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Lifestyle 2 min di lettura5 ore fa

La fretta non ti rende migliore: il gesto che riporta alla calma

Rallentare può far emergere il senso di colpa, ma ascoltare il corpo aiuta a restare nel presente senza trasformare anche la pausa in un dovere.

Ritagliarsi una pausa non significa sempre riuscire davvero a fermarsi. Anche quando ci sediamo, la mente può continuare a correre tra impegni lasciati in sospeso, messaggi a cui rispondere e obiettivi ancora da raggiungere. Così quei pochi minuti di quiete finiscono per sembrare tempo sprecato.

Eppure il disagio che compare quando rallentiamo non deve diventare un comando da seguire. Può essere osservato, riconosciuto e lasciato passare, mentre il corpo rimane ancorato a ciò che sta accadendo in quel momento.


Il corpo sa dove riportarci

Durante il periodo trascorso come monaco della tradizione theravāda nella foresta di Habarana, in Sri Lanka, l’autore iniziava la giornata prima dell’alba con la meditazione camminata. Nel silenzio interrotto dai versi degli animali, seguiva una sequenza elementare: sollevare un piede, spostarlo in avanti e appoggiarlo al suolo, prima di ripetere il movimento con l’altro.

La mente tendeva ad anticipare il passo successivo o a spostarsi altrove, mentre il corpo restava legato all’azione presente. Quell’esperienza gli ha mostrato come anche un gesto ordinario possa diventare un punto di contatto con il momento vissuto, senza la necessità di fare altro.


Una pausa senza sensi di colpa

Nella vita quotidiana, concedersi lentezza può sembrare difficile perché ci percepiamo continuamente in debito: nei confronti del lavoro, delle persone vicine e persino dell’immagine di ciò che vorremmo diventare. La colpa, però, può essere accolta come una sensazione da ascoltare, non come una regola che impone di rialzarsi subito.

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Un esercizio semplice può iniziare prima di rispondere a un messaggio. Basta appoggiare entrambi i piedi a terra, percepire il peso delle mani, accompagnare il respiro fino in fondo e soltanto dopo decidere quale azione compiere. Non serve ricreare la foresta di Habarana: la stessa attenzione può trovare spazio nell’intervallo tra un gesto e quello successivo.


Tornare al presente un passo alla volta

La pratica descritta nel libro «Risveglia la tua mente» nasce dalla meditazione, ma può essere trasferita nelle attività di ogni giorno. Camminare, respirare o restare immobili diventano occasioni per accorgersi di ciò che accade dentro di noi, senza giudicare immediatamente la spinta a essere produttivi.

Rallentare non vuol dire rinunciare alle responsabilità. Significa interrompere per qualche istante l’automatismo della fretta e verificare dove siamo, prima di lasciarci trascinare dal compito successivo.

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