Levante e il nodo dell’amore: «Mi autosaboto, ora so perché
Nel nuovo disco la cantautrice affronta l’assenza del padre, la paura della perdita e il percorso terapeutico che l’ha aiutata a vivere diversamente le relazioni.
Per anni Levante ha cercato di capire perché le sue relazioni arrivassero sempre allo stesso punto, fino a interrompersi. La risposta, maturata attraverso diverse forme di terapia e un lungo lavoro personale, l’ha riportata all’infanzia e alla morte del padre, scomparso nel 1996 quando lei aveva nove anni.
Da questa ricerca è nata “Abissale”, il brano che chiude “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, album in uscita il 9 ottobre. Nel disco Claudia Lagona racconta il timore di perdere chi ama, il bisogno di creare distanza e la scelta, oggi, di prendersi cura di sé anche con l’aiuto di uno psichiatra.
Il passato dietro il sabotaggio
La cantautrice spiega di avere cambiato domanda: non cerca più una definizione dell’amore, ma vuole capire perché fosse lei stessa a portarlo verso il fallimento. «In amore sono un disastro», ammette, dopo aver investito tempo, denaro e molte energie in un percorso ancora aperto.
A suo giudizio, il punto di partenza è stato il padre, idealizzato proprio perché morto prematuramente. Levante lo descrive come un uomo severo e imprevedibile: in casa poteva essere spiritoso, affettuoso e capace di far ridere tutti, ma una piccola contrarietà rischiava di trasformarsi in una tragedia. Lei, la più giovane dei figli, aveva imparato presto a non creare problemi.
Dopo la morte del padre, la madre si ritrovò a 38 anni con quattro figli. Mentre gli altri erano già adolescenti o giovani adulti, Claudia divenne quella che “ce la faceva” e cercò di essere autonoma molto prima del tempo. Racconta di avere finito per occuparsi anche della madre, almeno sul piano emotivo, fino al trasferimento da Palagonia a Torino, vissuto come la possibilità di ricominciare.
La terapia le ha permesso di guardare il genitore senza più trasformarlo in una figura intoccabile. Una professionista ha ipotizzato in lui alcuni tratti compatibili con il disturbo borderline; Levante precisa di riconoscere in sé soltanto alcune caratteristiche e di aver convissuto a lungo con una rabbia rivolta soprattutto contro la vita.
La coppia come nuova prova
Secondo una terapeuta, la cantautrice non riusciva a sentirsi libera di amare perché il suo legame più importante era stato interrotto dalla morte. Da qui sarebbe nato il meccanismo che lei descrive come un “omicidio” simbolico dell’amore: allontanarsi, distrarsi, smettere di guardare l’altro e costruire una distanza sufficiente a rendere meno dolorosa la separazione.
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Con Pietro Palumbo, compagno e padre della figlia Alma, ha scelto però una strada diversa. I due stanno insieme dal luglio 2019 e hanno iniziato una terapia di coppia, decisione che Levante considera possibile perché la relazione merita di essere protetta. Lui, racconta, le ha insegnato a rallentare, a pesare le parole e a distinguere la vicinanza dall’obbligo di condividere ogni momento.
Il loro incontro è avvenuto quasi per caso, durante una cena a Milano alla quale lei era arrivata come accompagnatrice di un amico. Dopo quella serata, Palumbo partì per un mese in Perù e Levante lo attese al ritorno a Malpensa con una torta di mele. Il rapporto le ha mostrato un’idea più adulta del legame: sapere che l’altro sta bene senza doverlo controllare continuamente.
Nel brano “Abissale” sostiene inoltre che l’amore non debba essere conquistato ogni giorno attraverso prove e dimostrazioni. La metafora che usa è quella di una capanna a forma di cuore: anche quando ci si allontana, dovrebbe restare uguale al momento del ritorno. È un principio che vorrebbe trasmettere anche ad Alma, arrivata in modo inatteso ma vissuta come una presenza destinata a unirsi proprio a lei e Palumbo.
Cura personale senza vergogna
Il percorso di Levante comprende una psicoterapeuta, uno psichiatra di orientamento junghiano, una guida motivazionale, la terapia di coppia e altre esperienze che lei stessa racconta con ironia. Durante una meditazione guidata ha persino immaginato di parlare con il padre, tornato così al centro di una riflessione che per decenni aveva affidato alle canzoni, ai libri e alle interviste.
La cantautrice dice di assumere psicofarmaci e di volerlo dichiarare apertamente, perché il pregiudizio verso la salute mentale non è scomparso. A suo avviso, chi si rivolge a uno psichiatra viene ancora considerato automaticamente “pazzo”, mentre chiedere aiuto dovrebbe rientrare nella normale cura della propria persona.
Il malessere più intenso è arrivato dopo la nascita di Alma. Durante la gravidanza aveva interrotto la terapia perché si sentiva bene, ma il racconto disponibile si interrompe proprio nel momento in cui comincia a descrivere ciò che è accaduto dopo il parto.
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