilizzate.
Quei giochi sono rimasti impressi anche grazie al luogo che li ospitava. Rivisondoli sorge a 1320 metri di quota, in provincia de L’Aquila, e conta poco più di 700 abitanti; il suo comprensorio sciistico è tra i più importanti dell’Italia centrale e richiama visitatori anche nei mesi estivi.
Il vento che rimette ordine
La Majella, all’interno del Parco Nazionale della Maiella, raggiunge i 2.793 metri con il Monte Amaro. Il massiccio calcareo raccoglie faggete, praterie d’altitudine, conche, cavità e valloni: un insieme di ambienti che spiega perché la montagna venga vissuta come una presenza, più che come un semplice elemento geografico.
L’etimologia del nome non è certa. Il richiamo a «Maia», presente nella storia e nei toponimi locali, ha favorito l’accostamento alla dea della mitologia classica. Da qui nasce anche l’immagine della Majella Madre, figura percepita dagli abruzzesi come femminile, protettiva e al tempo stesso austera.
Il vento che dal Monte Pratello scende verso Rivisondoli, dove sono stati messi per la prima volta gli sci, ha un effetto quasi fisico sulla memoria. Porta sentori di pino mugo, brace ormai fredda e fieno secco, ma soprattutto restituisce una misura più quieta alle giornate.
Sentieri, cavalli e transumanza
A settembre, quando l’aria si fa più pungente, torna alla mente il verso di Gabriele D’Annunzio: «Settembre, andiamo. È tempo di migrare». La stagione richiama la transumanza, con i pastori in movimento dai pascoli alti verso il mare lungo i tratturi; nei pianori restano l’eco degli animali, dei passi e di una solitudine antica.
Quella stessa atmosfera si ritrova sulle strade del Monte Porrara, uno dei percorsi prediletti, oppure in bicicletta verso il Valico della Forchetta, passando davanti alla stazione di Palena. Qui, accanto ai binari, una famiglia di cani da pastore abruzzesi riposa spesso come se facesse parte del paesaggio.
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Il rapporto con il territorio può assumere anche un ritmo più lento. Dal maneggio Equisef, alle porte del Bosco di Sant’Antonio, si entra a cavallo in una faggeta secolare. Il passo degli animali sul tappeto di foglie e la luce filtrata dagli alberi trasformano l’escursione in un’esperienza raccolta, quasi fuori dal tempo.
A tavola parla il territorio
Sulla Majella il cibo nasce dalla stessa cultura dei pascoli e dei tratturi. I piccoli produttori trasformano il latte in caciocavallo, pecorini abruzzesi a latte crudo, scamorze, fior di latte e ricotte ancora calde. Tra gli artigiani citati ci sono Aldo Trozzi, Andrea Spica e Michele Forcella, ciascuno legato a una diversa espressione della tradizione casearia locale.
A Rivisondoli, il Bistrot Rizziero è indicato come un approdo familiare per chi cerca una cucina costruita su ingredienti del posto. Grano, lenticchie, patate, carni e salumi provengono in gran parte dai terreni vicini al ristorante, gestito da Giuseppe e Patricia, lui originario del paese e lei cuoca di Grenoble con radici rivisondolesi.
L’incontro con il locale avvenne dopo una pedalata da Pizzoferrato, quando una sosta portò alla scoperta di un dolce originario di Saint-Tropez. Oggi anche i due figli collaborano nell’attività; in sala c’è Riccardo Ferrara, giovane esperto di vini e prossimo studente di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.
I borghi custodiscono i sapori
A Pescocostanzo, raggiungibile da Rivisondoli lungo un percorso pedonale di circa due chilometri, La Corniola propone una lettura raffinata ma rispettosa dei prodotti d’altopiano. Lucia e Concezio Gizzi lavorano in cucina, mentre Barbara Di Geronimo accoglie gli ospiti in sala.
Il nome del ristorante rimanda alla corniola, la pietra preziosa che un tempo caratterizzava gli anelli nuziali del borgo. Barbara ne porta una al dito e accompagna questa simbologia dentro una proposta gastronomica legata alla storia locale.
La montagna, dunque, si lascia attraversare a piedi, in bicicletta o a cavallo, ma anche riconoscere nei formaggi, nei salumi e nelle ricette condivise. Quando l’estate finisce e arriva il momento di ripartire verso Milano, Rivisondoli resta il luogo in cui l’infanzia, il silenzio e il paesaggio tornano a coincidere.
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