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Lifestyle 4 min di lettura2 ore fa

La voce contro il tempo: il racconto più intimo di Massimo Ranieri

Dalla casa affollata nel cuore di Napoli ai grandi palcoscenici, l’artista ripercorre povertà, sacrifici e svolte decisive mentre presenta Il giorno prima

Con Il giorno prima, Massimo Ranieri torna sulle tracce della propria storia e sul modo in cui gli anni trasformano il corpo, la memoria e il lavoro di un artista. Il brano contiene un viaggio a ritroso, fino a un’epoca in cui la musica non era ancora entrata nella sua vita.

«Il problema del tempo è come reagisci al suo scorrere», osserva Ranieri. Oggi ammette di avvertire maggiormente la fatica quotidiana, mentre la mente continua a muoversi con una vitalità diversa da quella del corpo.


Tra teatro, musica e nuove partenze

La canzone arriva dopo una carriera attraversata da continue svolte. Nel 1975 Ranieri si allontanò dalla musica perché sentiva di non riuscire più a contenerla nella propria vita: «Stavo male. Mi sembrava che la musica mi stesse stretta».

Il teatro divenne così il centro di una nuova fase. Lavorò con Giuseppe Patroni Griffi e Giorgio Strehler, entrando in un ambiente che gli permise di recuperare anche quella dimensione di studio interrotta durante l’infanzia. Pur avendo frequentato la scuola soltanto fino alla quinta elementare, racconta di essersi appassionato a Cechov.

Nel 1988 il ritorno alla canzone coincise con la vittoria al Festival di Sanremo grazie a Perdere l’amore. Anche dopo quel successo, però, scelse di non lasciare il palcoscenico teatrale: rinunciò a una tournée da un miliardo e preferì continuare a recitare.


La casa dove tutto è cominciato

Prima dei riconoscimenti, c’era la vita in via del Pallonetto 41, nel cuore della Napoli degli anni Cinquanta. Ranieri ogni tanto passa davanti a quell’edificio per vedere i cambiamenti, ma non è mai riuscito a varcarne di nuovo la soglia.

L’abitazione si trovava all’ultimo piano e si raggiungeva percorrendo un passaggio privo di luce. In quella casa vivevano otto persone, i genitori e sei figli, raccolte in un unico ambiente; c’erano inoltre un servizio igienico e una bagnarola, dove la madre lavava il bambino nel corridoio del condominio.

Il padre lavorava all’Italsider: usciva quando era ancora presto e rientrava la sera. Lo stipendio non bastava per le necessità della famiglia. Un melone acquistato una volta al mese diventava un’occasione speciale, mentre per il pane e l’olio si facevano calcoli continui.


La scuola lasciata per necessità

Ranieri avrebbe voluto proseguire gli studi e anche il padre era favorevole. A imporsi fu però la necessità di portare un’entrata in casa: la madre ritenne che il figlio dovesse cominciare subito a lavorare. La scuola si concluse, di fatto, dopo la quinta elementare.

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L’artista riconosce che quella scelta avrebbe potuto condurlo verso una vita molto diversa, forse con un diploma e un impiego pubblico. Invece, nel corso degli anni, avrebbe cantato e recitato migliaia di volte davanti a un pubblico diventato immenso.

Da piccolo immaginava un futuro sul ring. Insieme al padre ascoltava alla radio le cronache degli incontri americani e seguiva le imprese di Benvenuti. Il destino, tuttavia, lo portò verso le feste di battesimo, cresima e matrimonio, dove cominciò a farsi notare per le sue doti vocali.


Il primo contratto a dodici anni

L’occasione decisiva arrivò mentre lavorava in un bar. Un parrucchiere gli chiese di esibirsi davanti a Mara Del Rio, cliente del negozio. Ranieri cantò Sei nata per me di Celentano, che allora considerava il proprio idolo, e ricevette cento lire; la donna promise di parlarne al marito.

Poco tempo dopo affrontò il primo provino, quando aveva dodici anni o forse non li aveva ancora compiuti. Il contratto portò in casa 200 mila lire, una somma enorme per la famiglia: il padre ebbe un mancamento, poi tenne le banconote strette in tasca per tutto il viaggio di ritorno, temendo che qualcuno potesse sottrarle.

La madre non approvava quella strada, mentre il padre continuava a sostenerlo con discrezione. Ogni 23 giorni gli consegnava duecento lire, chiedendogli di non rivelarlo alla moglie. In quella fase il giovane artista si presentava come Gianni Rock.


Dal successo alla voce del riscatto

Arrivarono le feste nelle piazze, i primi dischi e la televisione. A quindici anni partecipò a Canzonissima, poi vinse il Cantagiro nella categoria dei giovani. Nel 1968 approdò a Sanremo; il successo più grande arrivò l’anno seguente con Rose rosse, che superò il milione di copie vendute.

Mauro Bolognini lo notò durante una serata del Cantagiro e lo scelse per Metello, nonostante avesse già valutato attori come Alain Delon e Jean-Paul Belmondo. Molti ritenevano che un cantante non avrebbe attirato il pubblico cinematografico, ma il regista insistette e Ranieri iniziò una seconda carriera, quella della recitazione.

Il suo primo sogno era stato il pugilato, ma fu il canto a offrirgli un’altra possibilità. Guardando alla propria vicenda, Ranieri definisce quella capacità un dono e «l’arma del mio riscatto»: una voce nata in una casa povera e arrivata, nel tempo, davanti a milioni di persone.

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